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CRONACHE DI UNO SCANDALO STORICO

CRONACHE DI UNO SCANDALO STORICO

«Memorandum» per la «Sindaca» di Roma, Virginia Raggi, e per il Dott. Paolo Ielo, Procuratore aggiunto della Repubblica, che indaga sul caso Parnasi

 

Egregio Avvocato Raggi, On. Sindaco di Roma

Lei è diventata Sindaco di Roma sull’onda di un comprensibile rigurgito di moralità offesa. I cittadini romani l’hanno plebiscitata per un più che giusto rancore contro sindaci e amministratori corrotti e incapaci e contro il «partito degli affari» che in Campidoglio era purtroppo maggioritario.

Fatta questa doverosa premessa, penso che quanto esporrò in seguito La interesserà fortemente, come interesserà il dott. Paolo Ielo che indaga sul caso Parnasi.

Nel 1984 il cosiddetto «Pineto» - vasta area di 163 Ha che si affaccia su Via delle Pineta Sacchetti, non lontano dal centro di Roma, che ora costituisce il Parco del Pineto - veniva espropriato dal Comune.

Orbene, tale tenimento di proprietà della SEP S.p.A. era condotto in affitto e coltivato da Aldo Quintavalle ed i suoi familiari che ivi risiedevano e svolgevano la loro attività.

Di fronte alla perdita del fondo da cui traevano il loro sostentamento, essi ricorrevano al TAR del Lazio che annullava l’esproprio con sentenza n. 1860/1993.

Il Comune ricorreva in appello avverso la decisione di primo grado, gravame che veniva tuttavia respinto dal Consiglio di Stato con sentenza n. 336/1997 che confermava la bontà delle ragioni del Quintavalle.

Nelle more del giudizio, quest’ultimo era stato estromesso dal fondo (peraltro manu militari, vicenda che all’epoca suscitò grande clamore nella stampa), venendo totalmente annientata la propria attività.

Dopo l’annullamento della procedura ablativa, il Comune di Roma riconosceva, per il tramite dell’Assessore ai servizi giuridici, come pure dell’Avvocatura Comunale, che il Quintavalle aveva diritto - a seguito dell’annullamento dell’esproprio, che frattanto si era trasformato in «occupazione acquisitiva» - a vedere ristorati i danni subiti, tanto da riconoscergli a titolo di risarcimento un acconto di Lire 80.000.000 nell’anno 1997.

Improvvisamente, senza una ragione apparente, la Pubblica Amministrazione non dava corso a quanto convenuto in sede transattiva.

Si noti che successivamente all’annullamento dell’esproprio, la SEP S.p.A. (di cui sono azionisti i Torlonia ed i Parnasi) incardinava tutta una serie di giudizi nei confronti del Comune di Roma - sia di fronte al Giudice Amministrativo, che davanti al Giudice Ordinario - avanzando multiformi e quanto mai «ardite» pretese risarcitorie.

A questa «offensiva giudiziaria» della SEP S.p.A., si accompagna una inspiegabile ostilità da parte dell’Amministrazione, soprattutto da parte dell’Avvocatura, che giunge a negare la stessa esistenza del Quintavalle!

L’anomalia «strutturale» della vicenda risiede nel fatto che l’area espropriata - a cui la SEP attribuisce un valore di svariate centinaia di milioni di Euro - non era assolutamente edificabile (del resto non rispondeva neppure al criterio della cd. «doppia conformità»), e la medesima società ha perduto il possesso dei fondi da oltre un trentennio. Nonostante ciò, le azioni coltivate dalla stessa dinnanzi i vari plessi giudiziari romani, continua senza sosta, all’«infinito», magari per tutto il nuovo millennio!

Va segnalato che ad oggi, per un terreno inedificabile, la SEP ha introitato le somme seguenti:

1) Lire 17.757.662.135 a titolo di indennità provvisoria di esproprio (1991) dalla Regione Lazio.

2) ulteriori Lire 8.680.290.000 a titolo di indennità definitiva dall’ Amministrazione comunale (nel 1996, peraltro allorquando l’esproprio era stato già annullato in I° grado).

Ma non finisce qui!

Tra gli innumerevoli giudizi incardinati dalla SEP, uno spicca tra tutti, quello relativo alle domande risarcitorie per gli asseriti danni subiti tra il 2004 ed il 2009.

Si deve ricordare che dapprima la sentenza del TAR Lazio, Sez. II, n. 9052/2012, e successivamente la sentenza n° 4636/2016 della IV Sezione del Consiglio di Stato (il cui relatore fu Oberdan Forlenza), riconoscevano le ulteriori domande di SEP, condannando l’Amministrazione comunale al risarcimento del danno a seguito dell’occupazione acquisitiva del fondo relativo a quel quinquennio.

Secondo i parametri fissati da queste due pronunce l’importo da corrispondere alla Società Edilizia Pineto - partendo dal valore minimale del terreno indicato dalla stessa società in € 44.082.695,00) - è pari ad € 85.887.182,41.

Somma da cui vanno defalcati i 17.757.662,135 di Lire percepiti dalla Regione Lazio sul principiare degli anni ‘90 (le richiamate sentenze omettono ogni accenno agli 8.680.290.000 di Lire successivamente corrisposti dal Comune nel 1996 e di cui invano la Corte d’Appello di Roma, con sentenza passata in cosa giudicata per la successiva rinuncia al ricorso pendente in Cassazione, ordinò alla SEP la restituzione …).

