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La campagna di stampa contro i vitalizi rappresenta un fatto prodromico gravissimo

La campagna di stampa contro i vitalizi non solo contraddice un dato reale e cioè che i vitalizi non sono un regalo ma frutto dei contributi pagati, talvolta fino al 30% delle indennità, ma rappresenta un fatto prodromico gravissimo destinato a portare tutte le pensioni anche quelle del passato al sistema di calcolo contributivo, il che significa per i pensionati un decremento di circa 30 miliardi di euro.

 

La campagna di stampa contro i vitalizi nasconde il marcio della classe dominante e il disegno di ribassare tutte le pensioni, non solo i vitalizi dei deputati regionali.

La campagna di stampa contro i vitalizi  è  fondata sulla misconoscenza della situazione reale e su funesti disegni per ribassare tutte le pensioni. Per fare questo ci si appropria di un argomento dando erronee informazioni ai telespettatori e agli utenti in generale, per depistarli dai veri problemi e dai veri disegni della classe dominante!.

Prima di passare ad argomentazioni giuridiche  e alle sentenze della Corte Costituzionale   proprio in punto alla riduzione dei vitalizi e alla decurtazione delle pensioni più alte per “contributo di solidarietà” che sono state in passato censurate dalla stessa Consulta.  Nessuno ne  parla, occorre anzitutto,  domandarsi perché  questa lotta contro i vitalizi.

Anche quando sono il frutto di contributi la cui capitalizzazione supera di gran lunga il valore di quanto percepito a titolo di vitalizio?

In Parlamento si  è solo deliberato di togliere i vitalizi a coloro che hanno subito delle condanne, ben pochi, per la verità, ma agli altri deputati e senatori i vitalizi restano!

Ancor più emblematicamente incongrua tale campagna di stampa se si pensa che alle Regioni vengono affidati sempre più poteri, mentre per contro i vitalizi  (che sono erogati percentualmente in base agli anni di servizio effettuati) per gli ex membri che hanno lavorato nelle diverse legislature e     CHE HANNO PAGATO CONTRIBUTI ELEVATI  MENSILI AI FINI DELLA COSTITUZIONE DEL VITALIZIO che viene poi erogato  dal Fondo (e che come ha detto la Corte Costituzionale nella sentenza  289/1994  rappresentano una indennità differita e non un assegno di natura previdenziale   in un regime proprio dei premi assicurativi  “), dovrebbero – e non se ne comprende la ragione – essere decurtati o, addirittura annullati.

Le sentenze 223/2012 e 116/2013  della Consulta hanno dichiarato  incostituzionale i decreti leggi n. 78/2010 e 98/2011 per contrasto con l’art. 53 della Carta (principio della universalità della imposizione fiscale) e con l’art. 3 (uguaglianza dei cittadini) perché ha qualificato tale contributo come un imposta.). La Corte Costituzionale ha perciò detto in tutta chiarezza che non si può chiamare una sola categoria di cittadini ad accettare decurtazioni di vitalizi o di pensioni. O si fa per tutti, per tutte le categorie, per tutti gli italiani o la legge non lo consente.

 

Vi è poi la sentenza della Corte Costituzionale n. 157/2007  che ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell’art. 1 comma 54 della legge   n. 206 del 23 dicembre 2005 (finanziaria 2006)  nella parte in cui diminuisce del 10% gli emolumenti dei membri delle giunte regionali.?

 

La Regione sull’emolumento mensile lordo dei consiglieri regionali  ai fini della costituzione dell’assegno vitalizio trattiene somme elevate.

Oggi il 29% ovvero oltre tremila euro al mese che in anno fanno 37.000 euro e in cinque anni di legislatura euro 186.000 che viene versato al Fondo.

 

Per le tre legislature iniziali (dal 1970 al 1975, dal 1980 al 1985, dall’85 all’87).

