Home Archivio Archivio Notizie Come e’ nata la questione della Doppia Indennita’ Integrativa Speciale

Come e’ nata la questione della Doppia Indennita’ Integrativa Speciale

In questa analisi sulla doppia I.I.S. è opportuno partire dal punto d’inizio; la sentenza 566/89 della Consulta, un punto d’inizio che non poteva essere nel tempo in alcuna maniera modificato da iniziative che non fossero legislative. Solo il legislatore, infatti, può decidere come seguire le indicazioni della Corte Costituzionale de jure condendo, cioè modificando il diritto fino ad allora vigente.

Non può essere posto in dubbio, che la sentenza 566/89 della Corte Costituzionale ha annullato, cioè ha espunto dal nostro ordinamento giuridico, l’art. 99 del D.P.R. 1092/73, con la seguente chiarissima formulazione che ripetiamo perché da essa è necessario che parta l’iter logico-giuridico di qualsiasi futuro esame del problema:
"La norma impugnata, tuttavia, (art. 99 del T.U. 1092/73) stabilendo la sospensione della corresponsione dell’indennità integrativa speciale nei confronti dei titolari di pensioni che prestino opera in favore dello Stato e degli altri enti pubblici, senza dare alcun rilievo alla misura dell’emolumento percepito per la nuova attività, si pone in parziale contrasto con l’art. 36, primo comma, della Costituzione.

Questa Corte ha già avuto modo di stabilire che la riduzione del trattamento di pensione, nel caso di concorso con altra prestazione retribuita, di per sé non è illegittima (sentenze n. 275 del 1976, n. 155 del 1969 e n. 105 del 1963), essendo ragionevole che il legislatore tenga conto della maggiorazione di compenso derivante al pensionato a seguito della nuova attività. Peraltro, in tale ottica, la diminuzione del trattamento pensionistico complessivo può essere giustificata e compatibile col principio stabilito dall’art. 36, primo comma, della Costituzione, solo ove sia correlata ad una retribuzione della nuova attività lavorativa che ne giustifichi la misura.

Ne deriva che non sono legittime norme che, come quella impugnata, implicano una sostanziale decurtazione del complessivo trattamento pensionistico, senza stabilire il limite minimo dell’emolumento dell’attività esplicata, in relazione alla quale tale decurtazione diventa operante. L’art. 99, quinto comma, del d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092, va quindi dichiarato illegittimo in quanto non ha stabilito il limite dell’emolumento per le attività alle quali si riferisce dovendosi ritenere ammissibile, al di sotto di tale limite, il cumulo integrale fra trattamento pensionistico e retribuzione, senza che sia sospesa la corresponsione dell’indennità integrativa.


Nel rispetto del principio di ragionevolezza, la fissazione di detto limite compete al legislatore, al cui intervento è rimessa, pertanto, la riformulazione della norma.

Per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
Dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 99, quinto comma, del d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092 (Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato).


Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, 13 dicembre 1989."

E’ quindi stabilito dalla stessa Corte Costituzionale che solo il legislatore potrà in futuro intervenire sul problema e perciò la disamina della questione vede in primo piano la verifica dell’ esistenza di interventi legislativi sul tema, restando esclusa qualsiasi rilevanza di interventi di altri organi che non si identifichino nel legislatore.

II
GLI INTERVENTI DEL PARLAMENTO


Dal 1989, dopo la suindicata decisione della Corte Costituzionale, il Parlamento non ha più ritenuto di dettare nuove norme in tema di I.I.S., né ha posto dei limiti della stessa in casi di cumulo di due trattamenti.

Anzi, tale emolumento - che, ricordiamolo, nel vecchio ordinamento era considerato come "voce accessoria" dello stipendio (e, quindi della pensione) e non parte integrante dello stesso tant’è che non veniva neanche liquidata la buonuscita e solo con un nuovo intervento della Corte Costituzionale (sentenza 243/93) poi recepito dal legislatore con la legge 89/94 si risolse la problematica - fu definitivamente riconosciuto dalla legge 724/941, art. 15, comma 3, "parte integrante degli elementi retributivi assoggettati a contribuzione" (e, di conseguenza, della pensione) (1).

