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INCHIESTA SULLE BANCHE - III

I RISPARMIATORI TRUFFATI DA BANCHIERI CRIMINALI

Gli amministratori della «CARIGE» rinviati a giudizio a Roma - Conviene costituirsi parte civile nel processo penale - Il «Monte dei Paschi di Siena», ovvero un salasso del 99,8 per cento per gli azionisti e del 68 per cento per il Tesoro dello Stato - Falso, truffa e soldi alla sinistra e non soltanto!

Cominciamo con una buona notizia. L’intero consiglio d’amministrazione della Cassa di Risparmio di Genova, di cui al nostro precedente articolo, è stato rinviato a giudizio per ostacolo alla vigilanza Bankitalia, Consob e per aggiotaggio. Sul banco degli imputati il 5 marzo 2019 vi saranno l’ex presidente dell’Istituto Giovanni Berneschi, l’ex Direttore Generale Ennio La Monica, l’ex Condirettore Generale responsabile della Direzione Amministrativa Daria Bagnasco, il consigliere Luca Bonsignore ed anche Mario Vittorino Maurizio Marchiori, Paolo Oddone, Ivo De Michelis, Remo Checcon e, infine, Alessandro Scajola Vicepresidente dell’Istituto, ex sindaco di Imperia e fratello dell’ex ministro degli Interni Claudio Scajola (quello dei fatti di Genova e della casa al Colosseo, per intenderci). Secondo la Procura di Roma e il Giudice delle indagini preliminari, che hanno lungamente valutato il caso, i vertici della banca nel 2013 avrebbero creato un sistema finalizzato a celare la reale condizione finanziaria dell’Istituto con l’obiettivo di NON portare a termine una ricapitalizzazione da 800 milioni (PER NON SVELARE LA GRAVITÀ ESTREMA DELLE CONDIZIONI DELLA BANCA). Fornendo false informazioni a Banca d’Italia e Consob e soprattutto facendo dell’aggiotaggio, cioè manipolando il valore di borsa delle azioni.

Tra le notizie discordanti dalla realtà economica dell’Istituto spicca la valutazione in bilancio dei crediti verso il gruppo Preziosi, che vengono enfatizzati (50 milioni di euro). Tanto era avventata l’operazione di apertura di credito verso costoro che, in un recente consiglio di amministrazione, si è parlato di una transazione per 1 milione! Ma questa non è che una piccola parte del dossier accusatorio che consta di decine di migliaia di pagine e di prove raccolte.

Noi ci auguriamo che gli azionisti e gli obbligazionisti danneggiati per il disastro della Carige si costituiscano parte civile per il risarcimento dei danni che in alcuni casi è pervenuto al 98 per cento del capitale investito e ci teniamo come al solito a loro disposizione, come annunciato dal Corriere della Sera del 2 novembre.

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Si sta svolgendo frattanto a Milano il processo contro Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, due banchieri che sono stati amministratori del Monte dei Paschi di Siena per un lungo periodo di tempo. Anche questa banca come la Carige è stata rovinata, anzi affossata, dalla malapolitica. Anche qui i risparmiatori traditi devono costituirsi parte civile per il risarcimento dei danni, oppure aderire alla class action o alla causa collettiva per conseguirlo.

Il duo Profumo-Viola (che tristezza nel parlare di banchieri che per la loro reputazione ed il loro passato non potevano e non dovevano sbagliare!) nella primavera del 2014, per convincere i risparmiatori a sottoscrivere un enorme aumento di capitale per ben 5 miliardi di euro, peraltro già interamente assorbito - cosa che fu ben tenuta nascosta! - dalla perdita anteriore di 5.600.000.000 di euro, dettero informazioni completamente false riuscendo a carpire la buona fede dei risparmiatori.

Qui siamo negli anni 2013-2016, mentre altri due rinviati a giudizio sempre a Milano e cioè Mussari e Vigni sono responsabili dei disastri avvenuti dal 2006 al 2008.