I contributi  trattenuti mensilmente a ciascun consigliere in carica, ai fini della corresponsione dell’assegno vitalizio  erano:

del 10%  sulla indennità mensile lorda sino al 1978 (legge regionale  6/1973)

del 14%  dal 12 gennaio 1978 a seguito della  legge regionale n.   3/1978

del 18% dal 23 maggio 1980 a seguito della legge regionale n. 41/1980

del 20% dal 19 settembre 1983 a seguito  della legge regionale  n. 36/1983

del 22% dal 15 luglio 1987 a seguito della  legge regionale n. 24/1987

del 29% dal 2 maggio 1995 a seguito della legge regionale 19/1995, etc…

La Regione riteneva alla fonte  le percentuali sopra indicate, sull’importo lordo dell’assegno di carica, ai fini della costituzione dell’assegno vitalizio.

Nel caso specifico di chi scrive, ad esempio, con tre legislature, la Regione ha preso  mediamente, circa lire 2.000.000 al mese. In tutto  di Lit.  312.000.000 (sino al 1987).

Con la capitalizzazione   a quale rendita vitalizia egli  avrebbe diritto, visto che la Corte Costituzionale nella sentenza  289/1994  ha precisato che i vitalizi rappresentano una indennità differita e non un assegno di natura previdenziale   in un regime proprio dei premi assicurativi  “. Attualizzando la somma di 312.000.000 si ottiene un montante di circa 5 milioni di euro.

Ancora la Corte Costituzionale nella sentenza 289/1994,  afferma che l’assegno vitalizio dei deputati  ha delle connotazioni diverse dal trattamento pensionistico  in quanto si ravvisa un profilo tipico del regime delle Assicurazioni Private.

Tornando al caso dei deputati regionali del Lazio, il loro vitalizio è stato decurtato sino al 2017, prima :

  1. del 10% dal 2006 (legge finanziaria dello Stato)  malgrado la Corte Costituzionale si sia pronunciata con sentenza n. 157/2007 (dichiarando la illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 54 della legge 23 dicembre 2005, n. 206 nella parte in cui  diminuisce del 10%  gli emolumenti ai membri della giunte regionali) ;

  2. poi di un ulteriore   5% in base  all’art. 9 comma 2 del d.l. 78/2010, malgrado questi prevedesse il taglio solo per trattamenti stipendiali del pubblico impiego eccedenti euro 90.000 annui  e malgrado tale articolo sia stato dichiarato incostituzionale con sentenza n. 78/2010, come sopra  detto, della Corte Costituzionale;

  3. ed infine da gennaio 2015 al 2017 di un altro 13%,  in base alla legge regionale  4/2013, art 9 bis, così come modificata dalla legge regionale 12/2014 per contributo di solidarietà,  e senza alcuna  indicizzazione alla variazione  del costo della vita  accertato dall’Istat, per tre anni.

In conclusione quello dei vitalizi è un falso problema perché essi vengono erogati in base ai contributi versati, che sono percentuali molto elevate come indicato sopra.

Negli ultimi anni, su una base imponibile  mensile di circa euro 11.500,00 viene trattenuto, dalla Regione,  il 29%  sulla indennità lorda percepita ovvero oltre 3.000 euro al mese che in un anno fanno 37.200,00 euro e in cinque anni di legislatura euro  186.000,00 che viene versato sul Fondo per i vitalizi.

La Regione dovrebbe versare anch’essa un contributo  al compimento dell’età richiesta per legge, ma non lo ha mai fatto fino alla legge Zingaretti (n. 4/2013 art. 2) nella quale ha sostituito i vitalizi con vere e proprie pensioni!!!

Se consideriamo, ad esempio che la Regione Lazio ha 70 consiglieri si puo’ facilmente dedurre che:

1) La Regione Lazio ha versato ZERO dal 1970 al 2013

2) I deputati regionali hanno versato, in anni più recenti,   euro 3.000,00 (ai fini della costituzione del vitalizio)  al mese  ( per n.  70 consiglieri) pari ad euro 210.000,00 al mese

3) I consiglieri regionali  hanno versato euro 2.520.000,00  all’anno

4) I consiglieri regionali  hanno versato euro  12 milioni e 600 mila  per una legislatura (5anni).

Se si amplia il raggio d’azione a tutte le 20 Regioni, l’ordine di grandezza, di contributi versati mediamente, per la costituzione della rendita vitalizia, si aggira quasi a 200 milioni di euro a legislatura versati dai consiglieri regionali.

