Home Archivio Archivio Notizie A chi conviene? - di Filippo de Jorio - Il Borghese

A chi conviene? - di Filippo de Jorio - Il Borghese

NOI NE parlavamo già da tempo su queste colonne, ma la classe dominante ha "scoperto" soltanto negli ultimi giorni una realtà molto spiacevole, di cui porta una buona parte di responsabilità:l'Italia è stata colpita da una brutta malattia:la stagflazione , cioè stagnazione e declino economico accompagnata da tassi di inflazione crescenti, con delle forti complicazioni, costituite dalla flessione dei consumi, dalla discesa agli inferi della domanda interna e dall'impoverimento di buona parte dei ceti medi.

Ci rendiamo conto dell'orrore che il suono stesso di questa parola suscita negli addetti alla politica economica del paese.Tremonti non l'ha mai pronunciata.Draghi neppure.L'unico che ha avuto coraggio di evocarla a tutta pagina è stato il giornale di Confindustria del 16 luglio.Il Sole 24 ore scopre e denuncia che l'Italia è in stagflazione.

Duole dirlo, ma questa situazione è, soprattutto, il risultato di una serie di errori che devono indubbiamente riferirsi alla gestione fallimentare di Prodi e Padoa Schioppa, ma che non sono stati ancora corretti da questo governo e che, fondamentalmente, sono iniziati molto tempo fa, con il Governo dell'economia affidato ad Amato nel 1992.

Venendo al tema di oggi, Tremonti è stato esplicito nel dire che non potrà fare nulla, per nessuna categoria, per nessun altro problema, prima della realizzazione del Federalismo Fiscale.

Il che vuol dire che almeno per qualche tempo, non necessariamente breve, gli errori di fondo della politica italiana non potranno avere alcuna cura.

Per completezza occorre ricordare che il Ministro dell'Economia, in altra occasione ed anche di fronte alle Camere, ha detto che nei conti dello Stato non ci sono "tesoretti", ma soltanto cifre precedute da segno meno.Ha anche teorizzato sulla difficoltà della situazione economica interna ed internazionale che obliga il governo ad agire prima della bufera per salvare il salvabile da una crisi che potrebbe evocare quella epocale del 1929.

Ebbene, sono proprio queste giuste considerazioni sulla situazione economica che dovrebbero portare il governo, anzi l'intera classe politica, ad una riflessione più matura e ponderata, almeno per i tempi di realizzazione, sul Federalismo fiscale il cui costo non è ancora esattamente prevedibile, così come ne sono indecrittabili gli effetti a medio e lungo termine sul piano politico e sociale.

C'è anche un'altra ragione per augurarsi un meditato rinvio per meglio studiarne le probabili risultanze.La fretta di Bossi e dei suoi di accaparrarsi il "loro" obiettivo è sospetta.Tutti sappiamo che se una cosa è interesse loro non è di interesse nostro.La folle cafonaggine del capo del cosiddetto "Carroccio" ci dovrebbe rendere tutti molto più accorti (Se pensiamo bene il fatto che questa gente sia arrivata a ricoprire posti di ministro, o altri di pari importanza, la dice lunga sul degrado del Paese!).Riteniamo che a Tremonti, che spesso abbiamo definito il più colto dell'équipe di governo, che, tuttavia, spesso incorre in non chiari episodi di avventurismo dialettico, più degno di un "mago" che di un uomo che dovrebbe ragionare in termini si realtà comprovate e di numeri, non sfugga che è arbitrario sostenere che la situazione italiana è meno grave delle altre economiche europee.Anzi essa è più grave perchè connotata da qualcosa che negli altri Paesi europei non c'è:l'impoverimento dei ceti medi con tutto ciò che ne consegue.

Siamo altresì convinti che gli errori commessi da tutti i governi, non ultimo quello di Prodi, si incentrano nella cancellazione dei problemi di questa classe media che viene da anni bastonata e sopporta pressochè da sola, il peso ed il costo della incongruità delle classi politiche degli schieramenti contrapposti che hanno volta a volta "occupato" tutte le aree di responsabilità e di potere, tutti i "posti" disponibili con un personale assolutamente privo del know how, che è convinta, purtroppo, che i sacrifici ingiustamente imposti possano continuare per sempre.

Ci chiediamo perciò cosa mai significa in questo quadro di incertezza ed anche di paura sollecitato dall'ultimo intervento di Bernanke (preoccupato, per la prima volta, dai sintomi di declino dell'impero americano!) e dalle notizie poco confortanti che arrivano dalle piazze europee ed internazionali, questa dichiarazione di Tremonti che praticamente suona come uno stop a tutte le iniziative per mantenere le promesse elettorali, che vengono bloccate per lasciare posto all'attuazione del Federalismo fiscale?

Per rispondere a questa domanda occorre tenere presente il passato.

