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SUL DOLORE

Pubblichiamo con grande piacere il saggio sul dolore del nostro caro e valente amico Prof. Fernando Giancotti.

 

SUL DOLORE

Considero due forme di dolore:

Il dolore fisico, causato dalla stimolazione delle terminazioni periferiche che inviano preziose informazioni al sistema nervoso centrale segnalando l’urgente bisogno di un cambiamento per il recupero dell’equilibrio corporeo che è stato turbato.

E il dolore psichico, evento che si carica della memoria emozionale di un’esperienza dolorosa passata, che segue lo stesso percorso anatomico precedente ma in senso inverso, dal centro alla periferia. Parliamo in questo caso di una profonda sofferenza emozionale che non tarderà a ripercuotersi nel corpo fisico con i sintomi più vari, tutti collegati alla causa scatenante originaria da precise relazioni biologiche.

 

Esaminiamo il dolore fisico.

 

Quando e perchè insorge?

Certo è che se arriviamo a comprenderne la causa, ci liberiamo della paura del dolore, e ne riduciamo la durata e l’intensità.

Il dolore corporeo è quello più facilmente riconoscibile perchè, solitamente ben localizzato, obbliga a fermarci, assorbe tutte le nostre energie e costringe a cercare un riparo comodo e sicuro da qualunque aggressione, dove il riposo possa favorire la nostra guarigione.

Il dolore non insorge durante la fase di stress e di combattimento, non viene avvertito nella situazione di pericolo, attacco o fuga che sia, perchè intenti e concentrati nella lotta non possiamo dargli retta: non sentiamo dolore quando è in gioco la vita. Ma appena questa situazione di pericolo è risolta, allora si che i dolori affiorano e si fanno sentire per costringerci alla sosta necessaria per riprendere fiato, recuperare le energie spese e riparare le ferite subite.

Il dolore che si manifesta sul fisico, oltre che necessario perchè biologicamente parlando ci obbliga alla fase di recupero, è utile perchè ci costringe ad un’analisi psichica delle vicende trascorse.   Come e dove ci hanno colpito dei traumi inattesi che ci hanno spinto alla fuga o al combattimento, a resistere o ad affrontare la crisi? O meglio, che cosa è finalmente finito che ci aveva messo in crisi, ricordandoci esperienze passate dolorose che avevamo accantonato? Abbiamo trovato la soluzione? Abbiamo o siamo stati perdonati, abbiamo trovato una compensazione,   riusciamo a sorridere di quanto successo?

E’ necessario questo esame personale introspettivo perchè la sofferenza diventi occasione di crescita di consapevolezza, di conoscenza di sè, utile per affrontare più preparati le ulteriori vicende della vita. “Quando il mondo delle forme diventa allegoria, acquista valore e significato per l’uomo” (Goethe). Quando cioè i sintomi invece di combatterli per annullarli vengono ascoltati per essere compresi, allora accrescono  la nostra consapevolezza esistenziale.

Se invece non ne comprendiamo il senso biologico riparativo, è facile che sopraggiunga l’ansia per la paura che il dolore arrivi a livelli acuti per noi intollerabili, o si prolunghi nel tempo oltre la nostra capacità di sopportazione, e allora inneschiamo un circolo vizioso distruttivo che renderà cronica una situazione che invece era destinata a finire. Quanti dolori che ci sembravano insopportabili hanno perso la loro drammaticità in breve tempo quando li abbiamo ignorati, lasciati andare via, se necessario anche con l’aiuto del medico, del chirurgo, o del farmaco giusto di cui avevamo bisogno in quel momento per affrontare con più serenità e lucidità il problema! L’aiuto è necessario in quel momento perchè fino a quando il dolore domina assorbe tutta la nostra energia e non ci consente di attivare una fase di guarigione definitiva.                  

Come affrontare il dolore fisico

Abbiamo due modalità di affrontare gli eventi dolorosi:

Nella modalità negativa non comprendo il senso della comparsa del dolore, non riesco a darmene una ragione, a ricostruirne il significato: “perchè proprio a me?”. Quindi lo combatto e soffro l’impotenza e l’avvilimento di non riuscire a fare quanto prima facevo senza difficoltà, mi preoccupo delle limitazioni che il dolore comporta e con ciò non faccio altro che aumentarne gli effetti indesiderati.

