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ELEZIONI FRANCESI VINCITORI E VINTI

Come era non soltanto prevedibile, ma logicamente scontato, Macron ha vinto - e questa volta gli analisti hanno avuto, dopo tante delusioni - la loro brava soddisfazione.

A questo punto occorre porsi il problema delle conseguenze per loro, i nostri vicini e cugini francesi, ed anche per noi di quello che è accaduto il 7 aprile,

Macron ha vinto con larghissimo margine, ma tutta la Francia ufficiale lo portava a braccia, a cominciare dal presidente uscente che lo considerava come l’erede perché non gli aveva fatto la guerra come Valls ed altri che determinarono la sua rinuncia alla candidatura, ma poi, per uno strano scherzo della sorte, non riuscirono ad approfittarne perché non arrivarono neppure a candidarsi.

Stavolta, il tradimento dei più intimi amici politici del presidente uscente non è stato per loro pagante, perché non sono riusciti a raccoglierne i frutti, anzi ne hanno ricavato pesanti conseguenze personali; ma è stato sicuramente il fattore - impensabile soltanto fino a qualche mese fa - che ha aperto la strada al poco conosciuto Emmanuel Macron.

Hollande è rimasto il solo, vero rappresentante sia pure al momento soltanto platonicamente, del Socialismo francese e, quel che più conta, ha dimostrato ai suoi che, all’occorrenza, non arretra davanti al sacrificio nell’interesse comune.

Ed ora, può considerarsi il padre naturale della vittoria di Macron. O meglio, uno dei padri, perché sono in molti a rivendicare questo ruolo, dato che «la vittoria ha molti padri e la sconfitta è orfana». Tra questi, sicuramente l’ex presidente del consiglio, Valls, che ha dichiarato che alle elezioni legislative si sarebbe candidato nel movimento di Macron, ma ne ha ricevuto un imprevisto rifiuto. Questo fatto ci ha permesso di notare che Macron è un uomo prudente perché non ha voluto portare su di sé il peso del passato e non ha voluto offendere Hollande. Ma assicurando a Valls che non avrà candidati alternativi nel suo collegio elettorale, ne ha permesso la sopravvivenza politica e gli ha espresso la sua gratitudine per l’appoggio ricevuto durante la campagna elettorale.

Nello stesso tempo ha fatto capire che non è vero che il partito socialista trasmigri sia pure in parte nel suo.

Il neo-presidente è con ogni evidenza non soltanto un uomo fortunato, ma anche intelligente perché è riuscito, lui, uomo della destra economica e dei poteri forti francesi a farsi eleggere con i voti della sinistra moderata, ma anche del centro-destra.

Fondamentalmente questo gli da’ la possibilità di presentarsi come HOMO NOVUS della politica che non ha segreti o colpe da nascondere, né legami con il passato.

Purtroppo però, Macron ha un sentiero molto stretto davanti perché «benedetto» dalla Grande Finanza (Rothschild in testa) dovrà pagarle il suo debito sul piano sociale ed economico. E già si sta adoperando in questo senso per ridurre il costo del lavoro, suscitando il ragionevole sospetto che farà peggiorare le condizioni dei lavoratori.

Difatti, i sindacati lo hanno ben capito e si sono già mobilitati con una grande manifestazione contro Macron. C’è da scommettere che non lo lasceranno in pace.

Un’altra attesa che rischia di essere disillusa è quella rappresentata dalla promessa elettorale di Macron per la «nuova Europa». La «tutela» tedesca si è già manifestata.

La verità è che egli non ha armi per contrastare il superpotere tedesco. I mercati azionari, piuttosto depressi, sono la spia fedele di queste difficoltà.

I guadagni registrati qualche giorno prima delle elezioni, che scontavano la vittoria di Macron, si sono dissolti dopo la sua elezione. È chiaro che le Borse si attendono difficoltà nel suo percorso.

 

Veniamo alla «destra» repubblicana (les Republicains) che hanno avuto per lunghi anni un vero predominio nella politica francese.

Le Figaro, giornale storico della destra moderata si domanda chi potrà risollevarne le sorti. Nell’ultimo Figaro Magazine, vi sono due articoli dal titolo molto eloquente: «Come evitare l’esplosione» del movimento» e «Le ragioni di un disastro».

