Inchiesta sulle banche XXXI

desideriamo partecipare ai nostri lettori e ai collaboratori tutti di questa  rubrica di inchiesta sulle banche il testo della lettera che abbiamo riservatamente inviato al Presidente del Consiglio sollecitando il suo esame ed il suo intervento in sede europea per recuperare i 70 miliardi che, in ragione del risarcimento dei danni dovuti all’Italia, dalla Unione Europea per la vicenda Tercas spettano di diritto al nostro Paese (artt. 268 e 340 del Trattato per il Funzionamento dell’Unione Europea)

 

 

Illustre Professore Mario Draghi, on. Presidente del Consiglio,

 

mi permetta di farLe tenere due articoli pubblicati di recente sulla rivista

“ il Borghese “ relativamente alla vicenda che va sotto il nome di “TERCAS”, cioè di quelle due sentenze della Corte di Giustizia Europea che hanno dato ragione all’Italia sia in primo grado che in appello, facendo chiarezza, sia pure tardivamente, e stabilendo che il Fondo Interbancario di tutela dei depositi che eroga contributi di carattere privato alle banche in difficoltà e che si nutre dell’apporto di tutte o quasi tutte le banche italiane, non distribuisce aiuti di Stato, ma fondi di natura e di provenienza privata.

È chiaro, tuttavia, che l’atteggiamento della Commissione Europea per la concorrenza e le delibere di questa, benché in prosieguo annullate, sconvolsero il sistema bancario italiano e provocarono, secondo il presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, Antonio Patuelli, danni al sistema e ai risparmiatori, che ascendono secondo i suoi calcoli a circa 70 miliardi di euro.

Ora, questi danni dovranno essere risarciti dall’Unione Europea all’Italia in base al disposto degli articoli 268 e 340 del Trattato per il Funzionamento dell’Unione Europea. Ma di questo diritto al risarcimento dei danni, che indubbiamente spetta e compete al nostro Paese, da un po’ di tempo non si sente più parlare, come se fosse stato obliterato…

Mi rivolgo perciò a lei, onorevole Presidente del Consiglio, come all’unica persona che può autorevolmente chiedere all’Unione Europea - e da essa ottenere - questo ingente risarcimento dei danni subiti dal sistema bancario e dalle banche italiane, ma al contempo, soprattutto dai risparmiatori che avevano investito nelle azioni di queste ultime, affinché esso costituisca la base economica per una legge valida a dare tutti i danneggiati dalle crisi bancarie un giusto ristoro.

 

Come lei sa, sulla base di questi principi  risarcitori è stato già emanato un provvedimento normativo che assegna agli azionisti delle Banche Venete, della Banca dell’Etruria e di altri istituti di credito condotti al fallimento a causa della delibera della Commissione Europea per la concorrenza                                                                                                                                                                                                                             , un risarcimento, sia pure parziale ed è inadeguato, del 30% della somma per tutta per gli azionisti e del 40% per gli obbligazionisti.

Questa provvidenza pero’ non ha preso in carico altri e più gravi danni, queppi riportati dagli azionisti delle altre banche, come la Cassa di Risparmio di Genova del Monte dei Paschi di Siena. E non solo!

È mio desiderio pregarla di volere fare oggetto questa vicenda, che molto sinteticamente le ho ricordato sopra, della Sua personale attenzione per valutare la possibilità che venga emanato un altro provvedimento al fine di estendere il risarcimento già erogato a tanti risparmiatori, a tutti coloro che danneggiati dalla crisi bancaria , possano dimostrare le ingenti perdite subite, non per loro colpa, ma in conseguenza della crisi di fiducia indotta dalle decisioni, poi dopo anni annullate della commissione Europea per la Concorrenza, ed anche a seguito degli errori  e/o dalle colpe di amministratori che si dicevano ispirati nella loro azione da disposizioni di Bankitalia e di Consob, che hanno determinato molte ingiuste sofferenze e la perdita di investimenti che sembravano assolutamente sicuri , credendo gli azionisti a dichiarazioni ed assicurazioni dI personaggi autorevoli e stimati (vedasi il caso Profumo e Viola) che hanno indotto i risparmiatori ad aumenti di capitale che poi sono risolti in perdite di decine di miliardi di euro.