Le dette pronunce negavano nello stesso tempo ad Aldo Quintavalle, nel frattempo succeduto ai genitori defunti (e perciò in proprio e nella qualità), qualsivoglia tipo di risarcimento.

L’incongruenza di fondo risiede nel fatto che mentre chi materialmente ha ottenuto l’annullamento dell’esproprio ed ha visto annientare la propria attività con incalcolabili danni, si è visto negare ogni ristoro economico, il Giudice Amministrativo ha invece riconosciuto - proprio in base alle sentenze favorevoli ottenute dal Quintavalle - importi faraonici a chi non ne aveva diritto (cioè Torlonia e Parnasi).

Ragione per la quale chi scrive fu indotto a dire su questo giornale che si era avveduto, in tale vicenda, che i miracoli esistono ancora ed uno lo aveva fatto proprio il Relatore Forlenza dando tutto a chi non poteva più vantare alcun diritto, e nulla a coloro cui una sentenza della medesima Sezione del Consiglio di Stato aveva riconosciuto la piena titolarità dei diritti risarcitori.

A ciò si aggiunga che con contestuale giudizio coltivato innanzi al Giudice Ordinario, la SEP ha convenuto in giudizio il Comune di Roma e la Regione Lazio chiedendo un risarcimento del danno di € 193.801.246,48 per la «reiterazione dei vincoli preordinati all’esproprio» avente ad oggetto il periodo che va dal 2002 al 2010, oltre al ristoro «dei costi di gestione del comprensorio» dal 1991 al 2008.

Orbene, tali richieste paiono davvero incredibili se si considera che l’esproprio ha avuto luogo oltre un ventennio prima, venendo istituito sul tenimento il Parco de «Il Pineto», e come ricordato sopra, la società ha nel corso degli anni percepito svariate decine di milioni di Euro quale ristoro per la perdita del medesimo fondo[!?!]).

In sostanza, da un terreno già espropriato (e profumatamente pagato), situato in Zona «N» cioè verde pubblico, assolutamente ed oggettivamente inidoneo alla edificazione, la «SEP» (Torlonia e Parnasi) hanno estratto la possibilità concreta di lucrare centinaia di milioni di Euro «ogni» 5 anni - e per sempre - con il pretesto che non hanno potuto costruire!!!

Vale le pena di osservare che se anche avessero potuto edificare, mai avrebbero potuto avere tanto da una «gallina dalle uova d’oro» che non era più in loro possesso dal 1984!!!

E il Consiglio di Stato, nella sentenza n. 4636/2016 (Oberdan Forlenza relatore) ha detto «sì» a questo «massacro del diritto» e ha negato soddisfazione all’unico soggetto che di diritti ne aveva, posto che aveva fatto annullare, lui e solo lui si ribadisce, l’esproprio del Comune, cioè il Quintavalle ed i suoi, quale titolare di buoni e validi contratti di locazione agraria, come più volte riconosciuto dallo stesso Consiglio di Stato quando era ancora il Consiglio di Stato (sentenze nn. 336/1997, 6953/2010 e 4407/2015)!

L’aspetto più inquietante di questa «sentenza Forlenza» consiste nel fatto che i signori Torlonia e Parnasi su questo bene tecnicamente e giuridicamente inedificabile, continuano a «mungere» centinaia di milioni e lo faranno per sempre perché ogni cinque anni la loro creatura, la SEP S.p.A., agirà per ottenere i danni che le deriverebbero dalla impossibilità di edificare su un bene che non è più suo, e che mai è stato edificato o edificabile!

Ricordiamo che l’unica volta che nel tempo qualcuno ci provò costruendo una bellissima villa fu nel Seicento il cardinale Sacchetti; ma questa splendida opera architettonica venne pochi anni dopo inghiottita dal terreno perché trattasi di un terreno franoso sul quale è impossibile qualsiasi costruzione.

Egregia e gentile On. Raggi, Le ho detto, sia pure sinteticamente tutto ciò che c’è da sapere sullo scandalo del Pineto. Ora vedrà Lei se è il caso che i contribuenti romani continuino a pagare centinaia di milioni e per sempre per un esproprio del 1984 già molto ben pagato all’epoca, ovvero sia il caso che Lei intervenga con tutta l’autorità della sua carica per reprimere questo scandalo, riprendere i soldi non dovuti pagati alla SEP e punire - sì, punire, anche se non è più di moda - i responsabili che Lei, di certo, non avrà alcuna difficoltà ad identificare nella persona o meglio nelle persone che nel tempo hanno dato una mano e anche due, affinché le iniziative della SEP avessero successo.

Del resto io stesso sono stato testimone oculare del modus vivendi dei titolari della SEP: incontrai, infatti, alcuni anni or sono il vecchio Parnasi, per perorare la causa dei Quintavalle che la SEP, pur avendo egli con la stessa firmato regolari contratti di affittanza agraria come accertato dal Consiglio di Stato, ha sempre ostacolato. Quest’ultimo mi disse, nel suo fiorito dialetto romanesco: «Avvocà, ma che vole? Non tiro fori più ‘na lira. Ho pagato tutti….!».

Prof. Avv. Filippo de Jorio

 

 
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