Dobbiamo cioè ricordare che Tremonti è stato considerato da sempre il vero capo della delegazione della Lega e del governo e che ciò che lui dice è sostanzialmente già concordato con la Lega stessa.In questa luce si spiegano le dichiarazione bellicose di Bossi, di Calderoli e dello stesso Maroni sul tema "o federalismo fiscale o rivoluzione!".La verità è che per conseguire il suo obiettivo questa gente sarebbe disposta a farlo anche con D'Alema, anche con Veltroni, con chiunque, ed anche, se potessero, senza Berlusconi.

Ora, a parte i membri della societas politica, della "casta" interessata ai voti della Lega in Parlamento, voti che fanno gola, sia alla maggioranza che attualmente ne fruisce, sia all'opposizione del Pd che li corteggia da sempre, sono in pochi a giurare sulla attendibilità di Bossi e della sua squadra.Si tratta di gente "fuori controllo" che può combinare guai a getto continuo.E ben lo sanno i loro alleati!

Certo il "presunto" federalismo fiscale, cioè la spartizione dei soldi delle imposte tra le regioni in proporzione di quanto hanno pagato i contribuenti delle stesse, significa un grosso affare per i governatori e le loro classi dirigenti.

Avranno più denaro e perciò più potere da spartire.Ma questo è un buon affare per tutti i cittadini?

L'aumento dei poteri e dei soldi in mano alle classi dirigenti regionali è a favore o contro la generalità degli altri consociati?

Non è forse legittimo il timore che esso si esaurisca in una ulteriore spesa di pubblico denaro con una redistribuzione assolutamente non conforme ai princìpi di giustizia meritocratica, nel senso che saranno i "ceti rampanti" ad impadronirsene?

Per rispondere a questi quesiti occorre ricordare che dopo la riforma del titolo V° della Costituzione la spesa regionale è divenuta potenzialmente maggiore nel suo complesso di quella dello Stato.

La spesa regionale galoppa dalla istituzione di queste autonomie e continua inarrestabile, impedendo di fatto qualsiasi possibilità reale di risanamento del bilancio e di riequilibrio a favore delle categorie più svantaggiate, come quella dei pensionati che rappresentano da soli, con i loro 22 milioni di voti, la "maggioranza sofferente" del Paese di cui nessuno vuole occuparsi.

Quanto alla spesa regionale, la Legge cosiddetta La Loggia (131/2003) e la sentenza 258/2004 della Corte Costituzionale hanno aggravato la situazione in ogni campo, consentendo tutto, perfino in politica estera!

Nella gestione del potere regionale, escluse naturalmente le regioni asseritamente virtuose che si contano, fino a prova contraria, sulle ditadi una sola mano, siamo, purtroppo, molto lontani da qualsiasi modello di efficienza, (ed anzi come hanno abbondantemente dimostrato sia il caso Abruzzo, sia gli altri continui scandali sanitari che hanno visto ben 9.000 politici e funzionari indagati o arrestati) molto prossimi a veri e propri fenomeni criminali.Perciò la scelta di rafforzare le autonomie con l'adozione del regionalismo fiscale che, secondo Tremonti, deve essere attuata prima di ogni altra iniziativa per la realizzazione del programma, ci fa capire che in questo clima la perequazione delle pensioni, così necessaria per 22 milioni di persone ed anche per ridare slancio ai consumi ed alla domanda interna e di conseguenza a tutta l'economia, non sarà per domani e neppure per dopodomani.

Scelte sbagliate, anzi sbagliatissime (come quella retromonetarista e sostanzialmente inutile della Banca Centrale europea che non ha voluto tenere conto del fatto che l'aumento del tasso di sconto per i cittadini europei non serve a nulla perchè l'inflazione deriva da fenomeni esogeni, come l'aumento delle materie prime), scelte contrarie alla ragione, alla logica ed anche alla scienza economica.

Ecco perchè la posizione di Tremonti e quella della Lega sul piano del Federalismo fiscale non sembrano in armonia con l'interesse nazionale.

Vogliamo essere ancora più chiari:sostenere l'asserita priorità politica del "Federalismo fiscale" differendo la soluzione del problema dei pensionati e dei ceti medi impoveriti, di cui nessuno può non accorgersi, soprattutto nell'attuale momento di crisi, significa aggravare la situazione generale dell'economia che peggiora essenzialmente per il calo dei consumi e della domanda interna, provocato dall'assenza dal mercato di gente che non ne può più e che, a considerare le cose realisticamente, costituisce, però, la maggioranza assoluta dell'elettorato italiano.

A questo punto il ricatto della Lega nei confronti del governo è più che un sospetto!

E tale condizione rende più vulnerabile il Berlusconi quater, molto più di quanto possa apparire a prima vista perchè in realtà l'opposizione sarebbe felice di riprendersi il Bossi ed i suoi con tutti gli onori, così come fece nel '94 con le conseguenze che tutti conosciamo.

La situazione è difficile.Ci vorrà molta saggezza e prudenza per gestirla.Di certo, però, non ci salveranno le "grandi opere", favoleggiare sulle quali ci pare impossibile, a meno che il solito Tremonti non abbia scoperto come far soldi in un Paese esangue.
 
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