E evidente la sorpresa, lo choc, la mancanza di punti di riferimento di qualche valore dei Republicains che poi sono anche gli eredi del vecchio movimento gollista, con le elezioni legislative alle porte, perché il giornale è costretto ad evocare un ritorno dello squalificato Sarkozy, come un mentore per i giovani cervelli del partito.,

Le Figaro sembra pensare a François Barein e a Laurent Wanquiez che sono giovani rampanti ed hanno ambizioni politiche ed anche voglia di osare sotto una specie di patronage del loro vecchio capo, cioè Sarkozy.

Si riferisce a questi giovani leoni, perché (testualmente) «non hanno cadaveri nel loro armadio». Ma tutto lascia pensare che per i Republicains, il cammino sarà duro!

 

Quanto alla Le Pen, non concordiamo con Il Corriere della Sera (espressione di ambienti omologhi a quelli che hanno sostenuto Macron), una «perdente di successo», o l’oggetto di una débâcle come vorrebbe Italia Oggi ma stanti le condizioni in cui si è trovata ad operare ed accerchiata da tutte le parti, una vincitrice «a metà» delle elezioni presidenziali perché, senza alcun soccorso da parte della destra moderata, che ha preferito votare Macron o astenersi e con la più bassa affluenza alle urne dal 1969, quindi, il più alto numero di astenuti nella storia delle elezioni francesi, è riuscita a conquistare il 34 per cento dell’elettorato.

L’analisi del voto per la Le Pen va completata con un’altra notazione: il 10 per cento delle schede sono bianche! Perciò i cosiddetti moderati non hanno votato la Le Pen. Ne deriva che quel 34 per cento è soltanto frutto della convinzione di chi ha votato il Front National.

Quest’ultimo, dalle prossime elezioni legislative, non sarà più guidato da Marina, ma da Marion Le Pen, la più giovane deputata al Parlamento francese e il movimento da ora in poi si chiamerà «Patrioti per la Francia». Per la verità su questo punto viene intrattenuto un clima di tensione perché è stata diffusa la notizia che Marion vorrebbe ritirarsi dalla politica, ma questo non è né verosimile, né probabile.

Come abbiamo detto sopra ci avviciniamo alle legislative. In quella occasione e per la prima volta il movimento della Le Pen potrà forse dire qualcosa nella politica francese.

Su questo punto c’è già una mobilitazione politica che inizia dal momento in cui la Le Pen ha deciso di cambiare nome al suo partito che perciò non porterà più le tracce delle polemiche passate, ma sarà qualcosa di completamente nuovo.

 

Quanto alle analogie che qualcuno ha inteso riscontrare (o negare, come fanno Fratelli d’Italia) che potrebbero interessare la politica italiana, diciamo francamente che ci pare un apprezzamento assolutamente frettoloso e sbagliato.

Lo squallore e la povertà del nostro esistente, dovrebbero ragionevolmente escludere ogni confronto.

Tra il revenant Berlusconi che anela a poter riversare i suoi voti su un nuovo o vecchio presidente in cambio di protezione politica, il Salvini e la Lega senza retroterra culturale e in concorrenza demagogica con i 5 Stelle e Fratelli d’Italia, con le sue scarse prospettive di incrementi di persone e di voti, il panorama non è allegro.

Ci si sente imbarazzati persino a commentare. In queste condizioni, una vera destra, con i suoi bastioni ideali e le sue convinzioni profonde, in Italia non c’è. Quello che resta non è in grado di promuovere entusiasmi.

Occorre, perciò, impegnarsi in una sua opera di rifondazione di un raggruppamento di destra che ignori i veti del passato e le idiosincrasie con quelli che vengono dalle professioni, dal lavoro, che, insomma, non sono politici di professione.

Cerchiamo le persone e verifichiamo se la loro adesione alle nostre idee è vera e seria. Intorno ad un primo nucleo che sia convinto e desideroso di battersi, saranno in molti a ritrovarsi!

In questo senso non possiamo ignorare la necessità di coinvolgere tutti i cattolici che sperano di ritrovare la fede nelle origini che furono romane e cristiane. Senza un vero recupero dei valori dimenticati, non ci può essere salvezza.

Eppure, mai come oggi, in Italia vi sarebbe estremo bisogno di una vera destra, limpida, pulita e forte nelle sue scelte, nelle sue determinazioni ideali, nei suoi obiettivi.

