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UNA IMPORTANTE SENTENZA

UNA IMPORTANTE SENTENZA DELLA III SEZIONE CENTRALE D’APPELLO DELLA CORTE DEI CONTI IN MATERIA DI I.I.S. SU DOPPIA PENSIONE STATALE



Siamo veramente lieti di presentare ai nostri Amici e lettori la sentenza 185/2009 della III^ Sezione Centrale d’Appello della Corte dei Conti (come noto le Sezioni Centrali d’Appello sono la Cassazione dell’Organo Giurisdizionale de quo).

Trattasi di una importante decisione (che respinge l’appello del Ministero dell’Economia e delle Finanze) dovuta al Collegio presieduto da Francesco Pezzella, Copresidente della Sezione, Relatore Salvatore Nicolella, componenti Capone, Calamaro, Rozera.

I principi giuridici sostenuti nella decisione in rassegna sono di estrema importanza per i pensionati in materia di doppia I.I.S.. Siamo critici solo per un punto: la ingiusta sottovalutazione del dispositivo (soprattutto il n. 3) della sentenza 1/2009 Q.M. delle Sezioni Riunite (pres. Bencivenga, Rel. Parente).

Ringraziamo il Collegio ed anche il nuovo Presidente della Sezione Ignazio de Marco a nome dei Pensionati.

 

 

 

 

REPUBBLICA ITALIANA 185/09

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE DEI CONTI

Sezione terza giurisdizionale centrale d’appello

composta dai magistrati:

dott. Francesco Pezzella Presidente

dott. Giorgio Capone Consigliere

dott. Luciano Calamaro Consigliere

dott. Amedeo Rozera Consigliere

dott. Salvatore Nicolella Consigliere relatore

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio d’appello iscritto al n° 27339 del registro di segreteria, pro- mosso dal Ministero dell’economia e delle finanze, in persona del Mi­nistro pro tempore [rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato], contro il sig. Vincenzo Marchio [rap­presentato e difeso dagli avv.ti Daniele Oliviero e Antonio Salvia], av­verso la sen­tenza della Se­zione giu­risdizionale per la regione Calabria 25 luglio 2005 n° 844/2005.

Visti tutti gli atti di causa.

Udito nel pubblico dibattimento del 27 marzo 2009, con l’assi- stenza del segretario sig.ra Gerarda Calabrese, il relatore consigliere Sal­vatore Nicolella.

Ritenuto in

FATTO

Con la sentenza in epigrafe la Sezione giurisdizionale per la regione Calabria, in accoglimento di un ricorso proposto dal sig. Vin­cenzo Marchio, ha riconosciuto il diritto del medesimo, nei limiti della prescrizione quinquennale, all’indennità integrativa speciale in misura intera e alla 13^ mensilità [salvo quanto eventualmente fruito per inte- grazione al “minimo Inps” o per altro titolo] sul trattamento pensionisti- co “tabellare” percepito in co­stanza di opera retribuita e, dal giugno 2002, contestualmente a pen­sione ordinaria; nonché agli interessi le- gali e alla rivalutazione monetaria, calcolati nel senso precisato dalle Sezioni riunite nella decisione 18 ottobre 2002 n° 10/2002/QM.

Avverso la pronuncia ha interposto appello Ministero dell’eco- nomia e delle finanze, in persona del Ministro pro tempore [rappresen- tato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato], chie­dendone l’an- nullamento previa sospensione degli effetti.

Dalla motivazione dell’impugnativa si deduce che l’appellante ha inteso censurare la statuizione relativa all’affermazione del diritto all’indennità integrativa speciale e limitatamente al periodo in cui il sig. Marchio risulta titolare di duplice trattamento pensionistico.

L’appellato si è costituito in giudizio col patrocinio degli avv.ti Daniele Oliviero e Antonio Salvia, chiedendo il rigetto del gravame.

Con ordinanza 1 ottobre 2007 n° O182/07 la Sezione ha re­spinto l’istanza cautelare.

