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UNA ITALIA DIMENTICATA

UNA ITALIA DIMENTICATA

di Filippo de Jorio* 

C’è una Italia dimenticata che resta assente dai discorsi ufficiali sulle riforme e sui programmi futuri.

I problemi di questa “Italia corta” – come dice Enzo Scotti nel suo ultimo libro - sono oggetto di una sorta di damnatio memoriae, perché né la maggioranza né l’opposizione se ne occupano.

Solo qualche giorno fa, con estrema sorpresa, ho udito un rappresentante sindacale, dopo anni di silenzio, evocare in una intervista televisiva che esistono anche le questioni relative alle pensioni che occorre risolvere, tenendo presente che questi redditi di natura previdenziale sono andati gradualmente riducendosi nel corso del tempo.

Dalle elezioni del 2006, da quando cioè feci inserire, da un Berlusconi più disponibile di oggi, nel programma elettorale e di governo della cosiddetta Casa delle Libertà, (oggi Popolo delle Libertà) il punto 9 dedicato alla Società solidale (*) né la maggioranza, né l’opposizione ha parlato di pensionati e di pensioni se non per ipotizzare la loro riduzione e magari per tagliare ancora qualche “fetta” di introiti alle vedove (vedi la L.F. 2007 fatta da Prodi che all’art. 1, c. 774 riduceva la I.I.S. a beneficio dei superstiti limitandola alla data di entrata in vigore della legge 335/95 ed altrimenti dimensionandola al 60% dell’intera spettanza).

Anzi, allorchè ho redatto una legge di interpretazione autentica su alcuni aspetti di questa norma peggiorativa ho trovato solo due persone, tra le molte interpellate, che si sono occupate del problema (che pure non prevede alcun onere per il bilancio dello Stato): Paolo Guzzanti ed Enzo Scotti.

La verità  è che stiamo vivendo una stagione molto avara di comprensione con episodi di autentica obliterazione dei diritti, per cui alla fine quelli più economicamente provveduti, forniti di protezione politica, continuano ad avere la meglio sui meno abbienti, con tanti saluti allo Stato di Diritto che ha ceduto sempre più il passo allo Stato di gruppi di pressione.

In vicinanza delle elezioni regionali, che per il numero dei votanti e l’importanza delle regioni coinvolte daranno una chiara svolta alla vicenda politica nazionale, vorrei che gli appartenenti a questa “Italia dimenticata” acquistassero coscienza di sè stessi, dei loro diritti e dei loro doveri.

Spesso essi non hanno votato, ascoltando il nostro messaggio per l’astensione come segno di protesta e di differenziazione politica, e devo dire che questa assenza si è fatta sentire sicchè ha reso chiaro che nel tempo è sempre maggiore il numero delle persone che non si sentono rappresentate e che hanno sfiduciato la classe politica nel suo insieme.

Prima di dare una nuova consegna per l’astensione,dato che la classe dominante è sempre più sorda ai messaggi che vengono dalla gente, sempre più indifferente alle vere necessità e mette ai primi posti della sua agenda cose che sicuramente aggraveranno i problemi reali, come il Federalismo Fiscale, il processo breve etc. mi sono posto il quesito se esistono soluzioni alternative e, come tante altre volte, dopo 4 anni ho fatto un piccolo giro di consultazioni per capire se ci sono persone aperte ad una collaborazione seria con il Movimento dei “Pensionati Uniti” .

Devo dire che finora ogni tentativo di dialogo è caduto di fronte al fatto che la Casta, ovvero la classe dominante, non ne vuole sapere di argomenti concreti, che davvero interessano i cittadini.

I temi astratti vanno bene! Si può dire qualsiasi cosa se si trattano gradevolmente temi generali. E’ sugli argomenti “sensibili” che la Casta politica ha paura di impegnarsi e spesso per mancanza di know how non sa cosa dire!

Possibile che in Italia - mi chiedo –siano così poche le persone che vogliono veramente occuparsi del destino di oltre 20 milioni di loro compatrioti?

Eppure, oggi il problema è più grave di ieri: la legge Dini (335/95) prevede che ogni 10 anni vi sia una “ricognizione” pensionistica per attuare nuove misure. Prodi fece slittare questa scadenza. Ma essa ora è stata affrontata con il risultato di un obiettivo decremento delle pensioni e con conguagli di segno negativo.

Vero è  che rispetto ai valori in vigore fino al 31 dicembre scorso, a seguito dell’applicazione dei nuovi parametri si registra una diminuzione del trattamento, che va da un meno 6,38% per chi può mettersi in pensione a 57 anni a un meno 8,41% per chi si ritira a 65 anni. La decurtazione sale con il crescere dell’età del lavoratore.

A questo si aggiunga che quest’anno la perequazione annuale delle pensioni di cui alla sciagurata riforma Dini prevede un incremento del solo 0,7% perché questa sarebbe il tasso di inflazione che si sarebbe verificato nel corso del 2008.

Perciò, non si tratta di cose da poco!

Ora, tutti sappiamo che l’aumento dei prezzi al consumo è stato ben più consistente per cui anche da questa valutazione minimalista della percentuale di incremento, scaturisce una diminuzione in termini oggettivi del potere d’acquisto delle pensioni.

Per cui torno alla mia meditazione iniziale: Come si può arginare questo fenomeno che non solo porta indigenza, anzi povertà a 22 milioni di persone, ma anche a diminuire la propensione al consumo di una intera società e perciò a compromettere lo sviluppo e la crescita?

La mia risposta a questa riflessione è che, purtroppo, anche stavolta occorrerà astenersi salvo verificare che nelle varie regioni, vi siano candidati che si rivelino veridicamente e credibilmente sensibili a queste nostre esigenze. 

Filippo de Jorio

* Presidente dei Pensionati Uniti e della Consulta dei Pensionati 





(*)PUNTO  9 -  SOCIETA’ SOLIDALE:

1) incremento ad 800 euro delle pensioni minime, oggi a 551 euro e mantenimento del potere d’acquisto delle pensioni, attraverso il recupero dell’inflazione;

2) Agevolazioni per le persone oltre i settanta anni, come  ad esempio eliminazione canone TV, carta oro per accesso gratuito a viaggi ferroviari, teatri, cinema, stadi, ecc..

La carta d’oro  permette, altresì, le consultazioni mediche dirette con specialisti a carico della ULS se quest’ultima non è in grado di fissare, entro 15 giorni dalla richiesta, la  visita medesima, ecc...
 
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