L’esempio più classico per la donna è l’osteoporosi, che manifesta la rinuncia ad essere moglie sessualmente e madre affettivamente: la perdita di questi ruoli e la svalutazione psichica che ne consegue, se non compresa e accolta, genera la svalutazione organica e la riduzione delle ossa che sostengono la struttura (femore, bacino e colonna vertebrale). Iniziano i dolori alle ossa e alle articolazioni che riducono la funzionalità e comportano l’atrofia dei tessuti.

Per l’altro sesso l’ipertrofia prostatica rappresenta un tentativo di compensare la riduzione dell’abilità di conquistare e fecondare la donna prescelta.

Nella modalità positiva, al contrario, riconosco l’utilità biologica di quanto mi sta succedendo, non ho più bisogno di combattere, risolvo il problema e ne sorrido, e allora, cessato il pericolo, mi aspetto che inizi il dolore della fase di riparazione e di recupero, arricchito dalla esperienza di quanto accaduto.

E la localizzazione del dolore ci riconduce, se la sappiamo indagare e leggere, alla specifica esperienza di vita che sta andando in soluzione.

Il Dolore muscolare del sopraspinoso della spalla sopraggiunge perché finalmente mi sono scrollato qualcuno da dosso; L’Artrite ai polsi quando ho ripreso le redini, il controllo di una situazione che mi era sfuggita di mano; Il Raffreddore quando riparano le ulcere della mucosa che ho dilatato per meglio annusare l ‘odore di un pericolo, un’ interrogazione scolastica quanto un affare sporco, ormai svanito; La Bronchite quando si è allontanato chi mi toglieva l’aria e lo spazio vitale costringendomi a dilatare il lume bronchiale per recuperare l’aria, il respiro che mi aveva tolto.

La domanda che riesco a pormi è: cosa son riuscito a fare finalmente che prima ho sentito di non essere in grado di fare?

La terapia del dolore

Per non sentire più il dolore e non cronicizzarlo, rendendolo ingravescente e degenerativo, dobbiamo modificare il nostro comportamento.

Cerchiamo di entrare in contatto con il nostro inconscio e capire quale compensazione ci viene offerta anche attraverso quello che appare un evento fortuito, una distrazione accidentale.

Interrompiamo la ripetizione di situazioni di per sè traumatiche, o che rimandano ad esperienze dolorose del passato non risolte, evitando cosi di fare recidiva delle situazioni causali psichiche e delle loro conseguenze.

Conteniamo la fase di riparazione, che è la fase calda dell’infiammazione (febbre, gonfiore, bruciore) perché “il rimedio non sia peggiore del male” e il rimbalzo della soluzione troppo acuto e profondo.

Ritroviamo un’ area sicura e confortevole dove poterci “leccare le ferite” ed attendere la guarigione, avendo fiducia nei meccanismi messi in campo dalla Natura, maestra di vita da sempre. Così si comportano tutti gli animali feriti tranne l’uomo che con la sua mente comincia a “mentirsi” e a complicare la guarigione.

Non dobbiamo vivere il dolore come un attacco verso la nostra integrità fisica. Qui è il problema! Il dolore deve essere visto come un processo di guarigione, forza di trasformazione e di evoluzione.

Evitiamo di identificarci con la parte di noi che soffre, che ci fa sentire minacciati, che ha paura, è arrabbiata, desolata, ci fa sentire svalutati ed esclusi, in colpa, mancanti. Questa parte, che sia un mal di denti o mal di testa, finisce per prendere tutto il campo della nostra immagine e mentre ne soffriamo ci fa vedere la guarigione come un evento impossibile. Questo può solo portarci un aumento dell’attenzione di chi ci è vicino se è questo di cui avevamo bisogno.

Non blocchiamo il naturale decorso del programma biologico, perchè significherebbe ostacolare i processi riparatori della natura. Un esempio è il fisiologico gonfiore di un’articolazione colpita che serve per evitare successive aderenze fibrose cicatriziali limitanti i movimenti a guarigione avvenuta. Evitiamo di siringare un’articolazione gonfia per aspirarne il liquido infiammatorio, aggiungeremmo trauma a trauma. Piuttosto facciamo in modo di fare tanta pipì, perché, questo si, riduce dolore e gonfiore.

Diventiamo responsabili, cioè abili a rispondere. Il dolore fa diventare bambini e spinge a delegare al papà medico o alla mamma dottoressa. E’ più facile cercare “capri espiatori” del tipo: la casualità degli eventi, l’incomprensione degli altri, I batteri e i virus, l’usura dell’età, la vecchiaia che avanza, la sfiga che ci perseguita, il dolore stesso che ci tormenta. In questo caso il trauma sarà accompagnato dalla sofferenza psichica che si nutre dell’insicurezza e del senso di precarietà, in una parola della paura che si impossessa di noi trascinandoci al fondo del fiume della vita che scorre.

