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Sentenza senza appello

Il disastro nella Magistratura

e la indifferibile riforma

 

Secondo la Costituzione il giudice è soggetto soltanto alla legge. L’intera classe giudiziaria, si autogoverna attraverso il Consiglio Superiore della Magistratura. Ne deriva come corollario che il giudice deve decidere in base al suo libero convincimento e perciò, a parte l’obbligo della motivazione - che secondo i giudici costituzionali deve essere «ragionevole» - egli deve essere lasciato completamente libero nello svolgimento della attività giurisdizionale.

Come in altre occasioni, il legislatore costituzionale aveva impostato con saggezza la questione dell’indipendenza della magistratura, escludendo ogni costringimento o condizionamento politico ed attribuendole spazi di libertà che prima non aveva.

Purtroppo dalla Costituzione ad oggi molta acqua è passata sotto i ponti e, soprattutto, l’accesso alla magistratura non dipende più, come una volta dalla capacità del giudice di scrivere buone sentenze che resistano agli appelli o buone sentenze d’appello che resistano ai ricorsi per cassazione.

Il principio affermatosi nel tempo è che un magistrato, senza aver demeritato, cioè senza avere ricevuto sanzioni disciplinari, ha diritto alla progressione nelle qualifiche e negli stipendi e può ritenersi certo che la sua «carriera» si svolgerà con una serie di automatismi che lo mettono al sicuro da ogni spiacevole evento.

Nel frattempo è finito il «primato della politica», sostituito dalla primazia della magistratura nei confronti della prima.

Le conseguenze si vedono: tuti quelli che nel corso del tempo hanno osato ipotizzare una seria riforma della magistratura sono stati «puniti».

Gli ultimi esempi?

Renzi e Salvini.

Come è noto, per entrare in magistratura occorre superare un difficile concorso nel quale la preparazione e la bravura personale sono un fatto secondario. Molto più importante è avere una corrente che ti appoggi e ti garantisca. Difatti è nelle commissioni esaminatrici che le varie correnti si affrontano e si condizionano, cosicché già dai concorsi i neo-magistrati incominciano a capire come stanno le cose e che cosa sia davvero importante per fare carriera.

Le correnti interne: ecco il peggiore dei guai - tra i tanti – che affigge la magistratura!

È questa la grande novità rispetto al momento in cui fu scritta la Costituzione. Infatti - ai fini della elezione del Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo di autogoverno che attribuisce gli incarichi, le promozioni, le sanzioni eccetera - la magistratura è divisa in correnti organizzate come in un partito politico e, troppo spesso, molto determinate nel difendere gli interessi in carriera delle persone a loro aderenti.

È normale ormai che le varie correnti abbiano agganci e relazioni spesso molto strette con i partiti politici, ovvero con le correnti interne dei partiti politici o con singoli politici (vedi i casi di Cosimo Ferri - tanto diverso dal papà Enrico – e di quel furbacchione di Luca Lotti).

Mentre scriviamo la politicizzazione e la conseguente corruzione, per i rapporti sempre più stretti con la mala politica, della classe magistratuale, sono sotto gli occhi di tutti e tutti sono convinti che occorre fare qualcosa per impedire un ulteriore e definitivo degrado.

Per fortuna!

Avevano ancora una volta ragione i romani quando dicevano «corruptio corrompit» e «oportet ut scandala eveniant». Lo scandalo è scoppiato con un enorme fragore e ormai non si può più negare che i vertici della magistratura sono più o meno colpiti dagli stessi terribili vizî della classe politica, nessuno escluso. Persino quello della corruzione endemica favorita dal fatto che i processi di primo grado in materia sia penale e civile sono quasi tutti affidati a giudici unici.

Ci sono state grandi testate giornalistiche vendute in milioni di copie che addirittura hanno pubblicato l’infame «prezzario» delle sentenze davanti al Consiglio di Stato o altre magistrature giudicanti. Ma pare che questo non interessi a nessuno…

Una volta presso le grandi procure, prima di tutte quella di Roma esisteva un magistrato che svolgeva un compito oscuro, ma di eccezionale importanza: lo spoglio della stampa per individuare, le «notitiae criminis» che venivano immediatamente passate ai colleghi affinché provvedessero. Nulla poteva sfuggire!

Oggi è evidente che questo signore non c’è più.

Nonostante l’obbligatorietà dell’azione penale sia diventata un dogma. A parole… ma quando il più diffuso ebdomadario italiano ha pubblicato l’inchiesta sulla corruzione nel Consiglio di Stato, nessuno si è mosso

Tutti ormai sono al corrente di ciò che è avvenuto: nello scontro davanti al CSM fra le varie correnti per l’attribuzione di alcune cariche apicali, che venivano giudicate vitali per gli interessi dei contendenti; questi non hanno esitato a scoperchiare il vaso di Pandora, estraendone fuori ogni lordura per lanciarla, metaforicamente, contro gli avversari. Così tutti hanno saputo di Palamara, Pignatone, Luzi e co. Dei loro protetti, dei loro protettori dei loro affari… E mentre prima noi eravamo i soli, per esempio, a rimproverare al Procuratore aggiunto di Roma, Paolo Ielo, di non aver voluto occuparsi di quella ignobile sentenza del Consiglio di Stato (relatore Oberdan Forlenza) che ha generato il cosiddetto «caso Quintavalle» - sul quale questo giornale ha pubblicato tanti articoli di aperta e documentata denuncia inviati alla sua attenzione – vicenda nella quale era stato fatto un vero e proprio miracolo che aveva consentito a chi non aveva diritto perché aveva già preso TUTTO cioè Torlonia e Parnasi di avere tutto, mentre l’affittuario coltivatore Aldo Quintavalle, che poi di dolore è morto, non ha avuto nulla, benché due sentenze, di cui una della stessa sezione, la quarta, del Consiglio di Stato avessero riconosciuto nel passato tutte le sue ragioni.

