Le regole della Vigilanza bancaria europea, che portano alla morte delle banche e non al loro sviluppo, valgono soltanto per noi e non per i veri padroni della artificiosa costruzione senza ideali e senza forza che ogni giorno rivela le sue crepe e le sue deficienze


Avevamo accolto con molto favore la nomina dell’italiano Andrea Enria a capo della Vigilanza Bancaria Europea, al posto della filotedesca Danièle Nouy che tanti guai aveva provocato alle banche italiane, da noi puntualmente contestati in questa rubrica, applicando politiche di controllo rigidissime nella valutazione dei crediti in portafoglio che i nostri istituti di credito sono stati costretti a svendere, cause primarie delle difficoltà che li hanno travagliati. Ebbene, abbiamo scoperto il 31 gennaio u.s. in una intervista televisiva concessa al canale SKY dall’Enria che le sue idee ed i suoi propositi sono molto simili a quelli della citata signora Nouy. I concetti che sono passati nella intervista, punteggiati dalla ilare stupefazione del conducente che officiava lo strano rito ma, evidentemente non conosceva tanto a fondo la tematica, sono i seguenti, tutti estremamente sfavorevoli al nostro Paese: a - Il bail in, cioè la regola che fa pagare ai risparmiatori, azionisti o obbligazionisti subordinati i debiti delle banche in difficoltà, è giusta e deve essere mantenuta. Sostanzialmente sono essi che devono pagare il costo dei disastri bancari. b - Non vi sarebbero parzialità a favore delle banche tedesche nei confronti di quelle di altri Paesi. Questo - ha detto ancora Enria - nonostante che i fatti recenti abbiano dimostrato esattamente il contrario. Evidentemente egli ha «dimenticato» il salvataggio della Nord Lb da parte di enti pubblici territoriali quali sono i Länder, che gestiscono soldi che si originano nelle imposte pagate dai contribuenti tedeschi e perciò, anche in quel caso, come in tanti altri che riguardano la Germania, vi è stato un apporto di danaro pubblico che alle banche italiane non viene consentito perché l’unico caso di salvataggio parziale attuato con fondi pubblici è stato quello del Monte dei Paschi di Siena perché il Tesoro italiano deteneva una quota di partecipazione frutto del pagamento degli interessi dovuti ad esso dalla banca. Il fatto che egli abbia difeso la posizione tedesca è un fatto emblematico dello strapotere della Germania a Bruxelles e della eccessiva influenza sulle istituzioni europee che ormai si manifesta sempre di più, costituendo una anomalia palese, la dice lunga sulle sue intenzioni e sulla sua disposizione d’animo, ancora una volta pronta ad accettare i 2 pesi e 2 misure allineandosi anche alla posizione di Margaretha Vestager . Insomma egli accetta una situazione di condizionamento e di subordinazione sulla quale lo stesso nostro governo ha incredibilmente taciuto.