Persuaso come sono, che lei vorrà fare oggetto della Sua attenzione il problema che ho avuto l’onore di esporle, le invio i miei migliori saluti e e gli auguri sinceri di buon lavoro.

Filippo de Jorio

 

Roma, 11 maggio 2021

 

Attendiamo risposta dal professor Draghi. Questi, a differenza di tanti altri politici, e forse proprio perché non è un politico di professione e non ha bisogno di chiedere nulla alla politica, ha ricevuto una buona educazione familiare e scolare e l’ha sempre portata con sé come un prezioso retaggio. Essendo stato educato dai gesuiti sa che e’ suo dovere rispondere. Anche chi scrive e’ stato allievo della Compagnia di Gesù e particolarmente vicino al P. Antonio Messineo, direttore della “Civiltà Cattolica” e perciò siamo fiduciosi che Draghi vorra’ fare qualcosa per i risparmiatori italiani, per quel risparmio tradito, di cui questa testata si è fatta interprete.

Per avere un’idea abbastanza vicina alla verità dei danni portati dagli azionisti di quasi tutte le banche italiane, vorrei citare la lettera che mi scrive il nostro amico F.C. di Rieti, che testualmente dice: “ Ho acquistato azioni della Cassa di Risparmio una sola ed unica volta dopo di che ho partecipato a più aumenti di capitale che consideravo allettanti per come erano stati pubblicizzati sia dalla stampa che dalla stessa banca. Sono restato in possesso dei titoli e il risultato finale è che a fronte di sessantaduemila E. circa investiti ne ho soltanto 6200. Analoga situazione con il Monte dei Paschi di Siena, anzi  le cose sono andate peggio perché avevo investito 142.000 E. ed oggi ne ho circa 3000. In entrambi i casi il deprezzamento delle azioni rassomiglia una confisca perché nel primo caso c’è una perdita del 99%, nel secondo, a mio parere grazie all’intervento dello Stato che ha evitato il fallimento di MPS è restato proprietario di circa 64% del totale delle azioni, e solo del 98,9%. “

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Il tribunale di Milano ha consentito all’ex presidente e padre-padrone della Cassa di Risparmio di Genova Giovanni Berneschi di patteggiare per due anni e 10 mesi, ed in più il sequestro di 21 milioni di euro, il suo conto con la giustizia. Ma non certamente quello nei confronti delle decine di migliaia di azionisti e risparmiatori che per le sue azioni e quelle dei suoi sodali sono stati ridotti in miseria o hanno perduto somme importanti. Per vero non sappiamo se ringraziare il G.U.P. Raffaella Mascarino per essere riuscita- prima della prescrizione che sarebbe scattata nel 2023 -ad abbordare il caso di quella sentenza della Corte di Cassazione, seconda sezione penale, che, annullando la sentenza della Corte d’Appello di Genova che aveva condannato Berneschi a circa nove anni di reclusione, dichiarava inopinatamente travolgendo tutto il lavoro iniziato era stato fatto fino a quel momento, che la competenza a decidere spettava al Tribunale di Milano e non a quello di Genova e a quella Procura che aveva lavorato sulla vicenda da molti anni - e a risolvere in qualche modo questa autentica smagliatura nella amministrazione della giustizia, ovvero criticarla per avere consentito a Berneschi i compagni di cavarsela con poco.…

In ogni caso , il risarcimento dei danni dovuto da Berneschi e  dai suoi compagni d’avventura e, purtroppo, anche di crimine, che devono identificarsi in tutto il consiglio d’amministrazione che ha sempre votato ogni cosa che il presidente gli sottoponeva, agli azionisti trova un notevole conforto in questa ammissione di responsabilità. Poiché ci sono risparmiatori che hanno iniziato o stanno per iniziare azioni giudiziarie per il ristoro dei danni subiti per l’azione sciagurata di queste persone e non possono che rallegrarsi del fatto che il patteggiamento che ha fatto seguito ad accuse molto pesanti, sarà di grande ausilio per arrivare al più presto ad una sentenza di condanna non solo sull’an debeatur, ma anche e soprattutto sul quantum.

E’ bene ricordare che i reati contestati a vario titolo agli imputati che hanno patteggiato sono: associazione per delinquere finalizzata alla truffa, il riciclaggio e il falso. Il fatto-reato consisteva nell’azione di Berneschi e altri suoi amici che induceva la Cassa di Risparmio di Genova ad acquistare attraverso il ramo assicurativo della banca immobili e società cedute da amministratori compiacenti a prezzi elevatissimi e, sicuramente, fuori mercato.