Alessandro Profumo fu presidente del Monte dei Paschi di Siena dal 19 marzo 2012 al 6 agosto 2015 e Fabrizio Viola ne fu amministratore delegato dal 13 gennaio 2012 all’8 settembre 2016.In tale data venne sostituito da Morelli, uomo benedetto ed imposto da Renzi e Padoan

Essi sono stati, come detto, rinviati a giudizio a Milano. Il processo è stato fissato a gennaio 2019. Con loro sono stati incriminati per i gravi reati commessi a danno dei risparmiatori, sia il Presidente del Collegio Sindacale, Paolo Salvatori, sia la stessa banca, responsabile comunque ex d.l. 231 del 2001 verso gli azionisti e gli obbligazionisti danneggiati.

Anche i reati contestati a Profumo e Viola sono gravi: aggiotaggio, falso in bilancio continuato e aggravato, false comunicazioni societarie, etc..

I risultati della cattiva amministrazione e della influenza della malapolitica sono sotto gli occhi di tutti. Pensate che, allorché Profumo si dimise dalla presidenza di MPS dichiarò che lo faceva perché aveva risanato la banca e perciò poteva riprendere la sua libertà di azione. Frasi pronunciate soltanto per tranquillizzare gli azionisti e del tutto contrarie alla realtà dei fatti, anche se il destino dell’istituto era già stato compromesso dalla gestione precedente.

Il Monte dei Paschi di Siena, fiore all’occhiello della sinistra italiana e del Partito comunista, dai tempi del disastro dell’Antonveneta - dovuto in gran parte all’azione di Mussari e Vigni - ha dissipato 39 miliardi di euro. Gli azionisti e gli obbligazionisti, anche questi ultimi parzialmente coinvolti, hanno perso fino a 99,8 per cento dell’investimento. Il crollo del valore delle azioni non può essere messo in discussione. È documentale!

Quanto di questa enorme massa di denaro (poco meno di 80.000 miliardi di lire) abbia preso le vie oscure ed oblique della malapolitica o del malaffare si può soltanto immaginare!

Ma forse è opportuno soffermarsi su ciò che è avvenuto per decisioni politiche dovute al governo Renzi negli ultimi tempi: la Consob aveva bloccato gli scambi sull’azione Montepaschi il 22 dicembre del 2016 perché un estremo aumento di capitale di ben 8,8 miliardi come da indicazione della Bce (per il quale il nuovo A.D. Morelli - che ne voleva soltanto 5 - aveva lungamente parlato - per convincere gli azionisti a sottoscrivere - dell’interesse dell’emiro del Qatar a cacciare i soldi per entrare anch’egli nel capitale!) era fallito e per salvare la banca dal fallimento fu costretto ad intervenire il governo attraverso il Tesoro.

Alla ripresa delle contrattazioni di borsa il 25 ottobre 2017 l’azione Montepaschi valeva ancora 4,7 Euro. Oggi ne vale circa 1,5 con un decremento in un solo anno del 68 per cento che pesa anche su tutti i contribuenti italiani perché il Tesoro, con questa brillante operazione, ha perduto circa 5 miliardi di euro.

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Vero è che non tutti perdono in questa situazione perché i Codacons e anche altre associazioni di consumatori si spartiscono i 10 milioni del fondo delle multe antitrust. Occorre in ogni modo evitare che vi siano speculazioni sulle disgrazie dei risparmiatori e denunciare immediatamente questi fatti alle varie Procure della Repubblica che nel tempo si sono interessate a questa fioritura non disinteressata di associazioni. Si dice che il buon avv. Rienzi, patron dei Codacons per non costituirsi parte civile nei confronti del Montepaschi abbia ottenuto la bella sommetta di 1 milione e mezzo di euro.

