LE TEMIBILI CONSEGUENZE DEL “RIGORE”

LE TEMIBILI CONSEGUENZE DEL “RIGORE”

* di Filippo de Jorio

Molta gente ci telefona per sapere come abbiamo fatto a descrivere la manovra di Monti tanto precisamente prima ancora che essa venisse presentata.

Ebbene, rispondiamo: non era difficile conoscendo l’impostazione sostanzialmente industriale e la formazione bancaria del personaggio (per tanti altri versi stimabile e fiduciabile). Diciamo pure, per precisare definitivamente il nostro giudizio, che nel suo provvedimento c’è tutto ciò che non dovrebbe esserci e poco di quello che avrebbe dovuto inserirvi.

Siamo espliciti:

La “batosta” sulle pensioni non provocherà di certo un aumento dei consumi e perciò della domanda interna. I modesti correttivi dell’ultimo momento nulla tolgono allo spaventoso rigore dell’ennesimo assalto ai trattamenti di quiescenza. (Abbiamo detto tante volte che l’aumento dell’età pensionabile è tollerabile solo se legato alla difesa del “valore” cioè dell’ipotesi della conservazione del potere d’acquisto delle pensioni nel tempo. Ciò che qui è del tutto latitante!).

L’alibi che è stato fatto circolare: “bisogna colpire per forza i pensionati e non i grandi patrimoni, altrimenti la ricchezza nazionale si trasferisce all’estero”, non regge. È abbastanza evidente del resto che il capitale ha già preso altre vie, che gli investimenti in Italia vengono giudicati ad alto rischio, che insomma, gran parte dei capitali disponibili si tiene al riparo in investimenti di carattere tipicamente finanziario e non economico.

Ma l’effetto sicuramente negativo di questa parte del decreto legge 201 è niente se rapportata alle prevedibili e devastanti conseguenze delle misure fiscali che rendono davvero tutti noi inermi di fronte a questo Fisco “Leviatano” potente e inarrestabile, contro il quale c’è poco da fare o da sperare (soprattutto dopo l’ultima trovata di Berlusconi che ha voluto gli avvocati fuori dalle Commissioni che amministrano la giustizia tributaria, che è ormai appannaggio dei soli ex funzionari delle imposte e di magistrati in servizio o in pensione!).

Sul punto vorrei cedere la parola al commento di un giornale, “Italia Oggi” del gruppo di “Milano Finanza”, del quale non si può certo sospettare ostilità nei confronti di Monti: “In pratica il cittadino risulta monitorato in tutte le sue attività economiche dall’occhio del grande fratello fiscale. Non ci sarebbe nulla da temere, almeno per le persone oneste, se fosse sostenibile l’idea di una macchina amministrativa perfetta, precisa come un laser, attenta alle ragioni dei contribuenti, capace di correggersi quando commette errori. Se ci fosse un contenzioso tributario efficiente, veloce e accessibile a tutti anche dal punto di vista dei costi. Ma così non è. Perciò attribuire un potere quasi assoluto alla macchina fiscale comporta grossi rischi. Per esempio qualcuno potrebbe essere tentato di utilizzare il Rambo tributario per perseguire i propri nemici politici o economici. Speriamo che sia solo fantascienza.”

Le dimensioni stesse del prelievo, tra imposte dirette e accise o imposte indirette, fa paura. Si tratta di aumenti (di tale importanza) che da soli possono provocare evasione o recessione e forse entrambe. Si pensi all’incremento dell’IVA di due punti che si somma a quello di poco anteriore voluto da Berlusconi.

C’è poco da aggiungere, se non, forse, qualche amara riflessione sul fatto che queste misure fiscali e bancarie determineranno sicuramente una fuga dai depositi bancari. (Non è certo esaltante anche per i contribuenti più onesti sapere che - contro ogni riservatezza – i propri conti correnti vengono comunicati in estratto anche all’Agenzia delle Entrate!).