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A Milano, il nostro amico avvocato Carlo Rocca ha già iniziato una serie di azioni contro la cassa di risparmio di Genova. A nostro avviso le azioni giudiziarie devono essere condotte non solo nei confronti della predetta e dei suoi amministratori, ma anche contro il Fondo Interbancario per la tutela dei depositi che diventò proprietario della banca con un aumento di capitale giuridicamente molto dubbio perché ne escludeva tutti i vecchi azionisti, relegandoli alla possibilità di sottoscrivere l’aumento solo in misura molto ridotta rispetto alle azioni possedute sì che, per esempio, Vittorio Malacalza da azionista di maggioranza con il 30% delle azioni divenne minoritario dopo l’aumento di capitale riservato al fondo, di un misero 6% e ciò dopo avere investito nella banca circa 420 milioni. L’azione dovrebbe essere condotta anche contro la Banca di Credito Cooperativo del Trentino CCB,

che in quella occasione ebbe il 9% con il tacito accordo che avrebbe poi rilevato l’anno successivo a prezzi scontati, anche le azioni che erano rimaste al Fondo (e poi recentemente si sottrasse dicendo che la cosa non la interessava)

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Dopo la pandemia e nella speranza che attraverso le vaccinazioni di massa si esca finalmente dal tunnel, siamo costretti a registrare il fatto che la Vigilanza Bancaria ricomincia a lanciare i suoi strali contro l’aumento dei crediti semideteriorati, cioè di difficile esazione, detti anche UTP. Si parla di una cifra enorme,  circa 100 miliardi di lire.

Sul punto c’è stato un intelligente commento del presidente dell’Associazione Bancaria Italiana ABI, Patuelli che ha fatto giustamente rilevare che questo tipo di vigilanza, affidato a 28 paesi di cui molti non fanno parte del sistema della moneta unica, non è idoneo perché sostanzialmente il controllo EBA sovrasta  quello della BCE con nefaste conseguenze.

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Come abbiamo più volte dichiarato il nostro fine è quello di rappresentare e difendere gli azionisti di tutte le banche italiane che sono stati bastonati e derubati sia da banchieri ladri e irresponsabili, sia dalla mancanza o dalla tardività di adeguati controlli di Bankitalia e Consob, sia dall’intervento assolutamente inammissibile delle autorità bancarie europee che hanno preteso che i crediti dubbi, anche se garantiti, dovessero essere venduti o meglio svenduti al miglior offerente, che di solito non li ha pagati più del 25% del loro valore cartolare.

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Nella linea che è stata sempre nostra, ci fa molto piacere che dopo la fine del commissariamento la banca popolare di Bari sia tornata a concentrarsi sugli investimenti e intende aggregare altre banche del Sud, ma ai nostri occhi ciò che più interessa è la sorte degli azionisti che hanno visto crollare il valore dei titoli in loro possesso. Percio’ giriamo la domanda all’amministratore delegato Bergami: quale pregiudizio hanno ricevuto i vecchi azionisti della Banca e quali provvedimenti intende egli prendere per venire loro incontro?

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Facciamo il punto sulla situazione del Monte dei Paschi di Siena che interessa decine di migliaia di nostri amici azionisti della Banca.

Il rebus è sempre più intricato. Da un lato l’autorità europea sollecita lo Stato italiano a disfarsi entro la fine del 2021 della sua partecipazione dei 64% acquistata nei tempi in cui esso per salvare l’istituto decise di intervenire, cosa che molti altri casi non fece, dall’altro la scarsa o inesistente volontà di Unicredit di mettersi sulle spalle la banca senese e i suoi problemi, soprattutto tenendo presente che i risparmiatori traditi e beffati, dopo aver regalato per aumenti di capitale a ripetizione circa 8 miliardi di E. hanno iniziato azioni giudiziarie per circa 10 miliardi, e si tratta di azioni ben fondate.

Nessun’altra banca, neppure Banco Popolare di Milano, sembra interessata a entrare nella partita. Ciò malgrado la buona volontà del governo in questo caso, pur di uscire dalla sua partecipazione nella banca, ha largheggiato attribuendo all’eventuale acquirente un bonus fiscale di quasi 5 miliardi E.