Il Fatto Quotidiano, che ha dedicato un efficace articolo a questo problema titolandolo argutamente: «Le associazioni dei consumatori fanno a gara tra loro con continui comunicati e prendono soldi come parti lese nei processi. Sono 20». E poi commenta: Gli italiani sono vessati. «Associazioni, il grande affare della difesa dei consumatori» e conclude: c’è anche da dire che prima del 2010 i fondi destinati alle associazioni di consumatori, erano molto più alti: dal 2003 a 2007, ad esempio, le associazioni a difesa dei consumatori si sono spartite 47,7 milioni!

Chiaro?!

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Volendo esaminare in profondo alcune cause della decadenza economica italiana si è obbligati a parlare della svalutazione indotta sistemicamente dei nostri titoli di Stato molti dei quali sono nei portafogli delle banche; il che obbliga queste ultime, secondo le nuove regole europee, a confessare ogni trimestre perdite notevoli per effetto del deprezzamento dei titoli di Stato detenuti. È ovvio che ogni aumento dello spread cioè del differenziale tra i titoli italiani e quelli tedeschi porta a una diminuzione di valore dei primi, che quindi vengono portati in patrimonio con valori diminuiti. Cioè producono una perdita immediata per la banca e per gli azionisti.

Nessuno può negare che questa svalutazione è il frutto della denigrazione abituale delle grandi case di rating nei confronti dell’Italia, omologa a quella organizzata e attuata da parte della grande stampa internazionale e soprattutto da quella tedesca. Per dare l’esatta misura del problema occorre valutare che, ad esempio, il più che noto settimanale Der Spiegel afferma che «l’euro è schiacciato dal tricolore italiano e che l’Italia è un grave pericolo alla stabilità dell’Europa». Il titolo dell’articolo è il seguente: «Il debito come arma», concludendo che «c’è il rischio di un’uscita dell’Italia alla moneta unica che provocherebbe una reazione» e, con ogni probabilità, la fine dell’Europa.

Quando le grandi case di rating declassano i titoli di Stato italiani a BBB, con prognosi negativa per il futuro, è chiaro che, così, gli investitori internazionali pagano di meno i nostri titoli per farsi «convincere» ad acquistarli e questo costituisce il cosiddetto spread, cioè la differenza tra quanto si paga per comprare un titolo di Stato italiano e quanto si paga per comprare un titolo di Stato tedesco. È evidente che quando Visco dice che nel 2019 con questi tassi si pagheranno più interessi per 5 miliardi, in realtà dice che le agenzie di rating stanno rovinando l’Italia.

Ora i giudizi delle agenzie di rating sono il frutto di valutazioni standard e opinioni del tutto private, senza alcuna garanzia pubblica, perché le agenzie in questione sono enti privati e senza pubbliche responsabilità o controlli. Si aggiunga che spesso, troppo spesso, come nel caso Lehman Brothers, i loro giudizi sono stati tragicamente sbagliati!

Possiamo continuare a dipendere da questi giudizi ovvero dobbiamo combattere per impedire che queste agenzie di rating ci portino, per fini particolari dei Paesi concorrenti con le esportazioni italiane, alla catastrofe?

Si deve ricordare che in anni non lontani, sia la Corte dei Conti, sia alcune Procure della Repubblica, tra cui quella di Trani, aprirono un’inchiesta sulle agenzie di rating, ma furono addirittura dileggiati da chi non aveva capito nulla sulla posta in palio.

Anche Draghi si pronunciò contro la dittatura degli agenzie di rating, ma forse, ora, fatica a ricordarsene dato che i suoi progetti e le sue ambizioni sono diversi da quelli di allora!

Nel 2013, quando ancora era ancora Governatore della Banca d’Italia, egli fu udito dal pubblico ministero Michele Ruggiero della Procura di Trani e disse testualmente: «La reputazione delle agenzie di rating è stata completamente discreditata dall’esperienza di 2007-2008. Una delle indicazioni del Financial Stability Board che presiedevo era di trovare il modo per cui sia gli investitori e sia i “regolatori” potranno in futuro fare a meno dei loro giudizi che purtroppo sono altamente carenti».

