Home Archivio Archivio Notizie Ormai siamo ad un passo dalla guerra civile!

Ormai siamo ad un passo dalla guerra civile!

Un Paese che cerca di raccattare soldi sui suoi vecchi, i pensionati e le pensionate, vuol dire che è alla frutta!

Non solo in termini economici ma, soprattutto, in termini sociali ed umani!

Sono un paio d’anni in cui, ad ogni stormir di fronde nei conti pubblici, si tenta di alzare la scure sulle pensioni:

  1. In primis c’è stata la questione sui vitalizi strumentalizzata ed usata per dividere il fronte dell’attacco reale: le pensioni ed i pensionati;

  2. Dopo di che è venuta la presunta lotta alle pensioni cosiddette d’oro;

  3. Ad un certo punto arriva l’attacco frontale del signor Boeri, messo a capo dell’INPS, che inizia a configurare il ricalcolo col sistema contributivo i 16 milioni di pensionati;

  4. Buon ultima la guerra alle pensioni di reversibilità.

Nella speranza che tutto questo finisca e che ci sia un sussulto da parte dei “nominati” della politica nostrana ci preme evidenziare alcune considerazioni fondamentali. Nel nostro sistema vengono considerate erroneamente pensioni, per alcune decine di miliardi di euro, le prestazioni di natura assistenziale. Se si stralciassero tutte queste voci il nostro sistema risulterebbe in attivo.

La questione dei vitalizi è stata subissata di attacchi a partire dalla radio di Confindustria fino al sedicente servizio pubblico della Rai senza che si evidenziassero due piccoli ma fondamentali fatti: il fatto che i contributi venivano versati solo dai politici e nulla costavano alla collettività, una vera e propria assicurazione quindi ed il fatto che negli anni di permanenza non veniva versato alcun contributo da parte del datore di lavoro del politico. Dopo un po’ sono passati agli attacchi alle pensioni alte con contributi vari in funzione, dicevano, di aiutare i poveri. Strano che la Suprema Corte li abbia bocciati. Ma poi chi stabilisce quanto sia alta una pensione?

Il ricalcolo col contributivo del Signor Boeri che circola ancora a piede libero prevedeva l’abbattimento di un sacro principio delle economie liberali: “la retroattività” nell’applicazione di norme economiche e la distruzione dei “diritti acquisiti” spacciandoli per privilegi, senza capire che intaccando questi pilastri si sarebbe ratificato la morte, in Italia, della civiltà occidentale.

Buon ultimo, in ordine di tempo, il tentativo di ridurre le pensioni di reversibilità Al di là delle smentite ufficiali di palazzo Chigi e dintorni in un disegno di legge approvato in consiglio dei ministri a fine gennaio si legge: “razionalizzazione delle prestazioni di natura assistenziale, nonché di altre prestazioni anche di natura previdenziale, sottoposte alla prova dei mezzi” e, come se non bastasse e rendendosi ridicoli, approda in commissione “Lavoro alla Camera” il disegno di legge sul contrasto alla povertà.

Ma davvero si pensa di contrastare la povertà con questo ennesimo provvedimento sfilando dalle tasche delle vedove un contributo di 200 euro al mese su una pensione reversibile di 700?

Il risultato sarebbe doppiamente negativo: da un lato il presunto povero non cambierebbe la propria condizione economica e, dall’altro, si impoverirebbe ancor di più la vedova in questione.

Un dato per tutti: nel 2015, sono state erogate 183.000 pensioni di reversibilità per un importo medio di 650 euro al mese. Infine, l’accesso alla pensione di reversibilità d’ora in poi lo vogliono legare all’Isee, per il quale conta il reddito familiare e non quello individuale reimmettendo, in tal modo, il cumulo dei redditi che nel 1976 era stato abrogato dalla Corte costituzionale.

 

Raffaele Romano

 
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