E le leggi successive legge 335/95, la Finanziaria 2007 (c. 774,775,776 ( art,1), il D.L. 112/2008 poi convertito in legge 13/2008, hanno tutte ribadito il ruolo che occupa la I.I.S.

E’, dunque, solo agli interventi del legislatore ispirati dalla citata sentenza della Corte Costituzionale che deve farsi riferimento e non ad interpretazioni di fantasia o di comodo che tentino di modificare la palese evidenza del disposto della Consulta: L’art. 99 del D.P.R. 1092/73 è "cancellato". Solo il legislatore, se vorrà, potrà intervenire, così come è intervenuto – si sottolinea senza disporre limitazioni di sorta (come il minimo INPS ) - ma stabilendo, definitivamente, che la I.I.S. deve essere corrisposta a tutti essendo una componente dello stipendio e, di conseguenza, della pensione.

Ne consegue che le sentenze delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti, basate su argomenti estranei al diritto, come la "nullatenenza" (1/2000/QM); minimo INPS (14/2003; 2/2006); o ad una interpretazione ricostruttiva sulle successive sentenze della stessa Consulta, peraltro superate dalle più recenti che non vengono neppure esaminate (438/98), 516/2000, 517/2000, 89/2005; etc…) sono nulle sul piano giuridico perché contrarie al decisum della sentenza 566/89 della Corte Costituzionale ed a precise norme di legge. Anche perché questo tipo di decisione è un parere la cui validità non oltrepassa il caso di specie.

Ricordiamo che la sentenza 566/89 della Corte Costituzionale ha prodotto i suoi effetti nell’ordinamento giuridico il giorno successivo alla sua pubblicazione sulla G.U. ex art. 136 della Costituzione.

E’ ovvio che, stante il tenore del suo dispositivo, da quel giorno l’art. 99 del T.U. 1092/73 che prevedeva il divieto di cumulo tra le I.I.S. di due pensioni pubbliche o di due trattamenti pubblici non esiste più. La stessa Corte Costituzionale, con il pronunciarne l’annullamento ha esplicato ed esaurito il suo potere. Né può intervenire nuovamente sul caso già deciso per mitigarne e modificarne la portata.

DUNQUE, SOLO IL LEGISLATORE può intervenire e modificare questa situazione!

Nessun altro può farlo perché non ne ha i poteri, il potere cioè di riammettere nel diritto vigente una norma da esso espunta, ex art.136 della Costituzione.

Come detto, ciò non può farlo neppure la Corte Costituzionale poiché altrimenti, modificando, in ipotesi, una sua precedente sentenza che abbia dichiarato illegittima una norma di legge spenderebbe un potere che più non ha con riferimento al caso di specie. Il divieto della doppia I.I.S. non c’è più da allora: Le sentenze "interpretative" che mirano a farlo rivivere sono cedevoli e contra legem.

III
LA GIURISPRUDENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE


Tantoppiù che la Corte Costituzionale ha sempre respinto i ricorsi tendenti in vario modo sia a provocare la revivescenza – impossibile – della norma espunta, sia a farsi confortare nelle decisioni che da questa abolizione derivano (vedi da ultimo l’ordinanza 89/2005 Corte Costituzionale). I recentissimi tentativi di alcune sezioni giurisdizionali della Corte dei Conti di interpretare (rectius, manipolare) le decisioni della Consulta, di ignorare le decisioni più recenti della stessa: 437/98, 516/200,517/2000, 89/2005, 74/2008 e la 119/2008 della stessa, di obliterare peranco le chiare regole interpretative del c.774 dell’art 1 della L.F. 2007, tendono sempre a "CANCELLARE" ciò che ha fatto e ribadito da sempre la Corte Costituzionale, la quale anche nelle sue ultime pronunce non ha assolutamente validato le decisioni delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti per ciò che concerne il "minimo INPS", la "nullatenenza" o la "non debenza", etc., tutti concetti estranei al diritto e frutto di manipolazioni "interpretative" estranee alla legge.

