Mentre mi accingo a scrivere queste note sul vuoto che la sua morte ha lasciato in tutti gli amici, io che della sua vicinanza spirituale sono stato onorato per tutta la vita, sento che mi ven- gono incontro fatti, ricordi e sentimenti che il tempo non potrà mai cancellare. Per prima cosa ho memoria di quella nostra lunga battaglia a difesa dei pensionati, del valore delle pensioni che si stava - come ancor oggi - degradando.

Ricordo gli articoli che firmavamo insieme su la Stampa. Ricordo quanto spesso ci trovavamo insieme a Roma per cer- care di convincere il vertice politico (era Berlusconi) della utili- tà di certi provvedimenti a favore dei lavoratori a riposo. Egli era sempre favorevole a battersi per i ceti deboli della società, era molto sensibile alle loro esigenze, poiché da vero liberale non era affatto un conservatore. Quanto devono essere stati amari gli ultimi anni lontano dalla politica, che egli amava molto e che ha dovuto abbandonare, e non certo per colpa sua, come vedremo più appresso, e da qualche tempo funestato da una disgrazia familiare, la perdita del figlio Carlo. Non soltanto un lutto irreparabile ma soprattutto una cosa anomala, la pre- morte del figlio che amava.