Con memoria depositata il 27 febbraio 2009 i difensori dell’ap- pellato hanno sottolineato che il loro assistito è stato collocato a ripo- so dal giugno 2002 e che il relativo trattamento di quiescenza è stato calcolato mediante “conglobamento” del beneficio di cui si discute, con la conse­guenza che nello specifico non si pone più il problema del divieto di cumulo in­vocato ex adverso.

Pertanto hanno chiesto che, nel respingere il gravame, la Cor- te condanni l’appellante a rifondere le spese, trattandosi di lite temera- ria.

Alla pubblica udienza del 27 marzo 2009 il giudizio è passato in decisione.

Considerato in

DIRITTO

Premette il Collegio che le Sezioni Riunite di questa Corte, con sentenza 26 febbraio 2009 n° 1/2009/QM, hanno rivisitato e defi- nito il tema del divieto di cumulo dell’indennità integrativa speciale con riferimento alla posizione dei titolari di due pensioni decorrenti entram- be da data anteriore al 1 gennaio 1995, pervenendo alla conclusione della permanenza nell’ordinamento del divieto stesso, pur se con l’at- tenuazione dell’obbligo dell’integrazione al cosiddetto “minimo Inps”.

L’orientamento è condiviso da questa Sezione, che peraltro, riesaminando autonomamente la questione a seguito dell’ordinanza 14/24 aprile 2008 n° 119 della Corte costituzionale, si era già espres- sa in precedenza nel medesimo senso.

Nella presente fattispecie, però, uno dei due trattamenti pen- sionistici è successivo al 1 gennaio 1995 e, cioè, alla data di entrata in vigore della legge 23 dicembre 1994 n° 724, il cui articolo 15, al com- ma 3, ha incluso l’indennità integrativa speciale nella base pensiona- bile, con ciò trasformandola da assegno esterno e accessorio in com- ponente della retribuzione assoggettabile a contribuzione.

Si versa, quindi, in ipotesi diversa da quella decisa dalle Se- zioni riunite, ipotesi rispetto alla quale si pone la specifica esigenza di esaminare se l’intervenuta “trasformazione” abbia o meno abolito il di- vieto di cumulo cui all’art 99 [comma 2] dPR n° 1092 del 29 dicembre 1973.

Va subito detto che sul punto [cfr. Sezione giurisdizionale per la regione Sicilia, 20 feb­braio 2009 n° 489] è stato affermato che la nuova disciplina ha comportato il superamento del divieto in questione [il che ha indotto la Sezione giurisdizionale per la regione Toscana a i- potizzare una di­sparità di trattamento rispetto alla posizione dei per- cettori di più trattamenti pensionistici ante legge 23 dicembre 1994 n° 724, facendone oggetto di un’apposita questione di legittimità per vio- lazione dell’art. 3 Costitu­zione, formalizzata con ordinanza n° 49 del 3 aprile 2009].

Nella stessa direzione si era del resto mosso inizialmente il Mistero del tesoro - Direzione generale dei servizi periferici, che con circolare 26 luglio 1995 n° 638 [recepita dall’Inpdap nella nota 11 mar- zo 2004 n° 972] si era così espresso:

“… secondo l'introdotto nuovo criterio di determinazione, le pensioni del settore pubblico sono costituite da un unico importo, nel quale non è più distinguibile quello dell'indennità integrativa speciale. Ne consegue che, alla stregua delle pensioni calcolate con analogo criterio in altri regimi previdenziali, le stesse sono interamente cumu­labili con altro trattamento concesso anteriormente all’entrata in vigore della norma sopra citata, sul quale va quindi attribuita o conservata la predetta indennità”.

Ciò non pertanto, il problema merita un’ulteriore analisi, stante che non sono mancati dubbi sia sull’effettiva scomparsa, a opera del- l’art. 15 [comma 3] legge 23 dicembre 1994 n° 724, dell’autonomia dell’indennità in parola; sia, di conseguenza, sulla reale incompatibilità dell’intervenuto “conglobamento” con il divieto di cumulo.