Come abbiamo ricordato all’inizio, la Corte Costituzionale è stata chiamata più volte a pronunciarsi sulla stessa questione (!) e sembrava aver posto la parola "fine" con la Sentenza 516 del 21 novembre 2000, laddove aveva chiaramente stabilito che: "Deve ritenersi che un divieto generalizzato di cumulo di indennità di contingenza (o indennità equivalenti nella funzione di sopperire ad un maggior costo della vita) sia illegittimo dal punto di vista costituzionale quando, in presenza di diversi trattamenti a titolo di attività di servizio o di pensione (ovviamente quando non vi sia una incompatibilità), non sia previsto (v. sentenza n. 566 del 1989; n. 376 del 1994) un ragionevole limite minimo di trattamento economico complessivo (o altro sistema con un indice rapportato alle esigenze di una esistenza libera e dignitosa del lavoratore-pensionato e della sua famiglia o del pensionato con pluralità di posizioni assicurative), al di sotto del quale il divieto debba essere necessariamente escluso.

Giova chiarire che l’illegittimità costituzionale non deriva dal divieto di cumulo, di per sé non incostituzionale in relazione alla originaria funzione della indennità di contingenza (o similare) come elemento aggiuntivo (correlato a percentuale di stipendio o pensione) e separato dalla retribuzione o pensione, con finalità di adeguarla ad un livello minimo rispetto alle variazioni del costo della vita: ma si verifica in presenza di divieto di cumulo di indennità di contingenza (o similare) generalizzato, cioè senza che sia fissato un limite minimo o trattamento complessivo per le attività alle quali si riferisce, al di sotto del quale non debba operare il divieto stesso."


Nelle decisioni n. 516/2000 e 517/2000, la Consulta affermò che "il giudice rimettente (C.Cost. e Corte dei Conti) muove da un erroneo presupposto secondo cui persisterebbe nell’ordinamento vigente un divieto di cumulo di I.I.S. su pensioni o retribuzioni. Un divieto di cumulo caducato non può rivivere sotto forma di interpretazione senza un intervento del legislatore".

Esse decisioni precisarono che la Indennità Integrativa Speciale o quale che sia il nome che viene attribuito a questa voce stipendiale (la Corte Costituzionale ha considerato equipollenti le espressioni I.I.S., indennità di contingenza o indennità di carovita), deve essere corrisposta su ognuna delle posizioni previdenziali accese, quale che sia l’ente erogante. Essa è dovuta – dicono testualmente i Giudici della Consulta su "PLURIME POSIZIONI PREVIDENZIALI".

Tutto ciò sostanzialmente esclude che si possa "tagliare" una delle due I.I.S. dovute al pensionato su una duplice posizione previdenziale. Ciò sarebbe contrario sia alla legge, sia alle pronunce della Consulta. (vedi anche, oltre quelle già evidenziate la sentenza 243/93 della Corte Costituzionale nella quale si afferma a tutte lettere che la IIS fa parte integrante dello stipendio e quindi della pensione.).
E’ proprio su questo concetto, diremmo basilare, che si fonda anche la giurisprudenza della Corte Suprema di Cassazione che in varie ed anche recenti pronunce sul tema specifico della doppia IIS tra pensioni pubbliche e private, seguendo rettamente le sentenze della Corte Costituzionale sopra richiamate, ha statuito che le IIS SULLE DOPPIE PENSIONI SI CORRISPONDONO ENTRAMBE INTERAMENTE ( V. 4465/2000 E 3778/2007).

Più in dettaglio, la stessa Corte Costituzionale, come detto, nella sentenza 516/2000 e nell’ ordinanza 517/2000, precisò che la Indennità Integrativa Speciale o indennità di contingenza (o quale che sia il nome che viene attribuito a questa voce stipendiale, sottolinearono i Giudici della Consulta) deve essere corrisposta su ognuna delle posizioni previdenziali accese, quale che sia l’ente erogante.
La I.I.S. o indennità di contingenza è una parte integrante dello stipendio e, di conseguenza della pensione. Tutti i lavoratori pubblici e privati la percepiscono sulla busta paga e poi sulla pensione.
Da ultimo non possiamo che rimanere interdetti di fronte al fatto che alcuni giudici della Cote dei Conti sembrano, altresì, ignorare che già dalla sentenza 566/89, la Corte Costituzionale ha annullato l’art. 99 del T.U. 1092/73 in parte qua, sancendo la illegittimità costituzionale del divieto di cumulo della I.I.S. su doppia pensione statale e, quindi, autorizzando la prestazione della doppia indennità integrativa speciale.

