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Prevenzione e diagnosi

RINGRAZIAMO  IL PROF. FERNANDO GIANCOTTI DEL SUO INTELLIGENTE E PUNTUALE CONTRIBUTO

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SULLA PREVENZIONE E DIAGNOSI IN MEDICINA

Vedo  due modalità di intendere la prevenzione e la diagnosi in Medicina.

La prima modalità consiste nel   produrre una serie di messaggi ansiosi, diretti alla popolazione per convincerla  a delegare la tutela della propria salute a chi produce il messaggio. In cambio di questa delega viene promesso il mantenimento di uno stato di salute e di  benessere, la lotta ai sintomi psico fisici che si manifestano sul nostro corpo, e la vittoria sugli aggressori   esterni che si dovessero presentare nel corso della vita.

Il paziente rimane ignaro della causa della malattia, o ne cerca la ragione all’esterno come nell’elenco che segue  tratto dalla informazione mediatica che le trasmissioni televisive ci offrono  sull’argomento e le cui  lacune scientifiche  ho evidenziato.

Il fumo, e poichè il tumore ai polmoni colpisce inspiegabilmente tanti soggetti che non hanno mai fumato, anche il fumo passivo. L’inquinamento ambientale,  in cui non è ancora considerata  la tossicità degli organismi geneticamente modificati e l’inquinamento elettromagnetico dei ripetitori dei segnali satellitari.I virus e i batteri, pur essendo stati progenitori della vita sulla Terra, e presenti come alleati nella digestione e assorbimento dei principi vitali per il  nostro organismo, tanto che la vita senza di loro non sarebbe possibile. Il Dna, ereditato dai nostri genitori spostando nel passato la domanda senza risposta  del perchè di quello che ci accade oggi, e trascurando la   ricerca di quello che succede nei nove mesi della gravidanza e rimane trascritto nello sviluppo biologico. Lo stress, una ragione mediata dalla psiche, aspecifica e non sufficiente a creare una malattia se non sopraggiunge un evento inatteso e intenso  che ci sorprende impreparati.

Accogliendo questa prospettiva di cercare all’esterno la causa delle nostre malattie siamo in linea con le credenze popolari, aria di fessura aria di sepoltura, e con le credenze moderne che il cancro come e più della mafia siano da estirpare. Pensiamo  di operare nel bene e di non aver bisogno di spostarci dalle nostre corrette convinzioni. Ci consideriamo  bersaglio della sfiga umana, oggetto di espiazione di colpe che l’albero genealogico ci impone, e utilizziamo  la malattia per chiedere un aumento dell’attenzione  affettiva e sociale su di noi.

Questa  modalità di prevenzione si identifica in fin dei conti con  la  diagnosi precoce, che non evita di ammalarci, ma di conoscere con largo anticipo, come succede con la diagnosi genetica, la probabilità che abbiamo di andare incontro a malattia. e di suscitare per questo il panico nel paziente. E poiché ancora oggi è difficile combattere contro, come vengono descritte,  cellule impazzite come quelle tumorali o stupide come quelle autoimmuni i pazienti vengono  colti dal panico. Ignari e atterriti si concentrano sulla malattia bloccati emozionalmente, e vivono l’attesa che gli venga restituito  il corpo aggiustato perdendo la libertà di agire e pensare, e soffrendo  la diagnosi e l’etichetta che l’accompagna, tumore suona  già come una sentenza tu-muori.

La seconda modalità di prevenzione è diretta a raggiungere la sintonia con le leggi biologiche scoperte dal Dott. Hamer che ci consentono di perseguire il fine evolutivo di un continuo miglioramento della nostra specie senza avere più paura di quanto finora definito malattia. I sintomi sono considerati manifestazioni di un disagio che parte dalle memorie del vissuto personale dell’organismo e vanno compresi per arrivare a capirne il senso, e la ragione profonda da cui hanno origine.

“Quando il mondo delle forme diviene allegoria, acquista valore e significato per l’uomo”(Goethe)

Il fondamento di questa prevenzione è che ogni forma vivente ha come fine la sopravvivenza del singolo e la crescita della specie, e non c’è mai in Natura cellula maligna o stupida che ostacola questo disegno, e che invade a tradimento il corpo. Da parte dell’unità psiche mente corpo c’è il tentativo costante di risolvere le conflittualità biologiche impreviste sviluppando nuovi strumenti per affrontarle, e una volta verificatane l’utilità fissarli nella genetica per  il vantaggio delle successive generazioni.

Il medico cura, ma il paziente guarisce quando prende coscienza del problema, ne riconosce la causa, e provvede a cambiare prospettiva per superare la difficoltà.

Prendere coscienza del problema per noi tutti è difficile, vuol dire rimettere in discussione tante convinzioni, ma il risultato è la fiducia nelle nostre potenzialità e nella bontà dei programmi biologici dei nostri tessuti, che tendono al progressivo sviluppo delle potenzialità della specie e dell’individuo.