Dubbi che sono stati espressi dalla giurisprudenza di questa stessa Sezione [cfr. sentenza 1 settembre 2008 n° 262], laddove si è posto evidenza, sia pure incidenter tantum, che l'art. 19 legge 21 di- cembre 1978 n° 843 [inteso a stabilire che “la quota aggiuntiva di cui al terzo comma dell'art. 10 della legge 3 giu­gno 1975, n. 160, l'incre- mento del­l'indennità integrativa speciale di cui all'art. 1 della legge 31 luglio 1975, n. 364, o altro analogo trattamento collegato con le varia- zioni del costo della vita, sono dovuti una sola volta” ] sancisce un ef- fetto preclusivo anche nei confronti dei titolari di più pensioni a carico dell'assicurazione generale obbligatoria per l'in­validità, la vec­chiaia e i superstiti [cfr. Corte di cassazione, Sezione lavoro, 19 febbraio 2007 n° 3778] e, quindi, pure nel comparto pri­vato, per il quale [cfr. Corte costituzionale, sentenza 12/28 marzo 2008 n° 74] da epoca risalente opera il principio di onnicomprensività della retribuzione pensionabile.

Motivo di approfondimento, del resto, si ricava altresì dal tra- vaglio interpretativo che ha riguardato altre questioni anch’esse incise, come il divieto di cumulo, dalla trasformazione dell’indennità de qua in voce retributiva da includere nella base pensionabile, tra cui il tema concernente la possibilità di valorizzare pure la medesima ai fini della maggiorazione del 18% di cui agli artt. 15 e 16 legge 29 aprile 1976 n° 177, nonché l’altro relativo alla sua spettanza al personale ci­vile e mili- tare all’estero.

Orbene, è utile innanzitutto ricordare che quanto disposto dal comma 3 dell’art. 15 legge 23 dicembre 1994 n° 724 è stato precedu- to da un parziale conglobamento operato dal dPR 17 settembre 1987 n° 494, che all’art. 15 [poi esteso al personale non contrattualizzato dall’art. 1 decreto legge 27 dicembre 1989 n° 413, convertito in legge 28 febbraio 1990 n° 37], nell’integrare il dPR 8 maggio 1987 n° 266, ha così disposto:

“Con decorrenza dal 30 giugno 1988 verrà conglobata nello stipen­dio iniziale del livello in godimento alla stessa data una quota di in­dennità integrativa speciale pari a £. 1.081.000 annue lorde.

Con la medesima decorrenza la misura dell'indennità inte­gra- tiva speciale spettante al personale in servizio è ridotta di £. 1.081.000 annue lorde”.

Va detto che già rispetto a questa normativa, in cui si parlava espressamente di conglobamento nello stipendio, non erano mancati dubbi in ordine alla completa perdita di autonomia della quota conglo­bata, tant’è che prima la giurisprudenza e poi una norma di interpreta­zione autentica avevano escluso che la quota medesima potesse es­sere valorizzata ai fini della maggiorazione del 40% prevista per i do­centi universitari a tempo pieno nell’art. 36 del dPR 11 luglio 1980 n° 382 [cfr. Consiglio di Stato, Adunanza plenaria, 25 ottobre 2002 n° 7; art. 23, comma 2, legge 28 dicembre 2001 n° 448].

Ciò posto, però, non si può non notare come ben diversa sia la tec­nica normativa utilizzata nel ripetuto art. 15 [comma 3] legge 23 dicembre 1994 n° 724, il quale è stato così formulato:

“In attesa dell'armonizzazione delle basi contributive e pen­sio­nabili previste dalle diverse gestioni obbligatorie dei settori pubblico e privato, con decorrenza dal 1° gennaio 1995, per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche …, la pensione spettante viene de­terminata sulla base degli elementi retributivi assoggettati a contribu­zione, ivi compresa l'indennità integrativa speciale, ovvero l'indennità di contin­genza, ovvero l'assegno per il costo della vita spettante”.