Da allora la posizione dei giudici della Consulta non è mai mutata, anzi è stata riconfermata con le sentenze 438/98, 516/2000 e ordinanza 517/2000, ed infine la posizione delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti (Organo consultivo il cui parere vale solo per il caso deciso) è stata sconfessata sia con l’ordinanza 89/2005 della Corte Costituzionale che ha ritenuto inammissibili le ordinanze di remissione della Corte dei Conti Sicilia e Sardegna sul tema specifico, sia dalle sentenze delle Sezioni Giurisdizionali Centrali della Corte dei Conti. Trattasi di migliaia di sentenza dettate dai Giudici di tutte le Sezioni regionali e Centrali della Corte di Conti e soprattutto da parte della II E III Sezioni Centrali.Le ulteriori decisioni della Corte Costituzionale n. 74/2008 e 119/2008 della Corte Costituzionale hanno ritenuto inammissibili le ordinanze di remissione della Corte dei Conti sul tema specifico e non hanno minimamente accennato al “minimo” INPS o alla “nullatenenza” pur avendo fatto una disamina molto attenta della integralità del problema, ma anzi hanno ribadito le loro precedenti pronunce sul tema ed hanno validato ed accettato la norma di interpretazione autentica del c. 774 dell’art. 1 della richiamata L.F. 2007.

IV
LA NORMA DI INTERPRETAZIONE AUTENTICA CONTENUTA NELLA L.F. 2007 (c. 774, 775, 776 Art. 1)


Né deve dimenticarsi che il legislatore ha dettato una norma di interpretazione autentica di notevole chiarezza; il c. 774 (per le pensione di reversibilità) ed a necessario complemento i c. 775 e 776 dell’art. 1 della L.F. 2007.

C. 774. L’estensione della disciplina del trattamento pensionistico a favore dei superstiti di assicurato e pensionato vigente nell’ambito del regime dell’assicurazione generale obbligatoria a tutte le forme esclusive e sostitutive di detto regime prevista dall’art. 1 comma 41, della legge 8 agosto 1995, n. 335, si interpreta nel senso che per le pensioni di reversibilità sorte a decorrere dall’entrata in vigore della legge 8 agosto 1995, n. 335, indipendentemente dalla data di decorrenza della pensione diretta, l’indennità integrativa speciale, parte integrante del complessivo trattamento pensionistico percepito, è attribuita nella misura percentuale prevista per il trattamento di reversibilità".

Perciò, per le pensioni di reversibilità nate prima, si continua a seguire la vecchia regola, anche perché il successivo c. 776 ha abrogato l’art. 15 c. 5 della L. 724/94 ex NUNC cioè solo decorso il 15° giorno dalla pubblicazione sulla G.U.

In ogni caso la norma citata afferma due concetti che vale la pena di sottolineare:
1) che quella dettata dal legislatore è una interpretazione autentica, valida perciò ex tunc e non ex nunc, che stabilisce una netta differenziazione quanto al trattamento tra pensioni di reversibilità nate prima e dopo l’entrata in vigore della riforma della L.335/95. Solo alle prime viene attribuita l’IIS per intero, mentre sulle seconde essa viene corrisposta al 60%.
2) che la I.I.S. è parte integrante del trattamento pensionistico. C. 775. Sono fatti salvi i trattamenti pensionistici più favorevole in godimento alla data di entrata in vigore della presente legge, già definiti in sede di contenzioso, con riassorbimento sui futuri miglioramenti pensionistici.

Ovviamente, quelli che hanno già ricevuto prima della regola di interpretazione autentica del c. 774 il pagamento della seconda IIS anche su pensione di reversibilità nata dopo il crinale temporale stabilito dal Parlamento, cioè il 16 settembre 1995, data di entrata in vigore della riforma Dini, vengono così posti al riparo da richieste di restituzione!