Il Paese è in pezzi. Vecchie e nuove mafie si contendono il potere nelle regioni. Oggi vi sono anche le mafie familiari padrone del mercato del lavoro nei rispettivi ambiti, soprattutto in quello sanitario, che è il più lucroso, che, dandolo o negandolo, ricattano i quadri costringendoli a spostarsi per non essere condizionati (ne scriveremo nel prossimo articolo); la crisi imperversa dal 2007 ed ora tocca anche le classi medio-alte. Il denaro non circola più e c’è crisi di liquidità. Gli unici che sinora si sono salvati sono gli esponenti della casta politica ( e non certo per le indennità o i vitalizi!) ma per i guadagni illeciti e gli appalti truccati (90 miliardi all’anno soltanto questi ultimi come dice la Corte dei Conti).

È gente furba! Dopo la battaglia dei vitalizi, vogliono raggiungere il vero obiettivo: il ricalcolo di tutte le pensioni in pagamento con il metodo contributivo. Questo gli darà in cassa 200 miliardi di euro, ma porterà fame nel mondo dei pensionati.

La verità è che gli italiani soffrono soprattutto di un deficit di giustizia perché il diritto non c’è più sostituito da varie forme di prevaricazioni che pesano enormemente su pensionati, ceti deboli, giovani sottoccupati e sotto remunerati.

Insomma, per una serie di messaggi subliminali che continuamente vengono inviati dal governo e che sono tassativi: lo Stato è in difficoltà e lo sarebbe ancora di più se dovesse pagare i debiti degli Enti previdenziali, perciò le pubbliche amministrazioni, gli istituti che pagano le pensioni (come INPS, INAIL etc…) non devono essere messi in difficoltà, così pure i potentati locali e nazionali, insomma c’è una categoria formata di pensionati e «ceti deboli» che raramente riesce ad avere ragione perché la legge non viene applicata, ma vengono applicati una serie di precetti che con la legge non hanno nulla a che vedere…

In queste condizioni c’è un senso sempre più diffuso di ostilità verso la giustizia ingiusta e di diffidenza profonda verso i pubblici poteri.

Ed è anche per questa mancanza di giustizia che il Paese è allo stremo ed è diventato il più corrotto d’Europa ed uno dei più corrotti del mondo intero.

La gente non si sente più tutelata in nome del Diritto. Percepisce che tutto o quasi tutto dipende da una oligarchia onnipotente, dalle sue componenti e dai suoi cani da guardia (gli intoccabili, come le pubbliche amministrazioni, gli enti previdenziali, le banche, i poteri forti in una parola detentori del vero potere)

Qualche giorno fa ci trovavamo alla Corte d’Appello di Roma ove, nel corso di una discussione orale per una causa di pensionati contro INAIL ci eravamo invano adoperati a spiegare che quest’Ente fa di tutto per non pagare le rendite che spettano ai danneggiati per infortuni sul lavoro o ai loro superstiti. Ma acquista 500 milioni di immobili dall’Ente EUR benché questi non producano reddito e gode di una prescrizione speciale di 3 anni e 150 giorni, invece, di dieci come tutti gli altri soggetti nel diritto italiano, ma fruisce inesplicabilmente di grandi appoggi negli Organi di giustizia, che gli danno normalmente ragione contro gli aventi diritto. Mentre lasciavamo la Corte, ci è venuto incontro un avvocato che è stato anche Consigliere dell’Ordine professionale il quale ci ha rivelato che molti colleghi chiudono i loro studi perché convinti che non c’è più giustizia e, soprattutto, perché non vogliono più essere presi in giro da chi questa giustizia malamente amministra. Sempre accontentati da un potere politico che con loro è molto morbido e non riesce a fare una legge che sanzioni i responsabili di abusi nella amministrazione della giustizia, ma cerca di espellere gli avvocati dalle sedi giurisdizionali. Per esempio, recentemente, una delle tante riforme per impedire i ricorsi in Cassazione o per renderli inutili, ha introdotto una modifica per la quale non ci sarà più bisogno della presenza degli avvocati per discutere giudizi dinanzi alle sezioni civile della Corte perché questa giudicherà senza di loro!

Di questi problemi della vita quotidiana nessuno parla, né la stampa, né la televisione, eppure essi contribuiscono in maniera incisiva alla rovina del Paese. Ove non c’è vera giustizia, la società è allo sbando.

I romani dicevano ubi societas ibi jus, ma è vero anche che ubi jus ibi societas.

*Presidente On. Pensionati Uniti e Consulta dei Pensionati

 
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