Questo particolare dettato, nel quale non si parla né di “con- globamento” né tantomeno di “conglobamento nello stipendio”, bensì di in­clusione nella base pensionabile di tutti gli elementi retributivi sog- getti a contribuzione ivi compresa l’indennità integrativa spe­ciale, ha determinato il travaglio interpretativo sopra accennato, incentrato sul tema della conservazione [o meno] dell’autonomia dell’indennità stes- sa, rispetto al quale si è giunti a soluzioni non univoche:

<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->per quanto concerne la possibilità di valorizzarla anche ai fini della maggiorazione del 18%, di cui agli artt. 15 e 16 legge 29 aprile 1976 n° 177, allo stato è prevalsa la soluzione ne­gativa, fondata sul rilievo che in base all’art. 15 [commi 1 e 3] legge n° 724 del 1994, ritenuto non derogabile da norme contrattuali, l'in­dennità integrativa speciale, anche se pensionabile, non può conside­rarsi elemento essenziale e costitutivo dello stipendio strettamente inteso, ma sol- tanto parte della retribuzione pensionabile nel suo complesso [Se- zione centrale di controllo 24 marzo 2004 n° 2, Sezione giurisdizio- nale per la Campania 13 luglio 2007 n° 1739, Sezione giurisdizio- nale per la Lombardia 28 maggio 2008 n° 337, Sezione giurisdizio- nale per il Friuli Venezia Giulia 2 luglio 2008 n° 309, Sezione giu­ri- sdizionale per la Puglia 24 ottobre 2008 n° 802; contra: Sezione giurisdizionale per la Mar­che 3 novembre 2008 n° 380];

<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->per quanto concerne, invece, la sua spettanza al per­sonale civile e militare all’estero, è prevalsa, sempre allo stato, la so­luzione positi- va, fondata sulla riconosciuta incidenza di disposizioni contrattuali che, diversamente dall’art. 15 [comma 3] legge n° 724 del 1994, hanno disposto espressamente il conglobamento dell'in­dennità in- tegrativa speciale nello stipendio o, addirittura, non ne hanno fatto più men­zione ritenendola definitivamente assorbita [Tribunale di Roma - Se­zione lavoro, 22 luglio 2008 n° 13424].

Tutto ciò premesso, il Collegio ritiene di dover aderire, quanto al divieto di cumulo che interessa in questa sede, all’orientamento già richiamato che lo considera superato per effetto dell’art. 15 legge 23 dicembre 1994 n° 724.

Ciò, però, non tanto in ragione di una sopravvenuta perdita di autonomia dell’indennità integrativa speciale e di un conseguente ef- fetto di “conglobamento”, quanto in considerazione dello specifico da- to normativo emergente dal comma 5 della norma in parola, il quale, laddove prevede che le “disposizioni relative alla corresponsione della indennità integrativa speciale sui trattamenti di pensione previste dal­l'art. 2 della legge 27 maggio 1959, n. 324 e successive modifica­zioni ed integrazioni, sono applicabili limitatamente alle pensioni di­rette li- quidate fino al 31 dicembre 1994 e alle pensioni di reversibilità ad es- se riferite”, implicitamente esclude che anche la parte di detta discipli- na concernente il divieto di cumulo sia applicabile ai trattamenti aventi decorrenza dal 1 gennaio 1995.