C. 776. E’ abrogato l’art. 15, comma 5, della legge 23 dicembre 1994, n. 724
Ex NUNC, altrimenti si alterano le norme stabilite dalle cd. Preleggi al C.C.!!! Qualsiasi altra interpretazione cozza contro la lettera e la ratio della norma

V
IL CRITERIO DEL MINIMO INPS E’ INAPPLICABILE PERCHE’ NESSUNA PENSIONE PUBBLICA + L’I.I.S. E’ MAI STATA O PUO’ ESSERE INFERIORE AL MINIMO INPS DISPORRE PER L’ATTRIBUZIONE DEL MINIMO INPS E’ DUNQUE UN PURO E SEMPLICE "NONSENSE"!


Il discostarsi dalla linea maestra del diritto, della legge, della norma quale la volle il legislatore conduce ad "interpretazioni" che in realtà sono manipolazioni della legge, che conducono sempre alla obliterazione dei diritti con pessimi risultati sia per la giustizia, sia per la morale.
Come si può chiamare chi, dimentica che le sentenze della Corte Costituzionale, una volta che hanno estolto dall’ordinamento una norma (come nel caso di specie, l’art. 99, il divieto di cumulo) con la sentenza 566/89, dichiarandolo illegittimo fino ad un intervento del legislatore che fissasse la misura della II^ I.I.S. compatibile con la sentenza della Corte Costituzionale sopra commentata), NON possono essere riscritte, neppure da sentenze successive!?
E come si può definire chi, invece di fare giustizia, sulla base delle norme poste dal legislatore, che dopo anni si è pronunciato, pretendono di applicare una "regola" che è un vero e proprio espediente, molto discutibile sul piano giuridico e morale, perché applicare il criterio del MINIMO INPS nel caso di specie, cioè alla doppia I.I.S. su due pensioni o due trattamenti statali, nel senso che sulla prima delle due pensioni si riscuote la I.I.S., mentre sulla 2° questa si percepirebbe SOLO se la pensione stessa + la I.I.S. fosse INFERIORE AL MINIMO INPS (436,14 €. con decorrenza 1/1/2007) SIGNIFICA NON ATTRIBUIRLA MAI PERCHE’ NESSUNA PENSIONE STATALE + I.I.S. E’ MAI STATA INFERIORE AL MINIMO INPS ?!
Perciò le sentenze che attribuiscono la doppia I.I.S. chiarendo che la seconda verrà percepita solo se in unione con la pensione darà un risultato inferiore al MINIMO INPS, sono in realtà sentenze che non raggiungono alcun obiettivo giuridico perché non attribuiscono NULLA; ed i loro autori ben lo sanno o, in quanto esperti di discipline pensionistiche, dovrebbero sapere.

VI
LE SEZIONI RIUNITE DELLA CORTE DEI CONTI CONTRO LA GIURISPRUDENZA COSTITUZIONALE E CONTRO LA LEGGE DI INTERPRETAZIONE AUTENTICA


Sfortunatamente, PRIMA CHE INTERVENISSERO I DETTI FATTI GIURIDICI, le Sezioni Riunite della Corte dei Conti, con sentenze n. 14/2003/QM e 2/2006/Q.M. successive, hanno inteso riproporre il cosiddetto "minimo INPS" sui trattamenti pensione-pensione; ma tale interpretazione non è stata accolta né applicata dalla quasi totalità delle successive sentenze della Corte stessa, né in primo grado né in appello. Viene oggi per così dire "rispolverata" contro le dette indicazioni da alcuni giudici di I° grado (Lombardia) e d’appello (II e III Sezione Centrale d’Appello) e ciò in contrasto con la sentenza della Corte dei Conti, Sezioni Centrali d’Appello della Sicilia, Puglia, Toscana, che rettamente continuano a seguire il filone giurisprudenziale fedele alle indicazioni della legge e della Corte Costituzionale.