Negli ultimi giorni sentiamo sempre più parlare del cosiddetto “ spezzatino“, cioè progetto di dividere la banca tra più acquirenti, coinvolgendo Banca popolare dell’Emilia-Romagna, Poste italiane e forsanche il già citato Banco Popolare di Milano. Questa soluzione però non ci piace granché perché significherebbe la fine di una banca storica, poiche’ coeva a Cassa di Risparmio di Genova ed andava abbastanza bene fino al momento in cui la malapolitica ha avuto la meglio sull’equilibrio degli interessi locali.

Sarebbe molto meglio sostenere di fronte alla Vigilanza Bancaria Europea la verità e cioè che la presenza dello Stato della banca è essenziale almeno fino a che essa non sia tornata stabilmente in utile. Ma negli ultimi tempi abbiamo visto i nostri politici, anche quelli più avevano mostrato maggiore indipendenza di giudizio-soggiungo: anche troppa-nei confronti dell’Unione Europea pronti a sottoscrivere e ad accettare le sue peggiori impuntature, come nel caso Alitalia.

 

Prof.avv.Filippo de Jorio

 

Due inserimenti in neretto, il primo, come al solito, esprime la nostra disponibilità ad assistere gratuitamente gli abbonati a “ il Borghese “ e  quelli che dimostrino di essere suoi abituali lettori.

Il secondo è il seguente:

 

La commissione interparlamentare di inchiesta sul credito, risparmio e banche ha continuato la sua discutibile opera. Con il passare dei mesi ci siamo resi conto che essa è divenuta più o  meno una passerella sulla quale salgono coloro che rappresentano qualche cosa della vita economica e bancaria del Paese, soprattutto per esaltare o difendere il loro operato. Insomma, in questa commissione d’inchiesta manca qualcosa, l’inchiesta stessa e le sue connotazioni, almeno quelle che siamo abituati a vedere in questa tipologia concettuale. Manca fondamentalmente l’intento di scoprire e di individuare i responsabili di quello che è accaduto che di certo non si può nascondere: cioè il crollo con infinite dolorose per coloro che ci avevano creduto e aveva impegnato in esso i loro risparmi.

Ora, ai nostri occhi, lo scopo di una inchiesta è quello di individuare i responsabili di qualcosa, in questo caso del tradimento del risparmio italiano, tanto caro a parole ai responsabili politici ma nei fatti mortificato.

Nulla di tutto questo abbiamo visto nei lavori della commissione presieduta da Lucia Ruocco del movimento cinque stelle che molto spesso ha segretato i suoi lavori, come del resto è più completamente aveva fatto la commissione Casini.

In ogni caso, per non tacere nulla, questa volta è toccato a esibirsi a Maria Teresa Scopellitti, direttore generale della Consob. Se fossimo stati presenti ne avremmo domandato perché la Consob ha autorizzato tanti aumenti di capitale eccessivi, esosi e “ diluitivi “ nel senso che nessuno poteva sottrarsi al farli perché altrimenti, se non avesse cacciato i soldi che gli si chiedevano, le azioni in suo possesso avrebbero perduto la maggior parte del loro valore. Per fare un esempio, fra i molti, quello del Monte dei Paschi di Siena del 2014, un caso da manuale. L’8 maggio 2014 le azioni della Banca vengono raggruppate, cioè di ogni 100 se ne fa una sola, come una enorme perdita di valore. Poi l’8 giugno, a distanza di solo un mese ai soci viene chiesto di sottoscrivere 214 azioni nuove per ognuna di quelle in possesso dell’azionista al prezzo di un euro ciascuna. Le azioni sottoscritte valevano 0,47 cadauna.  Con una ulteriore enorme perdita. Ora, se si somma l’investimento iniziale per acquistare le azioni, il raggruppamento di esse 100 a 1 e poi la stangata dell’aumento di capitale, si intende appieno quali sia stato il disastro dell’azionista.

Senza l’autorizzazione della Consob quest’aumento sciagurato non si poteva fare, anche se ai vertici del Montepaschi c’erano due personaggi alla “ page “ due banchieri di cui si poteva giurare perché aveva la piena fiducia della Banca d’Italia della Consob stessa, ma che poi recentemente sono stati condannati a sei anni e sei mesi di reclusione per la loro gestione della banca…