La lezione che ricaviamo dal dolore

ll dolore in fondo ci segnala che c’è bisogno di intervenire, di cambiare prospettiva, di essere più flessibili, abbandonare rigidi schemi interiori finchè c’è tempo, senza rimandare a successive esperienze di vita, che rischiano di cambiare scenario ma farci ripetere gli stessi errori. Questo richiede una conversione, rivolgerci all’interno e imparare a comunicare con il nostro inconscio che è fonte di inesauribile ricchezza.

Anche il dolore conseguenza di eventi accidentali, in verità, a ben guardare, riconosce cause determinanti non casuali.

Il nostro inconscio ha un enorme potere di manipolare eventi esterni e persone, e di usarli a suo favore. Risparmieremmo davvero un sacco di tempo se smettessimo di considerare questo tipo di circostanze soltanto delle “coincidenze” positive o negative che siano. Anche la storta di una caviglia non è casuale ma ci sta segnalando la nostra indecisione su quale via prendere!

Esaminiamo ora le ragioni del dolore o meglio della sofferenza psichica, per trasformarla in occasione di crescita evolutiva.

 

E’ difficile iniziare un lavoro introspettivo che può portare a considerazioni amare di esperienze passate che ci hanno fatto soffrire e il cui ripensamento è penoso.

Cominciamo a descrivere ciò per cui aumentiamo la nostra sofferenza.

Ogni volta che non riesco a guardare con sincerità alla mia vita, prendere atto della mia sofferenza, e avere il coraggio di vedere il dolore presente nella mia vita. Lasciar andare è l’unica medicina nei momenti di sofferenza, ma devo partire dalla consapevolezza di come sono adesso:  sfogarmi  non è comprendere.

Ogni volta che non comprendiamo che si può vincere solo mettendo da parte la lotta, imparando a scoprire tutto quello che ci impedisce di stare bene con noi stessi. Voglio essere felice o avere ragione?

Ogni volta che resisto, o combatto gli eventi, genero il dolore che inconsciamente so benissimo come procurarmi. Riemerge lo strascico del dolore del passato che si somma al dolore che genero nel presente. Da quando ero bambino, dall’accettazione che non ho avuto da parte della madre, al riconoscimento che mi è mancato da parte del padre, dal DNA familiare, da altre vite. Attiro persone che entrano nelle mie dinamiche del corpo di dolore. Ho bisogno di nutrirmene perchè del nostro vissuto o risentito emozionale c’è ormai la trasposizione biochimica nei neurotrasmettitori cerebrali a cui ci siamo adattati, assuefatti e di cui sentiremmo la mancanza non venissero sintetizzati dal ripetersi di quelle situazioni che li producono. Per questo siamo drogati dalle situazioni e dai livelli ormonali del passato. Per questo è impossibile liberarsi da queste catene biochimiche “ di botto” senza esserne coscienti e fare un percorso di consapevolezza.

Ogni volta che perdo l’occasione di dire ad una persona una cosa di cuore e invece la giudico. Sono stato educato così: più sono mentale, critico, e più penso di essere profondo, mentre in realtà sono solo nella mia sofferenza.

Ogni volta che mi lamento, perchè vuol dire che non accetto questo momento per quello che è, mi identifico nelle esperienze del passato e in base a queste mi prefiguro un futuro sgradevole senza approfittare delle occasioni inedite che il presente può offrirmi.

Perchè ho ancora bisogno di soffrire? Sono incapace di dire di si. Perché attiro i problemi? Sono lì e dico a me stesso : “io merito esattamente tutto questo!”, è una violenza contro me stesso. Più soffriamo, più saremo premiati: da dove viene questa assurdità?

Come affrontare e superare la sofferenza psichica.

Praticando libertà e amore si arriva alla consapevolezza spirituale.

La libertà è il distacco dalle illusioni e dalla dipendenza che il nostro Ego costruisce, un processo che gradualmente ci porterà alla disidentificazione da ruoli e relazioni.

Apprezzo il valore della libertà da ciò che voglio, se comprendo che questo  è il risultato della vita trascorsa, delle esperienze passate, e blocca la mia evoluzione.