Ciònonostante – e veniamo finalmente all’Ordinanza della Corte Costituzionale che qui pubblichiamo, in stralcio per la parte "in diritto" integralmente – alcune Sezioni della Corte dei Conti hanno inteso riproporre ancora una volta la "vexata quaestio" alla Consulta. E questa ha risposto in maniera non equivoca con la ordinanza 89/2005.

Dalla lettura di questa ordinanza si vede come le argomentazioni delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti siano state ancora una volta disattese e come la pronuncia della Corte Costituzionale sia stata chiarissima nel dire:
"che i remittenti, pur non ignorando l’esistenza nella giurisprudenza contabile successiva agli ultimi interventi di questa Corte in materia di indennità integrativa speciale (cfr. ordinanza n. 438 del 1998, sentenza n. 516 del 2000, ordinanza n. 517 del 2000) di diversi orientamenti non tutti affermativi della persistenza del divieto di cumulo della indennità integrativa speciale in caso di titolarità di più pensioni, non spiegano le ragioni per le quali ritengono di non adottare l’opzione interpretativa che siffatta persistenza esclude;
che, secondo un principio non discusso e più volte espressamente affermato da questa Corte, una normativa non è illegittima perché suscettibile di una interpretazione che ne comporta il contrasto con precetti costituzionali, ma soltanto perché non può essere interpretata in modo da essere in armonia con la Costituzione;
che i remittenti non hanno espressamente affermato che nessuna altra interpretazione della norma censurata è possibile se non quella che genera i dubbi di costituzionalità da loro manifestati, e tantomeno hanno esposto le ragioni di tale esclusione; che alla Corte viene così richiesto di dirimere un contrasto sulla interpretazione della legge ordinaria;
che pertanto la questione è manifestamente inammissibile."
(ord. 89/2005)
Che si vuole di più?!
Perché insistere in "interpretazioni" sempre meno sostenibili?! Che, peraltro, creano due conseguenze negative:
  1. rendono impossibile applicare alle poche centinaia di casi rimasti in piedi lo stesso trattamento favorevole che agli altri precedenti (nelle stesse condizioni di fatto e di diritto), il che crea una grave disparità di trattamento tra "fortunati" e meno "fortunati";
  2. per conseguire un fine di “risparmio erariale” ben modesto si sovvertono leggi, sentenze della Corte Costituzionale, della stessa Corte dei Conti, etc.

VII
LE SEZIONI CENTRALI DELLA CORTE DEI CONTI


Tant’è che le Sezioni Centrali della Corte dei Conti, ad esempio quella della Regione Sicilia, hanno emanato tre sentenze favorevoli, la n. 258/A/2007, la n. 315/A/2007 e la n. 151/A/2008 (che si allegano) che hanno respinto l’appello proposto dall’INPDAP sul tema della doppia I.I.S. Evidentemente, si oblitera che le Sezioni Riunite della Corte dei Conti sono un organo consultivo che da pareri sulle vicende legali o questioni ad essa rimesse dalla varie Sezioni Centrali e Regionali della stessa Corte. Il valore di tali pareri non si estende oltre il caso concreto da esse deciso.

La “Cassazione” della Corte dei Conti sono, invece, le Sezioni Centrali d’Appello, organi giurisdizionali che decidono in ultima istanza e che hanno sempre pacificamente sconfessato la suddetta decisione delle Sezioni Riunite (vedi ex plurimis: sentenza n. 66/2001 della III° Sezione Centrale – sentenza n. 403/2003 della III° Sezione Centrale – sentenza n. 119/06 della III° Sezione Centrale, sentenza 258/A/2007, 315/A/2007, 151/A/2008, etc… ).(Pres. Pellegrino ed a turno TUTTI i giudici della III Sezione Centrale) le Sezioni Centrali così per anni si sono espresse:
"Non è condivisibile il parere delle SS.RR. per diverse ragioni….. Nella ordinanza n. 517/2000 della Corte Costituzionale è stata esaminata anche la posizione di un fruitore di doppio trattamento pensionistico come può facilmente dedursi dalle premesse contenute nella stessa Ordinanza ove la Corte Costituzionale riconosce che “il giudice rimettente muove da un erroneo presupposto secondo cui persisterebbe nell’ordinamento vigente un divieto di cumulo di I.I.S. su pensioni o retribuzioni ed afferma che “un divieto di cumulo caducato non può rivivere sotto forma di interpretazione senza un intervento del legislatore".