Nel corso del processo di Trani, l’ex presidente della Commissione Europea, Romano Prodi, spiegò di avere sempre sostenuto l’esigenza di una autorità sovranazionale che vigilasse sulle società di rating e sui loro eventuali conflitti di interessi. Testualmente disse: «Mi preoccupava ammettere la perdurante debolezza del nostro sistema di fronte ai giudizi delle società di rating».

Perché, ripetiamo, l’avvenire del Paese deve dipendere da queste agenzie che non soltanto sono note per i loro evidenti conflitti di interesse, ma anche per clamorosi errori e influenze esterne? E nessuno fa, praticamente, nulla per impedirlo!

Abbiamo detto «dipendere » e non è un’esagerazione perché se l’Italia viene ulteriormente declassata, cosa non impossibile, la conseguenza è che né la BCE, né i fondi internazionali acquisteranno più titoli del nostro debito pubblico con conseguenze drammatiche anzi apocalittiche per la nostra economia. Ricordiamo che Standard & Poor’s ha avvertito l’Italia che il rating assegnatole, già basso e cioè BBB con prognosi negativa per l’avvenire, potrebbe addirittura scendere ancora!

Giustamente, il presidente della nuova Commissione d’inchiesta bicamerale sulle banche, nota: «La debolezza delle agenzie di rating è nota ormai da anni. Persino Mario Draghi ne ha messo a fuoco i conflitti di interesse di cui sono portatrici. Va fatta una riflessione sui rating sovrani che condizionano gli Stati a livello europeo». Ci sentiamo di sottoscrivere integralmente questa opinione

Bene, quindi, che la Commissione esamini sul piano scientifico questi profili, ma sul piano pratico è la Banca Centrale Europea che deve pronunciarsi chiaramente contro il funzionamento delle agenzie di rating, soprattutto tenendo conto delle chiare opinioni in proposito espresse da Mario Draghi. Sostanzialmente essa deve sconfessare la tesi del suo precedente governatore Trichet che considerava obbligatorio dare seguito ai giudizi delle agenzie di rating.

Ma, lo farà Draghi dato che alla fine del 2019, lasciando il prestigioso incarico di presidente della Banca Centrale Europea, sarà praticamente disoccupato?

Incidentalmente, non ci facciamo del male da soli! Sì, perché nelle aste dei nostri titoli di Stato è ormai invalsa la regola demenziale che i vari acquirenti, anche quelli che hanno presentato proposte migliori, abbiano tutti il medesimo trattamento, cioè possono acquistare al medesimo prezzo finale dell’asta e non a quello effettivo della loro offerta di acquisto. Così si sprecano centinaia di milioni e alla fine dell’anno miliardi di euro!

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Per tornare al Montepaschi di Siena, la veridica storia di questa banca viene tratteggiata da un autentico esperto dei fatti che la riguardano, il dott. Riccardo Federico Rocca che è uno dei pochi che può ricostruire tutto ciò che riguarda i misfatti degli amministratori che hanno in pochi anni dissipato 39 miliardi di euro, di cui 32 immessi dai risparmiatori per aumenti di capitale e più capitale della banca e sette impiegati dallo Stato per salvare la banca alla fine del 2016 e questo per istruzioni e ordini del Presidente del Consiglio, Renzi e del Ministro dell’Economia Padoan.

Dice Rocca: ci sono tre distinti periodi nei quali si è consumata la distruzione della banca più antica del mondo, 500 anni dopo la sua creazione, l’èra Mussari Presidente e Vigni Direttore Generale, dal 7 novembre 2007 al gennaio 2012, l’èra Profumo Presidente e Viola Amministratore Delegato dal gennaio 2012 al luglio 2016, l’èra Morelli Padoan Renzi, il primo Amministratore Delegato, i secondi suoi referenti politici. La prima era caratterizzata da distruzione di ricchezza e truffa, le altre due, da sola truffa.