Certo non poteva il Procuratore aggiunto di Roma dare retta alle nostre denunce, occupato com’era a difendersi dalle insidie dei colleghi che brigavano per metter altri al suo posto!

Peraltro, oggi tutti sanno che cosa bisogna rimproverare ai vertici della magistratura. Quanto meno..

Basta leggere i titoli di giornale per capire a che punto siamo arrivati. Ne citiamo alcuni:

«Il procuratore capo di Castrovillari accusato di corruzione

«L’interrogatorio: Capuano sfida il collega: “non ho preso soldi”

«La versione di Palamara: “il procuratore capo mi invitò a casa sua per dirmi della inchiesta su di me”

«Capuano, sospetti su altri magistrati caccia ai complici: pastiere, vino, viaggi.»

«Come il giudice aggiustava i processi. I pubblici ministeri Paolo Ielo e Fava

«La vera storia del duello per la procura di Roma. Tra gli indizi ci sta il viaggio a Dubai

«Così Fuzio avvisò il collega dopo cena

«Il controllo del Palazzo dei Marescialli sede del CSM

«L’ex sottosegretario dichiara: quando prenoto, i ragazzi (saranno gli infelici poliziotti di scorta utilizzati per compiti chiaramente impropri) fanno la verifica alla saletta

«Il pubblico ministero Longo e quel fascicolo da togliere al collega Paolo Ielo

Quelli riportati sopra sono soltanto una minima parte di tutti i titoli disonorevoli che i giornali hanno pubblicato sulla battaglia in seno al massimo organo della magistratura per il controllo delle cariche apicali.

Il ludibrio è tanto, la situazione disperata, ma bisogna pur sempre provare, nell’adempimento del nostro dovere morale, a fare qualche cosa.

Diciamolo chiaramente: senza una riforma seria, credibile e definitiva, tra pochi giorni ci ritroveremo al punto di partenza. Lo ha detto lo stesso Mattarella che pareva inorridito da quello che, come Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ha visto con i suoi stessi occhi.

Senza una buona legge sulla responsabilità civile e diretta di tutti i magistrati per gli errori commessi durante la loro carriera e nelle loro sentenze, per il risarcimento dei danni ai cittadini che abbiano subìto un documentato ed accertato pregiudizio (con la cessazione di ogni copertura da parte dello Stato, come è nel regime attuale), non c’è possibilità di andare avanti. I magistrati come tutti i cittadini italiani devono essere personalmente e direttamente responsabili di fronte alla legge ed agli altri cittadini dei loro errori e quindi, come gli altri devono sottostare ad eventuali procedimenti di risarcimento dei danni. Per questa soluzione ci fu un referendum nel quale l’80 per cento dei cittadini italiani si pronunciò a favore della introduzione della responsabilità civile diretta dei magistrati per il risarcimento dei danni. Poi non se ne fece più nulla.

È chiaro che se ci sarà una norma siffatta prima di fare cose delittuose o antigiuridiche qualsiasi magistrato ci penserà molte volte e non si sentirà – come oggi intoccabile e legibus solutus.

E poi è necessario che il CSM cessi di essere la camera di composizione delle lotte all’interno della magistratura. Liste concorrenti non ci devono essere più e di conseguenza per l’elezione dei membri del CSM O SI DEVE PROCEERE CON IL SORTEGGIO, OVVERO OCCORRE AFFERMARE IL PRINCIPIO CHE TUTTI I MAGISTRATI SONO NELLO STESSO TEMPO ELETTORI ED ELEGGIBILI. Insomma, se le correnti sono tra le varie cause del degrado, occorre impedire che sopravvivano!

La lista unica composta da tutti i magistrati consentirà a chiunque tra loro di essere eletto con un voto che non sarà più di obbedienza ad un credo correntizio, ma frutto di più alte e nobili ragioni.

Per il rispetto di questa norma occorre stabilire precise sanzioni penali sul modello di quelle che inesorabilmente gli stessi magistrati applicano sul cosiddetto «voto di scambio».

È poi necessario aumentare le sanzioni nel caso di omissione di atti d’ufficio, abuso di ufficio, corruzione in atti giudiziari.

Senza queste prime ed indifferibili riforme è inutile metterci le mani

Quello che resta della opinione pubblica non si deve fare ingannare da palliativi, come quello ipotizzato dall’attuale ministro di Grazia e Giustizia, che non risolve alcun problema e puzza di ipocrisia.

I valori affidati ad ogni singolo magistrato sono di vitale importanza morale e materiale. Occorre chieder al legislatore norme congrue e urgenti per restaurarli.

il Borghese

 
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