Stupisce che proprio la III Sezione Centrale con lo stesso presidente e gli stessi magistrati dopo avere emesso migliaia di sentenze di questo tipo vogliano abbracciare la teoria del minimo INPS o della non debenza della 2^ I.I.S. ignorando anche tutta la loro stessa giurisprudenza, nonché quella della Corte Costituzionale ed anche l’interpretazione autentica voluta dal legislatore!!!
Analogo atteggiamento sembra essere stato assunto – sempre contro le precedenti sue stesse statuizioni - dalla II Sezione Centrale ove il Presidente del Collegio ed estensore della sentenza 4O9/A/2008 D’Aversa - recependo la sentenza n. 2/2006/Q.M. - afferma perentoriamente:
"Costituisce principio consolidato il divieto di cumulo tra due indennità integrative speciali in caso di godimento di plurimi trattamenti pensionistici…pertanto al percettore va garantita sugli ulteriori trattamenti di cui è titolare rispetto al primo la salvaguardia del cosiddetto minimo INPS, previsto dal Fondo Pensioni Lavoratori dipendenti"PROBABILMENTE EGLI NON SI E’ RESO CONTO CHE COSI’ SCRIVENDO HA ROVESCIATO E CAPOVOLTO QUANTO SOLENNEMENTE AFFERMATO DALLA STESSA CORTE COSTITUZIONALE NELLE DECISIONI 516 E 517/2000!!!E QUANTO DECISO DAI SUOI STESSI COLLEGHI E DAL PARLAMENTO!!! (vedi pagg. 7-8 di questo scritto)

Concludiamo.
Non si può giuridicamente e moralmente accettare che una questione già risolta dalla Corte Costituzionale, dal legislatore e dalla stessa Corte dei Conti, venga improvvisamente stravolta e le decisioni favorevoli emesse in migliaia di sentenze, rovesciate in danno delle poche centinaia di casi residui!
Il divieto di cumulo della I.I.S. su più pensioni non esiste più sin dal 1989. I contrasti giuridici, insorti improvvisamente - dopo anni di pacifica giurisprudenza favorevole in ossequio al dettato della Corte Costituzionale - all’interno della Corte dei Conti e di talune Sezioni sono, a nostro avviso, espedienti per "rubare" ai pensionati poche lire dalle loro pensioni, per rubare loro la Indennità Integrativa Speciale sulla quale, in costanza di lavoro, hanno pagato i contributi.Lo Stato non deve economizzare sulla pelle dei pensionati!Questa è una vergogna che in un Paese civile, quale pretende essere l’Italia, un Paese “culla del diritto” non si può permettere!

La Consulta dei Pensionati
Il Segretario Generale dr. Alessandro Pascolini

1 La legge 724/94, art. 15, comma 3, così detta:
"In attesa dell’armonizzazione delle basi contributive e pensionabili previste dalle diverse gestioni obbligatorie dei settori pubblico e privato, con decorrenza dal 1° gennaio 1995, per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni ed integrazioni, iscritti alle forme di previdenza esclusive dell’assicurazione generale obbligatoria, nonché per le altre categorie di dipendenti iscritti alle predette forme di previdenza la pensione spettante viene determinata sulla base degli elementi retributivi assoggettati a contribuzione, ivi compresa l’indennità integrativa speciale, ovvero l’indennità di contingenza, ovvero l’assegno per il costo della vita spettante".
E’ così palese e non dibattibile che la I.I.S. o indennità di contingenza, o comunque si voglia chiamarla (i sinonimi definiscono lo stesso istituto, secondo la Corte. Costituzionale) è dovuta a TUTTI i pensionati pubblici e privati Sul punto la Corte dei Conti a Sezioni Riunite riconobbe con la sentenza n. 8/2002/QM che la legge testè riprodotta attribuiva a tutti coloro che fossero andati in quiescenza prima dell’1.1.1995 la I.I.S. al 100% sulle pensioni di reversibilità..
 
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