Home Archivio Archivio Notizie Una gravissima appropriazione indebita dell’Inps rimasta senza adeguata sanzione

Una gravissima appropriazione indebita dell’Inps rimasta senza adeguata sanzione

da vari anni si verifica un fatto scandaloso, giuridicamente ed umanamente inaccettabile.

Allorché l’Inps è soccombente per una sentenza resa in primo grado ed è costretto a pagare al pensionato quanto disposto nella decisione, se successivamente accade che la sentenza favorevole di primo grado venga annullata in sede di appello l’ente previdenziale reclama la restituzione di quanto versato in base alla sentenza di primo grado.

Orbene, in tale ipotesi l’Inps non richiede, come sarebbe giusto, quello che effettivamente ha corrisposto al pensionato o più in generale all’avente diritto, ma reclama non solo quanto effettivamente andato ma anche l’Irpef che peraltro ha già prelevato da ciò che doveva. Nel senso che sia dato 770 ne richiede poi 1000 dimenticando che allorché ha corrisposto i 780 aveva già prelevato l’Irpef sui 1000 che avrebbe dovuto dare.

Cioè l’ente, in sostanza, incassa due volte, una volta la versa allo Stato, l’altra la trattiene per sé. Una appropriazione indebita di notevole entità.

Sull’argomento della ripetibilità dell’indebito al netto delle ritenute fiscali e non alludo le sezioni centrali della corte dei conti affermano che il pensionato e più in generale l’avente diritto a ragione è che anche secondo “ l’indirizzo più recente della corte di cassazione “ La ripetibilità delle somme deve avvenire al netto delle dette ritenute e non al lordo. Insomma l’Inps deve riprendersi quello che ha effettivamente dato e non un euro di più!

Le due sentenze della seconda sezione centrale d’appello della corte dei conti si devono alla penna del presidente Calamaro che ha ben indirizzato il collegio da lui presieduto.

Nel due sentenze testualmente così si esprimono: “ quanto al diritto al rimborso da parte dell’Inps di somme indebitamente percepite dal lavoratore, la cassazione nella sentenza 7 giugno 2008 numero 18.584 così si esprime al riguardo degli osservarsi e il diritto al rimborso dell’imposta che si assume indebita riscossa in tutto in parte mediante ritenuta alla fonte, spetta in prima istanza al sostituto d’imposta quale ai fini della ripetizione della stessa fornire la prova di aver subito detta di punta senza dovere altresì dimostrare che imposta è stata effettivamente incassata dall’erario. “

“ I principi espressi nella citata pronuncia numero 1484 del 2012 sono stati ulteriormente dalla sezione lavoro della corte di cassazione che con la recente ordinanza del 29 gennaio 2018 numero 2135 barda mila e 18 ha ricordato che l’onere della richiesta di restituzione delle ritenute fiscali è egualmente a carico sia del lavoratore sia del datore di lavoro richiamando le proprie la propria materia ed ha aggiunto altresì che va riconfermato il principio che ne datore di lavoro nei sostituto possono pretendere di ripetere somme al lordo delle ritenute fiscali, allorché le stesse non siano mai entrate nella sfera patrimoniale dei dipendenti in tal termini anche si è pronunciato il Consiglio di Stato sezione sesta 2 maggio 2009 con sentenza numero 1174 “.

La corte dei conti così conclude: “ il collegio ritiene che l’indebito pensionistico dichiarato ripetibile dal pensionato debba essere recuperato dall’istituto previdenziale al netto delle ritenute fiscali, trattandosi di somme non materialmente percepite dall’interessato e quindi non esigibile in restituzione nell’ambito del rapporto pensionistico tra le parti in causa. “

A questo punto si apre un problema che deve essere risolto con giustizia e rapidamente: quid delle appropriazione indebita compiute ai danni dei pensionati e più in generale degli aventi diritto da parte dell’Inps? Cosa si dice a coloro che hanno versato due volte, una volta pagati dallo Stato come ritenuta alla fonte sulle somme dovute e poi tenacemente ancora richiesta in sede di restituzione e questa volta non corrisposta allo stato la tenuta per sé?

A nostro avviso necessaria una istanza da parte degli interessati per farsi rimborsare la seconda Irpef corrisposta e non dovuta. Il nostro studio è a disposizione, come sempre per agire contro l’Inps.

 
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