Queste considerazioni inducono a prevedere l’abbandono delle forme normali di investimento ed un ritorno alla tesaurizzazione “sotto il mattone” dello scarso contante in circolazione ed anche la reviviscenza della economia del baratto, per cui beni e servizi saranno scambiati non più con denaro (che non c’è o è sospetto usarle), ma con altri beni e servizi……..

Ma, insomma, c’è qualcuno che gode in questa “mazzata” generale, insomma qualcuno che ne trae qualche vantaggio?

Anche qui la risposta è agevole: basta vedere e sentire la Marcegaglia che, in fondo, è la più schietta e sincera rappresentante del suo mondo. Le cose non le manda a dire, ma te le spiattella in faccia con aria aggressiva!

A guadagnarci sono le imprese, destinatarie di provvedimenti benevoli (dall’art. 41 in poi della manovra).

E’ chiaro che queste misure sono messe là per favorire nuovi impieghi, nuovi investimenti e posti di lavoro.

Ma dubitiamo che ci riusciranno e dubitiamo soprattutto che gli eventuali vantaggi saranno spesi per interessi generali e non per il “particolare”.

In ogni caso, è supremamente ingiusto che i sacrifici vengano richiesti solo ad una parte, la più debole, la più bisognosa del Paese ed anche la più numerosa.

Questa maggioranza sofferente, abbandonata a se stessa, è quella nella quale noi da molti anni ci riconosciamo e difendiamo, quella che sicuramente ha più contribuito con il suo lavoro allo sviluppo di questo Paese. Oggi viene trattata molto duramente e con forme inique.

A questo punto non possiamo sottrarci alla domanda, diciamo di prammatica, che potrebbe esserci rivolta: Voi che cosa avreste messo, invece nella manovra:

lo abbiamo già scritto o detto, ma desideriamo ribadire e soprattutto dimostrare le nostre ragioni.

Nei tre grandi agglomerati o poli economici e politici del mondo, U.S.A., Paesi emergenti ed Europa, la crisi c’è stata e quasi con la stessa iniziale pericolosità, ma i componenti del BRIC hanno visto si una diminuzione del loro prodotto interno lordo, ma non così forte come ci si aspettava. Così pure tutti gli altri Paesi emergenti.

Quanto agli USA, stanno uscendo dalla crisi, sia pure lentamente, mentre l’Europa e soprattutto noi ci stiamo rientrando. È bene notare che gli States però, hanno utilizzato, memori della crisi del 1929 (ove fu fatto il mostruoso errore di contrarre il credito e di aumentare i tassi di interesse) i classici schemi Keynesiani: credito abbondante e a basso costo, offerta di capitali sul mercato, investimenti etc..

Tutte queste misure cominciano ora a dare frutti con la ripresa dei consumi ed il calo della disoccupazione.

Noi abbiamo seguito la strada opposta: credito scarso e caro, riduzione dei consumi e deflazione.

Occorreva fare esattamente il contrario dando ossigeno ai consumi e promuovendo la capacità di accedere al mercato di decine di milioni di cittadini che ora ne sono fuori e per effetto della nuova manovra vengono ricacciati ancora più indietro.

I soldi si devono recuperare in altro modo: abolizione delle province da subito; abolizione delle Authority che sono totalmente estranee al nostro sistema giuridico e servono solo per sistemare gli Amici politici; cura dimagrante per i Comuni e le Regioni con riforme incisive sulla duplicazione di competenze; lotta alla corruzione politica (che non si identifica con i vitalizi, che sono ben poca cosa!) che passa attraverso una rigorosa disciplina degli appalti pubblici, che sono spesso il mezzo con il quale si attua quel saccheggio del bilancio dello Stato che – secondo la Corte dei Conti – costa 90 miliardi di Euro all’anno.

Di tutto questo la manovra neppure parla!

 

            *Presidente della Consulta dei Pensionati e dei Pensionati Uniti

 
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