Home Archivio Archivio Notizie Un bel gesto del Governo:portare a Redipuglia le spoglie del Re Vittorio Emanuele III

Un bel gesto del Governo:portare a Redipuglia le spoglie del Re Vittorio Emanuele III

Quest'anno l'annuale festa delle Forze Armate, il 4 novembre, giorno della vittoria nella Prima Guerra mondiale, è destinata a rivestire un significato particolare. Perché gli anni sono 90, tondi tondi, e perché quella ricorrenza, giustamente individuata come fatto conclusivo dell'unità nazionale, con il raggiungimento dei confini naturali della Patria, viene celebrata mentre la politica è impegnata nel dibattito sul federalismo fiscale.

Anche in questo caso si ha un completamento. Nel senso che l’assetto federale della Repubblica, dopo la riforma del 2001, si avvia ad essere reso effettivo dalla definizione del profilo fiscale. Infatti, come è detto nella relazione al disegno di legge governativo, il federalismo o è fiscale o non è, nel senso che se mancano le risorse per l’esercizio delle funzioni quelle attribuzioni è come se non fossero state conferite alle regioni.

Il dibattito è importante e, come abbiamo scritto più volte, la definizione delle regole essenziale al buon funzionamento delle istituzioni, al centro ed in periferia.

Il federalismo fiscale, infatti, non potrà essere solo la rozza espressione, che tante volte si sente ripetere, di un egoistico "tengo a casa le tasse e le imposte che maturano sul territorio". Il federalismo costruttivo prevede sempre ed ovunque forme di solidarietà tra le popolazioni, in modo che lo sviluppo delle varie aree territoriali sia armonioso e ciascuna regione, nella specificità delle singole vocazioni, come si usa dire, turistiche, industriali, marinare, ecc., renda il meglio di se. Una solidarietà che non deve essere assistenza, ma potenziamento equilibrato, in un patto comune di sviluppo, perché i fondi "aggiuntivi" siano diretti a perseguire e mantenere obiettivi di crescita.

Il dibattito è in corso e forte, nel senso che ancora non sono all'orizzonte espressioni tranquillizzanti di ipotesi di definizione delle regole, al di là delle indicazioni, generali e generiche, della legge delega. Il vero federalismo fiscale lo troveremo nei decreti delegati e là si vedrà della nobilitate della classe politica nazionale e locale.

Perché, dunque, evocare il 4 novembre 1918 nel novantesimo anniversario? Perché c'è bisogno di un rinnovato spirito nazionale che assorba il federalismo in un concetto di unità della Nazione come consacrato dall'art. 5 della Costituzione. E per fare questo credo occorra riandare alla memoria storica di quegli anni cruenti della Grande Guerra nella quale, con enfasi che non guasta, la gioventù italiana si sacrificò e l’unità d'Italia la si vide nelle trincee e nei camminamenti sulle montagne del Trentino, nelle quali operai e contadini, intellettuali e impiegati di tutte le regioni, esprimendosi in tutti possibili dialetti, dialogavano tra loro, scambiandosi sentimenti, nostalgie e paure, nella speranza di sopravvivere e rivedere la propria casa.

In quelle brume corrusche fu presente sempre il Re Vittorio Emanuele III, personalità complessa, da molti non compresa, compressa dalla storia e da quanti lo hanno voluto condannare senza che ne fosse consentita la difesa, per la nascita del Fascismo e per aver lasciato Roma dopo l'8 settembre. Ha fatto comodo a tanti questa dannazione. A quanti lo hanno abbandonato alla vigilia della marcia su Roma rifiutando l'assunzione delle responsabilità del governo, da Sturzo a De Gasperi a Giolitti. Poi l'infamante accusa della "fuga" di un sovrano che non poteva compiere il "bel gesto" di farsi ammazzare dai tedeschi o peggio di divenirne ostaggio, per essere l'unica autorità legittima di uno Stato in sfacelo.

Nel novantesimo di Vittorio Veneto sarebbe gesto, importante per la storia e per la politica, che la salma del Re "soldato" fosse inumata a Redipuglia tra quanti persero la vita per completare il Risorgimento.Lì, più che al Pantheon è giusto sia sepolto Vittorio Emanuele III, tra i suoi soldati che sempre difese,rivendicandone l'onore a Peschiera, difronte ai generali italiani ed alleati che dopo Caporetto volevano che l'esercito si ritirasse al Po, incuranti del fatto che le armate austro tedesche avrebbero dilagato nella pianura padana, tra l'altro avvicinandosi ai confini francesi, ormai indifendibili.

Berlusconi è l'unico che ha la forza, oggi, di prendere una simile iniziativa, subito, per chiudere una pagina di storia ed aprirne un'altra, che consenta all’Italia di avviarsi verso un federalismo più moderno con la consapevolezza del valore dell'unità del Paese.

Salvatore Sfrecola
 
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