Riconoscere la causa è il punto di partenza necessario per avviare la guarigione. Può essere doloroso esaminare il proprio vissuto, ammettere degli errori, delle sofferenze affettive patite che possono tornare a ferirci perché non riusciamo ad accettarle e a perdonarle. E’ problematico accettare l’idea che ci  creiamo la nostra  realtà, ma ci conforta la fortuna di un sapere che educa e fornisce le chiavi di un vivere nuovo, biologico, e spirituale perché in linea con le semplici regole della Natura che governano il Creato.

Cambiare prospettiva per noi  uomini è la cosa più difficile, vincere il proprio orgoglio, spostarsi di angolazione e diventare forti nella flessibilità. Tanto è vero che il problema  diventa  la recidiva, l’ostinata  resistenza al cambiamento, e per molti arriva ad essere  più facile soffrire che cambiare.

Superare le difficoltà vuol dire tracciare vie neuronali diverse, nuove sinapsi, ispirati dallo spirito evolutivo e aperti alla forza creatrice che non si è esaurita nell’atto iniziale, ma che quotidianamente ci viene offerta e ci alimenta. Tecniche destrutturanti come la psicomagia provocano uno spostamento dalla posizione conflittuale, facendoci cambiare binario con un’azione paradossale, significativa per il nostro inconscio,  capace di riflettersi sul piano organico e sciogliere nodi e memorie che  bloccano il funzionamento dei tessuti coinvolti.

Verificando senza pregiudizi o interessi di parte si arriva alla comprensione che non esiste la malattia come processo sbagliato nel contesto di una  Natura assurda, ma un programma  Speciale Biologico Sensato  elaborato di continuo da una Natura intelligente che può prevedere la crescita del  tessuto di un organo per consentirne un aumento funzionale, o la ulcerazione e ricomposizione di un altro per rafforzarne le prestazioni.

Prevenzione è l’insegnamento e l’acquisizione dei programmi fisiologici utili per gestire i conflitti o per lo meno per  ridurne l’entità e la durata, per non aver più paura di quanto da sempre definito malattia perché di questa avremo non solo la conoscenza della causa ma ne capiremo la quintessenza, cioè il benefico scopo  ultimo.

Per confermare e sostenere quanto appena scritto  è utile rileggere quanto scritto dal Dott.  Luigi De Marchi psicologo clinico e sociale, autore di numerosi saggi conosciuti a livello internazionale, che parlando con un amico anatomo-patologo del Veneto sui dubbi dell’utilità delle diagnosi e delle terapie anti-tumorali, si sentì rispondere: «Sì, anch’io ho molti dubbi. Sapessi quante volte, nelle autopsie sui cadaveri di vecchi contadini delle nostre valli più sperdute ho trovato tumori regrediti e neutralizzati naturalmente dall’organismo: era tutta gente che era guarita da sola del suo tumore ed era poi morta per altre cause, del tutto indipendenti dalla patologia tumorale»[1].
«Se la tanto conclamata diffusione delle patologie cancerose negli ultimi decenni – si chiese Luigi De Marchi – in tutto l’Occidente avanzato fosse solo un’illusione ottica, prodotta dalla diffusione delle diagnosi precoci di tumori che un tempo passavano inosservati e regredivano naturalmente? E se il tanto conclamato incremento della mortalità da cancro fosse solo il risultato sia dell’angoscia di morte prodotta dalle diagnosi precoci e dal clima terrorizzante degli ospedali, sia della debilitazione e intossicazione del paziente prodotte dalle terapie invasive, traumatizzanti e tossiche della Medicina ufficiale. Insomma, se fosse il risultato del blocco che l’angoscia della diagnosi e i danni delle terapie impongono ai processi naturali di regressione e guarigione dei tumori?”.

In effetti può diventare un pericolo  lo sviluppo odierno di tecniche sempre più sofisticate che  hanno portato ad un eccesso diagnostico di malattie quanto di tumori  che non saranno mai sintomatici né causa di morte precoce.

Concludendo  Medicina, etimologicamente  medion chinesi, è movimento al centro, e significa che la salute non è un’acquisizione statica, lineare e senza scosse, ma una  continua perdita e riconquista di un equilibrio psico fisico che fa parte del dinamismo vitale ed evolutivo: continuamente eventi inaspettati ci fanno sbandare e continuamente dobbiamo cercare e trovare le soluzioni per tornare al centro, grazie agli strumenti già a disposizione se non addirittura creandocene di nuovi. Il paziente informato sarà solo impaziente di recuperare il suo equilibrio e riprendere il suo percorso di vita rafforzato dalla prova affrontata e superata.

Voltaire: “L’arte in medicina è distrarre il paziente mentre la Natura lo guarisce.”

 

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bibliografia:

Grazie Dottor Hamer. Claudio Trupiano, Secondo Natura Editore

 
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