Si intende, cioè, affermare che l’armonizzazione tra i sistemi pensionistici pubblico e privato introdotta in via provvisoria con l’art. 15 [comma 3] legge 23 dicembre 1994 n° 724, poi resa definitiva con l’art. 2 legge 8 agosto 1995 n° 335, ha comportato il computo dell’in- dennità integrativa speciale nella base pensionabile ai fini del calcolo dei trattamenti pensionistici decorrenti dal 1 gennaio 1995, con sottra- zione degli stessi [ai sensi del successivo comma 5] alle “disposizioni relative alla corresponsione” recate dal­l'art. 2 legge 27 maggio 1959 n° 324 e successive modifica­zioni e integrazioni, quindi:

<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->sia per la parte in cui quest’ultima norma regola le modalità di at- tribuzione dell’indennità in parola, con la conseguenza che i pensio- nati post 1 gennaio 1995 non possono rivendicare la corresponsio- ne di un separato importo per tale titolo, invocando al riguardo la perdita dell’autonomia di quello ormai “conglobato” ;

<!--[if !supportLists]-->· <!--[endif]-->sia per la parte in cui la stessa ne vieta il riconoscimento su duplice trattamento di quiescenza [“L'indennità integrativa speciale compe- te ad un solo titolo, con opzione per la misura più favorevole, ai tito- lari di più pensioni od assegni ordinari” ], con la conseguenza che per i pensionati de quibus non si pone più, sotto il preliminare pro- filo della normativa applicabile, una questione di cumulo dell’inden- nità pagata su un diverso ulteriore trattamento avente decorrenza anteriore al 1 gennaio 1995.

Risulta cioè indifferente, al fine che ne occupa, il tema del “conglobamento” e degli effetti del medesimo, essendo determinante di per sé solo il dato normativo dell’avvenuta sottrazione, delle pensio- ni post 1 gennaio 1995, alla previgente disciplina dell’indennità inte- grativa speciale, nel senso precisato.

Né rileva che l’art. 15 [comma 5] legge 23 dicembre 1994 n° 724 sia stato successivamente abrogato dall’art. 1 [comma 776] legge 27 dicembre 2006 n° 296, sia perché di certo a quest’ultima disposi- zione non può attribuirsi l’intento di far rivivere, per i trattamenti pen- sionistici aventi decorrenza dal 1 gennaio 1995, la normativa vigente al 31 dicembre 1994 [dato questo di per sé escluso dal permanere della nuova disciplina introdotta in via provvisoria con il comma 3 dello stesso art. 15 legge n° 724 del 1994 e poi resa definitiva con l’art. 2 legge 8 agosto 1995 n° 335]; sia perché, come ha ricordato la Corte costituzionale nella sentenza 12/28 marzo 2008 n° 74, per tale via si è voluto ri­spondere a una necessità di or­dine sistematico imposta dalle vicende che hanno segnato l’applica­zione di quella pre­visione di favo- re per i titolari di pensioni di reversibilità, in un’ottica di complessivo rie­quilibrio delle ri­sorse particolarmente interessata alle esigenze di bi­lancio, attesa la possibilità per il Legislatore, in sede di interpreta­zione auten­tica e in vista del rag­giungimento di finalità pere­quative, di modi­ficare in senso sfavorevole la disciplina di determinati tratta­menti eco­nomici con esiti privilegiati, senza per questo violare l’affidamento nel- la sicu­rezza giu­ridica, laddove ovviamente [come nella specie] l’inter- vento non possa dirsi irragionevole.

Per i suesposti motivi, il Collegio ritiene che l’appello de quo debba essere respinto, con conseguente conferma della sentenza im­pugnata.

Spese compensate, in considerazione della complessità delle questioni trattate.

PER QUESTI MOTIVI

l’intestata Sezione terza giurisdizionale centrale d’appello, disattesa ogni contraria istanza, eccezione e deduzione, definitivamente pro­nunciando, rigetta l’appello pro­dotto avverso la sentenza in epigrafe e compensa le spese del presente grado.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 27 marzo 2009, proseguita l’8 aprile 2009.

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

F.to dott. Salvatore Nicolella F.to dott. Francesco Pezzella

Depositata in Segreteria il giorno 20 maggio 2009

IL DIRIGENTE

F.to Dott. Maurizio Arlacchi

 
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