Libertà quindi dal vedere esauditi i nostri desideri anche spirituali, non dipendere dal risultato delle nostre azioni, dall’ottenere qualcosa o diventare qualcuno, ma puntare invece alle dinamiche che mettiamo in atto.

Se lasciamo che sia il nostro ego a decidere ciò che è giusto o sbagliato ci allontaniamo dall’accoglienza e dall’ accettazione. Lucifero non si arrende a Dio, in fondo vuole una cosa buona, ma il desiderio di voler risplendere ancora di più, lo spinge nell’illusioni dell’ego e lo fa cadere nelle tenebre.

Achille semidio è sconfitto da un debole tra gli uomini, Paride. Colui che ha ancora bisogno di vincere e sfidare, viene battuto da una morte non eroica, una freccia nel tallone. Sia la Bibbia che Omero rappresentano la sconfitta di chi ha ancora bisogno di mostrare al mondo la sua forza, di affermare il proprio Ego.

La causa della sofferenza è l’ignoranza, il vero maestro spirituale non ha bisogno di sfide, non ha alcun bisogno di soddisfare il suo Ego, sa che ne diventerebbe schiavo.

Liberi dal bisogno di cambiare le cose nel come le vorremmo rispetto a come sono. La condanna rinforza ciò che condanno! E tutto ciò che condanno mi inchioda.

Perfino dietro un fallimento c’è qualcosa che mi dice: guarda che non è per te, verranno altre occasioni. Accorgermi della delusione, e poi arrendermi, per dare subito spazio a qualcosa che è più adatto a me, riconoscerlo e confermarlo: ciò che accadrà sarà giusto e necessario.

Amore La libertà ci conduce all’Amore, quello  senza preferenze.

Comprendere l’origine della sofferenza in me per non averne più bisogno, e allora aiutare gli altri a superare il karma personale nel pieno rispetto e senza alcun giudizio delle soluzioni che ciascuno ha adottato e che deve percorrere.

La felicità non dipende da quanto parlo bene, da quanto gli altri mi apprezzano, dall’amore della mia donna, in una parola dal riconoscimento degli altri, che pure è necessario nella età infantile, ma da chi sinceramente sono.

Gelosia, possessività, e quindi sofferenza ci sono non quando amiamo troppo, ma quando non amiamo abbastanza. L’amore non ha bisogno di essere ricambiato perchè basta a sé stesso.

Prestiamo attenzione al nostro comportamento, ai pensieri, alle emozioni, alle paure e ai desideri come si manifestano qui e ora. Il presente è il passato dentro di noi in questo momento, e se riusciamo ad osservare tutte queste cose, senza giudicarle, allora affrontiamo il passato e lo dissolviamo grazie alla nostra accettazione.

Abbandoniamo ogni senso di colpa che non ha ragione di esistere. Non ci viene chiesto di essere perfetti, ed il peccato più grande è credersi peccatori.

Consapevolezza della natura di creatura

Se il dolore psichico è causato dall’identificazione con il nostro corpo fisico, emotivo e mentale, e dalle paure di abbandono e di non accettazione che ci costringono in un involucro di sofferenza, allora come abbiamo visto il processo di disidentificazione, la liberazione dal proprio ego e l’amore senza preferenze sono solo l’inizio della soluzione.

Ma se continuiamo a pensare di riuscire con le nostre forze a venire fuori dalla nostra storia non potremo che utilizzare quanto abbiamo appreso e già sperimentato nel passato senza risultati sufficienti.

Consapevoli per questo della necessità di un aiuto esterno per trovare soluzioni inedite, apriamo la nostra esistenza alla potente e misteriosa energia primordiale che ha avviato il processo creativo e che non ha mai cessato di invaderci e sostenerci. Perfino il rumore di fondo del Big Bang che gli astrofisici continuano a captare nell’Universo ce lo suggerisce. E’ un dono che ci viene offerto continuamente e che sta solo a noi accogliere o meno.

Ripetiamoci ogni giorno che la pace e la felicità non ci possono essere date perchè non ci sono mai state tolte. E coltiviamo la fiducia e la gratitudine che ciò che accade, non è ciò che vogliamo, ma ciò di cui abbiamo bisogno.

 

Nota Bene: Per quandto riguarda il dolore fisico mi sono riferito a quanto scoperto e insegnato dal dott Ryke Geerd Hamer

Per quanto riguarda la sofferenza psichica a quanto insegnato dai maestri: Don Carlo Molari, e Piergiorgio Caselli scuolanonscuola.

 

 
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