Quello del vitalizio dei deputati regionali è un falso problema, perché esso è stato istituito per  legge, e per quanto riguarda il passato, le nuove disposizioni legislative  non possono essere retroattive. Del resto, allo stato delle cose, come già detto prima,  la Regione Lazio ha sì abolito i vitalizi con L. 4/2013 ma all'art. 2 della stessa ha introdotto la pensione con sistema contributivo per i deputati regionali!!!

Mentre si perde ingiustamente tempo a parlare dei vitalizi per eccitare e depistare l'opinione pubblica e ridurre tutte le pensioni al metodo contributivo, perchè non di denuncia la corruzione pubblica, quella sì gravissima, perché vi è uno sperpero di denaro pubblico incontrollato, come la stessa Corte dei Conti  alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2014, ha denunciato, parlando di un danno erariale di 90 miliardi di euro?

In tale occasione il Presidente Giampaolino  dice che “il fenomeno corruttivo è in costante crescita in Italia ed ha dimostrato di essersi annidato dentro le pubbliche amministrazioni e rappresenta la terza fonte di danno erariale in ordine di importanza”.

Il primo fenomeno corruttivo si registra nel settore degli Appalti pubblici  con una incidenza altissima della spesa pubblica.

Il secondo – dice ancora il presidente Giampaolino – è quello delle irregolarità e delle frodi comunitarie.

“Sussistono gravi episodi  di illegalità nell’ambito delle pubbliche amministrazioni che minano  la credibilità delle istituzioni pubbliche locali, regionali, nazionali e comunitarie…”

 

Il livello di corruzione in Italia è questo il vero incancellabile problema

Secondo quanto emerge dal documento dell’Ocse “Cubbing corruption. Investing in growth” , nel corso del 2015,  la percezione della corruzione nelle istituzioni è al 90%, al top tra i Paesi sviluppati.

L’Ocse ricorda gli alti costi di questa pratica, dalle spese più alte per le opere pubbliche per la concessione delle quali si sono pagate tangenti, alla scarsa qualità delle opere fino alla sbagliata collocazione delle risorse pubbliche.

Il costo delle truffe e della corruzione negli investimenti pubblici - scrive l’Ocse - non è solo economico ma politico e istituzionale con seri risvolti per la legittimazione dell’apparato dello Stato e la capacità delle istituzioni governative di funzionare in modo efficace.

Dalla tabella inserita nel documento Ocse emerge che l’Italia è il Paese con la più alta corruzione percepita (vicino al 90%)

La Svezia è il Paese con la più bassa percezione della corruzione (inferiore al 15%)  seguita dalla Danimarca (sotto il 20%). Dalla Svizzera  intorno al 25%. Dalla Germania attorno  al 40% .

 

Conclusivamente, i vitalizi dei consiglieri regionali  _ CHE SONO STATI COSTITUITI CON CONTRIBUTI VERSATI MENSILMENTE  AL FONDO con sistema di capitalizzazione, SONO UN FALSO PROBLEMA per distrarre la gente da ben più gravi problematiche che affliggono il Paese.

Ma lo scopo di questa campagna è anche e soprattutto un altro avviare un ritorno retroattivo di tutte le pensioni al sistema contributivo con una grossa penalizzazione. I soldi così "ricavati" (si fa per dire perchè sarebbe più adeguato e congruo definirli "rubati" andranno ad arricchire la casta dominante ed i suoi affari ed i suoi appalti truccati!

Conclusivamente:

Abolendo i vitalizi e cioè rubando i contributi versati si risparmierebbero 400 milioni. Ma questo significherebbe annullare tutte le garanzie dello Stato di Diritto ed entrare a vele spiegate nella deriva populista e nei processi giacobini auspicati dal Movimento 5 Stelle.

Vi è stato poi un episodio che è poco definire infame. Il Corriere della Sera ha attaccato il prof. Vaccarella, ex giudice costituzionale, perchè egli ha assunto la difesa dei deputati regionali nella questione dei vitalizi.

Le parole del Corriere della Sera contro un avvocato che liberamente esercita la sua professione criticandolo in ragione dei clienti che egli sceglie, rappresenta un inammissibile attacco alla libertà della professione forense e della difesa legale.

Tutti questi sono i segni di una deriva populista che prelude ai processi giacobini.

Dobbiamo tutti vigilare su queste insidie alla libertà!

(Filippo de Jorio)

 
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