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MATTARELLA, Salvini …ed altre storie

Dobbiamo pur confessarlo. Questo Salvini, con la sua aggressività plebea, (così la definimmo su questo giornale profetizzando la sua vittoria alle elezioni del 4 marzo) ci sta diventando simpatico. Parla chiaro, senza finzioni, dicono che cerchi soltanto il consenso elettorale (ma come dargli torto dato che siamo in democrazia) e per la prima volta dopo anni ed anni di mortificazioni e di errori ci ha fatto ritrovare un po’ di dignità nel contesto europeo, dove di schiaffoni e di calci in faccia ne abbiamo presi parecchi!

Sotto questo aspetto Salvini è molto diverso dal suo ex alleato Berlusconi che ci prende in giro da anni e a parte il suo ego smisurato ci ha regalato soltanto tradimenti agli amici e sconfitte da ogni parte. Sarà bene ricordare che tutti gli enormi problemi che ci vengono dalla Libia sono figli del più grande tradimento della sua carriera, quello contro un uomo al quale aveva addirittura baciato le mani, Gheddafi, e che gli aveva dato, con il trattato di amicizia italo-libico, un dono prezioso e cioè il permesso di estrarre ben due milioni di barili di petrolio al giorno, con ciò incorrendo, contemporaneamente, nella ostilità francese e nella ingratitudine berlusconiana. Quest’ultima consentì ad accecare i radar libici e permise l’offensiva aerea che distrusse il Rais, dando quel paese in mano all’anarchia.

Salvini è però incorso in un errore fondamentale: la candidatura, alle ultime elezioni, di Umberto Bossi, che ha fatto ridiventare senatore, gli impedisce di dimostrare che la Lega 2018 è ben diversa e non ha parentele con la Lega Nord di infausta memoria, infausta perché ha una immagine pubblica ormai rovinata dalle «imprese» dello stesso Bossi e di «amministratori» che si chiamavano Balocchi e Belsito.

Così, con queste premesse, la sentenza della II° Sezione Penale della Corte di Cassazione che condanna la Lega a restituire al pubblico erario circa 50 milioni di contributi mal adoperati o addirittura spariti, è una disgrazia politica molto grave anche per chi sente di avere «il vento in poppa» come Salvini.

Nel disporre il sequestro, la Corte ha giustamente detto che: «La fungibilità del denaro e la sua stessa funzione di mezzo di pagamento non impongono che il sequestro debba necessariamente colpire le medesime specie monetarie illegalmente percepite, ma la somma corrispondente al loro valore nominale, ovunque venga rinvenuta, una volta accertato, come nel caso in esame, il rapporto pertinenziale quale relazione diretta, attuale e strumentale, fra il denaro oggetto del provvedimento di sequestro ed il reato del quale costituisce il profitto».

Perciò la misura può colpire anche i fondi che pervengono in mano alla Lega nel corso della gestione Salvini.

I fatti risalgono alla Lega di Bossi e non sono esaltanti. Di fronte alla loro gravità oggettiva, la Procura della Repubblica di Genova, chiese di estendere il blocco dei fondi anche ai contributi ed introiti destinati a pervenire in futuro all’attuale gestione e la Corte ha assentito.

Si ricorderà che nel 2017 (luglio) Bossi, Belsito ed altri furono condannati per truffa ai danni dello Stato. Nel mirino vi era anche la gestione di Maroni e di Salvini. Poiché quest’ultimo ha dichiarato a tutte lettere che i soldi non ci sono e che lui non li ha mai visti, è chiaro che qualcuno deve averli pur avuti ed utilizzati. Qui è l’affaire che travaglia gli attuali dirigenti del partito.

Perché non è difficile sostenere che la Lega 2018 è successore in universum jus di quella precedente, ad onta delle smentite e delle assicurazioni di Salvini. Tra l’altro non è ancora noto se egli si sia costituito, o non, parte civile contro Bossi. Crediamo di no e questo aggraverebbe la situazione.

La sentenza della Corte di Cassazione che ordina il sequestro di questi 50 milioni ovunque si trovino i beni della Lega, al momento esiste e dovrebbe essere eseguita a meno che non venga in qualche modo espunta dal mondo giuridico, cosa certamente non facile.

Il corretto iter per arrivare a questa soluzione non può essere una raccomandazione di Mattarella, ma l’utilizzo dei mezzi giuridici e processuali stabiliti dal codice. La Lega di Salvini deve servirsi dei tre mezzi tipici previsti dal codice di procedura penale per impugnare anche le sentenze della Corte di Cassazione e cioè la revisione, il ricorso straordinario e la rescissione. Tutte strade molto strette, la cui titolarità, peraltro, spetterebbe a Bossi e Belsito e non a Salvini!

 

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In questo quadro cosa può fare Mattarella? Con i canali ufficiali assolutamente nulla, perché è vero che egli è Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura ma questa carica è poco più che onorifica e formale. Egli presiede, sì, il CSM, ma in realtà non è assolutamente in grado di orientarne o determinarne le decisioni. Del resto, lo stesso CSM non può modificare le sentenze o condizionarne l’applicazione anche se autore di esse sia il meno titolato dei giudici. E qui invece siamo al vertice della magistratura giudicante!

