Negli ultimi mesi le notizie negative per l’economia ita- liana e, di conseguenza, per tutti noi, si sono succedute senza sosta nella olimpica indifferenza di chi si trova a ge- stire le leve di comando senza neppure sapere come.

Il drammatico calo della produzione industriale e degli or- dini di acquisto alle imprese, la diminuzione degli investimen- ti, il balbettante andamento dei consumi combinato ad una grave crisi di liquidità, il blocco delle contrattazioni immobi- liari e non ultima la prospettiva che pesa come un macigno dell’aumento dell’Iva qualora non si trovino almeno 12 miliar- di nel 2019 (dove? Ovviamente attraverso nuove imposte?!) per «compensarlo», tutto ciò grava sull’avvenire delle classi medie - che noi rappresentiamo e difendiamo - già pauperizza- te dalle crisi bancarie e dalla stretta creditizia che le banche italiane stanno impietosamente applicando negando soldi alle piccole e medie imprese e a tutti i clienti privati in generale, per cui essi sono stati costretti a prelevare fondi propri deposi- tati presso gli istituti stessi per più di 20 miliardi di euro.

A queste negatività si aggiunga l’aumento delle impo- ste cui bisogna aggiungere la minaccia rappresentata dalla libertà data normativamente agli enti locali di aumentare il loro prelievo ad libitum e la diminuzione delle pensioni superiori a € 1700 al mese considerate «ricche».