Nota ancora Riccardo Rocca: il 7 novembre 2007 quando il presidente Mussari comunicò trionfalisticamente di avere acquistato per 9 miliardi di euro la Banca Antoniana Popolare Veneta, e al mondo intero di avere fatto il grande affare, egli non disse che pochi giorni prima la Banca d’Italia aveva disposto una ispezione sull’istituto di credito ed aveva riscontrato «rilevanti anomalie, rischiosità creditizia redditività inesistente, carenze organizzative, incapacità di governo e infine deterioramento progressivo del clima aziendale».

Risultato: il valore di borsa delle azioni della banca si dimezzò in meno di un anno, perché chi sapeva si affrettò a vendere, chi non sapeva venne coinvolto in una serie di aumenti di capitale totalmente infruttuosi perché assorbiti dal disastro già allestito dalla gestione precedente. Lo stesso Amministratore Delegato Viola nel 2013 ebbe a dichiarare: «La redditività di questa banca è un problema, non da oggi ma da ieri. Chi ha avuto voglia di guardare i bilanci degli ultimi cinque anni sa che i risultati positivi erano fatti attraverso operazioni straordinarie o attraverso operazioni che poi sono risultati dei falsi». Conclude il Rocca: «Già all’alba del 2011 il Montepaschi era un cadavere ambulante ed era dovere della Banca d’Italia - che si guardò bene dal farlo - di metterla in liquidazione coatta», e ricorda che lo stesso Amministratore Delegato Viola confessò: «Nell’ottobre 2011 la banca è rimasta in piedi come soggetto funzionante per gli interventi straordinari della Banca d’Italia che l’ha fornita di liquidità perché all’epoca non era in grado di chiudere in bonis i rapporti con le controparti bancarie», insomma non aveva più soldi.

E ancora: «Profumo e Viola hanno la responsabilità storica di aver promosso l’aumento di capitale di 5 miliardi del giugno 2014 che fu interamente sottoscritto dai risparmiatori che credevano nell’onore dei due banchieri ma interamente azzerato lo stesso momento che era stato sottoscritto perché la Banca centrale europea rilevò che il bilancio del 2013 del Montepaschi aveva occultato perdite su crediti deteriorati per ben 8 miliardi di euro! Perciò fu disposto un nuovo aumento di capitale di 3 miliardi nel giugno 2015 ancora una volta onorato interamente agli azionisti. Ma neppure questi furono sufficienti! Intervenne allora la malapolitica, il Presidente del Consiglio Renzi, nel gennaio 2016, invitò tutti gli italiani ad acquistare azioni del Monte dei Paschi di Siena dichiarando alla televisione che era “banca risanata, un vero affare”. Tanto buono che, dopo pochi mesi, fu dato il benservito a Viola, nominando come Amministratore Delegato il dottor Morelli il quale, dichiarando di aver interessato degli sceicchi arabi e in particolare quello del Qatar, promosse un nuovo aumento di capitale di 8 miliardi di euro che, questa volta, non venne portato a termine e allora dovette intervenire lo Stato che immise, nella banca fallita, 7 miliardi di danaro fresco. Ovviamente con la conseguenza di perderne la maggior parte».

Conclusione: dopo il rinvio a giudizio degli amministratori della Cassa di Risparmio di Genova con il quale abbiamo esordito, dopo i processi disposti a carico di Profumo e Viola amministratori del Montepaschi, per altro verso, contro Zonin e gli altri amministratori e controllori delle banche venete, occorre concentrarsi sull’assistenza ai risparmiatori danneggiati per ottenere loro un giusto ristoro economico. Siamo perciò vicini e a loro disposizione per assicurare la migliore tutela giudiziaria con la costituzione di parte civile nei processi penali per risarcimento del danno.

È un dovere per il Borghese che da circa settant’anni conduce la battaglia politica e civile delle classi medie italiane.

 
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