Perché, se lo facesse, violerebbe il principio costituzionale del libero convincimento del magistrato.

Diversamente, con canali ufficiosi o riservati, Mattarella, se volesse, potrebbe fare tutto o quasi. Ma non crediamo che gli convenga mischiarsi in questa operazione, stanti le prove certe delle colpe di Bossi e dei suoi accoliti.

Abbiano conosciuto personalmente Bossi e Balocchi (non Belsito) e diciamo subito che si trattava di gente poco perbene, tanto è vero che poco dopo, lo stesso Gianfranco Miglio, il filosofo cattolico dalle cui idee nacque la prima Lega, li ebbe in orrore. Abbiamo visto le loro spregiudicate imprese con l’allontanamento di tutti quelli che alla Lega avevano aderito. diciamo così, per fede nelle sue posizioni politiche, come Rocchetta, Marilena Marin, Bruno Ravera (defenestrato da un giorno all’altro da Segretario della Lega ligure dal solito Balocchi).

Bossi e il suo «cerchio magico» erano in realtà gente spregiudicatissima sul piano politico e ancora di più su quello economico e morale per cui siamo tutti convinti che questi 50 milioni di euro devono essere recuperati e restituiti al loro vero proprietario: il contribuente italiano, come al solito truffato e beffeggiato dalla impotenza della lotta al crimine politico e, più in generale, alla malapolitica.

Con la storia di «Roma ladrona» questa gente è diventata molto ricca da povera e derelitta che era. Ricordiamo che Cossiga che nell’ultima parte della sua presidenza si era a tal punto disamorato delle noie che gli procurava la carica, dalla quale - diceva - che non si poteva fare nulla di buono, che si servì del Bossi come di un elemento di scasso e di rottura del sistema immobilistico nel quale non si ritrovava più e così il «picconatore» Cossiga lo protesse e lo patrocinò il più possibile, contro il parere di molti, ed anche del mio, con il risultato che il senatur si sentiva onnipotente e, del resto, il suo modus operandi era così disgustoso ed anomalo che cessammo di dargli buoni consigli sia a lui, sia al suo operatore ed amministratore, Balocchi. Che ebbe la felice idea di scomparire poco prima che scoppiassero gli scandali.

Quanto alla magistratura di sinistra che è stata tirata in ballo a proposito della sentenza della Cassazione: è vero che essa esiste, ma non si tratta di una sinistra ideologica, ma di un gruppo di potere, molto conservatore cui i più si sono omologati, non certo per simpatia ideale, ma soltanto per ricerca del potere e per ragioni di spartizione dello stesso.

Sicuramente questo gruppo di potere ci avrà messo lo zampino, come in tante altre occasioni di terribili ingiustizie inflitte ai ceti meno protetti della società per beneficare i potentati politici ed economici e la mano pubblica in tutte le sue manifestazioni, ma purtroppo ciò che è accaduto non è, senza prove, sanzionabile.

Perciò Salvini resti nell’ambito della legge, utilizzi, anche se si tratta, come abbiamo notato prima, di strade molto ardue, i mezzi che gli offre il Codice di Procedura Penale, e senza strillare tanto, si serva dei mezzi di persuasione che ha per convincere chi di dovere ad affidare la causa a magistrati davvero indipendenti, come vuole la Costituzione, E promuova anche una seria azione civile contro Bossi, Belsito e gli eredi Blocchi e quant’altri possano aver approfittato della «grande abboffata». Contemporaneamente accerti che davvero si sia interrotto ogni legame, anche politico con la Lega di Bossi. Se così farà, i risultati non gli mancheranno ed anche la simpatia della pubblica opinione.

 

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Nel titolo di questo articolo avevamo parlato di «altre storie». Ci spieghiamo meglio: ancora una volta si tratta degli scandali bancari e delle azioni penali contro chi ha rovinato le migliori banche italiane e con esse milioni di risparmiatori. Berneschi ed ai suoi che, come accertato dai giudici genovesi, hanno sottratto alla Cassa di Risparmio di Genova più di un miliardo di euro e, soprattutto, hanno provocato perdite assai maggiori svendendo tutto ciò che era in possesso di questa grande banca. Tutti sono stati condannati a pene severe, ma nella sentenza non leggiamo i nomi dei politici che rappresentavano ed ancora oggi rappresentano il potere ligure. Eppure, nonostante la gravità delle sentenze, Berneschi continua a vivere ed agire in piena libertà e ad insultare chi lo ha giustamente accusato. Non parliamo del resto, Banche Venete, Monte Paschi, etc..

Gran parte della classe media italiana è stata gravemente colpita da queste avventure in cui si deve registrare l’alleanza tra malapolitica e malagestio bancaria. Possibile che nessuno senta il dovere di risarcirli?! Vorremmo almeno credere che qualcuno pagherà e non i soliti stracci abituati a volare per l’aria.

Ma questa speranza è fondata?!

*Presidente On. Pensionati Uniti

e Consulta dei Pensionati

 

 
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